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Avventure di una mamma blogger


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Pizza senza glutine fatta in casa, agli ortaggi.

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Se almeno una volta nella vita siete stati “a dieta”, forse avrete sentito la mancanza della pizza, per lo meno a cena, dove, solitamente questa pietanza viene spesso collocata. Eppure la pizza, essendo completa da un punto di vista nutrizionale e apportando il più delle calorie di provenienza da carboidrati, è un buon pasto anche all’ora di pranzo.

Potevo presentarvela in tanti altri modi, ma la deformazione professionale ha preso il sopravvento. La componente autobiografica, poi, di mamma gluten free , ha fatto il resto ed ecco a voi una pizza casalinga e senza glutine, più digeribile, più “sana” – perdonate la poca modestia😉

Per l’aspetto nutrizionale, ho messo a punto la sottostante “calory-grafica” … giusto per essere chiari..lo so, è da spavento, perciò astenersi dalla pizza every day. Come potete notare dai grafici, la pizza apporta buone quantità di Ferro e Fibre, ma anche Sodio (Na). Sapevatelo!

Nuova immagine

Spero di non aver tolto tutta la magia di una bella pizza mangiata con tanta spensieratezza e, cosa ancora più importante, in buona compagnia. Nel caso abbiate invitato un po’ di amici a casa per il prossimo week-end ecco cosa vi suggerisco io: la PIZZA (SENZA GLUTINE) AGLI ORTAGGI [radicchio, carote, fagiolini, peperoni, melanzane e zucchine] eseguita secondo il disciplinare come ci ha mostrato Antonietta  Golino del blog

La Trappola golosa per la sfida n. 58 del gioco più esilarante del web, ovvero l’MTC. Inizialmente ero sconfortata e decisa a saltare il giro, causa le sei ore circa di lievitazione che un impasto senza glutine affronta con qualche difficoltà…poi mi son detta “o la va, o la spacca”, ed eccomi qua. Antonietta mi ha incoraggiata moltissimo, e sono certa che qualche adattamento mi è concesso vista la resa dell’impasto, non proprio da manuale😉

N.B In casa l’umidità dell’aria era del 39% e la T pari a 26,5°C..

Ingredienti  (4 persone)

400 g di mix senza glutine per lievitati (addizionato di farina di guar)

50 g di farina di grano saraceno

7 g di sale fino

150 ml di acqua oligominerale (per il lievito)

1 g di lievito di birra

200 g di acqua oligominerale (per il sale)

1 cucchiaino di miele MF (oppure malto di riso)

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Sopra: Foto dell’impasto dopo 2 ore di lievitazione

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Metodo diretto adattato con cottura solo in forno. Le quantità d’acqua sono maggiori, rispetto al disciplinare, in seguito alla differente interazione che hanno con i liquidi le farine gluten free. Un buon consiglio, come ha raccomandato Antonietta, è quello di utilizzare acqua oligominerale, per evitare che il cloro del rubinetto inattivi il lievito. In questo caso il lievito è stato messo in contatto del miele, anche per un tentativo di “imbrunire” l’impasto. In una ciotola capiente, unire le due farine e mescolare bene. Aggiungere tutta l’acqua con il lievito disciolto e iniziare a lavorare l’impasto. Aggiungere la restante acqua, salata, versando poco alla volta, potrebbe anche non servire proprio tutta,in questo caso l’ho messa fino all’ultima. Questa fase è molto importante e occorre protrarla fino a 10 minuti. Se state lavorando senza glutine, a questo punto avrete tutto l’impasto appiccicato sulle mani; avrete la necessità di risciacquarle sotto l’acqua corrente, è l’unico modo pratico per poter proseguire, oltre il punto di pasta. Bisognerebbe spostarsi sulla spianatoia e continuare per almeno un altro quarto d’ora. Il disciplinare parla di 20 minuti. Coprire con pellicola e lasciar lievitare due ore. Procedere allo staglio a mano, ottenendo fino a 4 panetti, con queste dosi. Due, per me, da riporre in uno strofinaccio non infarinato. Continuare la lievitazione per 4/6 ore (quattro ore scarse per me).

Stendere i panetti senza mattarello, lavorandoli con le mani come fanno i “veri” pizzaioli. Scaldare il forno alla massima temperatura, comprese le teglie.

Senza oliare, trasferire l’impasto in teglia e cuocere cambiando ripiano dopo i primi 5 minuti.

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Preparare per tempo gli ortaggi grigliati per la farcitura:

Tranne carote e radicchio, che ho messo “a crudo” sull’impasto, ho lessato in acqua salata i fagiolini, poi dopo averle pulite e tagliate a rotelle e listarelle, ho grigliato zucchine, melanzane e peperoni. Niente pelati, né conserva, insomma. Evviva la digeribilità.

Questa è la fetta di pizza appena sfornata.

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con questa ricetta

 partecipo al 58° MTC

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Sambocade, il cheesecake.

2016-05-18

“Sambocade dalla parola latina Sambucus” …questa ricetta si è impigliata tra i cunicoli della mia testa come un pesciolino nella rete. Non ne conoscevo l’esistenza fino a qualche settimana fa, quando l’ho trovata citata nella presentazione di un libro di pasticceria inglese su un blog che amo molto. Si tratta di una ricetta vecchia di secoli e secoli, visto che la sua prima comparsa è in un trattato di cucina inglese,The forme of the cury e risale al 1390, pieno Medio Evo…

“Take and make a crust in a trap & take cruddes and wryng out þe wheyze and drawe hem þurgh a straynour and put hit in þe crust. Do þerto sugar the þridde part, & somdel whyte of ayren, & shake þerin blomes of elren; & bake it vp with eurose, & messe it forth.”

 

…perciò ho pensato che si trattasse del “nonno” di tutti i chessecakes.

Anzi, dalle ultime ricerche è saltata fuori l’esistenza di ricette di cheesecakes nell’Antica Grecia, datate 200 AD.

Nella versione originale è previsto l’impiego di formaggi tipicamente inglesi come il “cottage cheese” e il “double cream”, introvabili qui dalle mie parti. La ricotta, invece, ce l’ho! Allora ho pensato di prendere questa ricetta e di fargli un bel lifting per svecchiarla e alleggerirla un po’…

Ho dovuto ricorrere ad un tool 2.0 come FoodPairing per avere un’idea sugli abbinamenti ed eventuali sostituzioni, così ho appurato che esiste un ottimo match aromatico tra il cottage cheese e lo yogurt…allora l’ho sostituito con quest’ultimo. Per il double cream ho giocato un po’ di fantasia e ho optato per il più italiano mascarpone,anche se sicuramente più “soft” come consistenza, per la verità ho chiesto consiglio ad Alessandra Van Pelt Gennaro!! Tutto vero😉

I fiori di Sambuco, non pervenuti, li ho sostituiti con un ottimo succo di bacche selvatiche amaro una ciocca di Sambuco 100%.

L’umorismo Inglese, a sentire mio marito, ce l’ho…

ErboristicaMente. Tra le proprietà della pianta di Sambuco, c’è quella di favorire la sudorazione, favorire i processi digestivi nelle mamma che allattano, la proprietà vaso tonica, emolliente e antinfiammatoria. Inoltre è utile nelle affezioni delle vie respiratorie e nel trattamento delle allergie.

Ora non mi resta che ringraziare gli amici di Assaggi di Viaggio per la bellissima proposta; il cheesecake è stato in assoluto la prima cosa che ho imparato la prima volta che ho messo piede in cucina (molto tardi, per la verità) e, come si sa, il primo amore non si scorda mai!

NB= MI SCUSO PER LE FOTO OTTENUTE CON LO SMARTPHONE …caro Babbo Natale, regalami una REFLEX!!!

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Impasto gf del guscio (teglia diametro 24 cm)

150 g di fariba di riso bio

50 g fecola di patata

90 g di burro freddo non salato

una presa di sale fino

50 ml di acqua ghiacciata

50 g di zucchero semolato

Ripieno

250 g di ricotta artigianale di pecora

250 g di mascarpone

125 g di yogurt magro

50 ml di succo di bacche selvatiche di sambuco (è un succo molto scuro e amarognolo)

3 tuorli

3 albumi

75 g di zucchero semolato

1 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere

acqua di rose qb

Procedimento

Preparare l’impasto per la frolla velocemente e mettere a riposo in frigo per almeno un’ora. Successivamente, stendere la frolla con l’aiuto di fogli di carta da forno e rivestire una teglia. Ricoprire lo strato di frolla con un altro foglio di carta da forno e versare almeno due etti di ceci o fagioli, per la cottura in bianco del guscio. Saranno utili per non far gonfiare troppo la pasta frolla. La cottura in bianco si ottiene per almeno 15 minuti a 180-200°C.

Nel frattempo preparare il ripieno, separando dapprima i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero, fino a che non cambiano colore, e montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. (ho eseguito tutta la preparazione con una semplice frusta di metallo, senza ausilio di planetaria o frullini elettrici). Aggiungere poco alla volta ai tuorli, la ricotta, lo yogurt e il mascarpone. Successivamente aggiungere i chiodi di garofano e il succo di mirtillo. Aggiungere l’acqua di rose e poi unire gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto, fino ad ottenere un composto omogeneo.

Nel frattempo, togliere dal forno il guscio e terminare la cottura in bianco. Togliere dal guscio i legumi e la carta da forno, versare il composto nel guscio e rimettere in forno per la cottura definitiva a 175 °C per 45-50 minuti.

Ultimata la cottura, far raffreddare nella teglia e tenere in frigo tutta la notte, poi sformare e servire con dei frutti di bosco freschi.

Con questo cheesecake

partecipo al MTC n. 57

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Banana Bread al cioccolato.

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Per festeggiare i primi tre anni di questo Blog strampalato, eccovi una ricetta che avevo in mente da un bel po’…non sarà la Raindrop Cake che sta facendo impazzire New York, ma vi assicuro che è molto buono, e,per una colazione abbondante, è quello che ci vuole. Questa versione è senza glutine e senza uova. Inoltre, se sostituirete il latte con una bevanda vegetale, sarà anche un’ottima soluzione vegan. A voi la scelta😉

Ingredienti

(per una teglia da plumcake da 20 cm)

  • 250 g di farina autolievitante gf
  • 2 banane mature
  • 80 g di malto di riso
  • 50 g di latte ps
  • 13o g di cioccolato fondente a scaglie
  • 35 g di olio di semi
  • un pizzico di sale

 

a. Mescolare in una ciotola farina e sale.

b. Aggiungere l’olio, il latte e il malto di riso.

c. A parte, schiacciare le banane senza buccia, ottenendo una purea omogenea.

d. Aggiungere la purea all’impasto. Mescolare bene.

e. Aggiungere, infine, il cioccolato in scaglie.

f. Preriscaldare il forno a 180 °C in modalità statica, versare l’impasto nello stampo, dopo averlo foderato con carta da forno, e infornare per almeno 45 minuti.

g. Fare intiepidire prima di affettare.

 

 

 

 

 

 


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Nuvolette di riso al miele e zenzero

E’ stato un w-end lungo ma il cielo perennemente coperto di nuvoloni tanto che abbiamo anticipato di qualche ora il rientro a casa. Non ci eravamo allontanati poi tanto, giusto il necessario per staccare la spina dopo lunghi mesi di lavoro e influenze di stagione. Abbiamo raggiunto una delle più belle marine del Salento, Castro dove abbiamo anche pernottato e cenato, per raggiungere poi in pochi chilometri Santa Cesarea Terme. Il tratto di litoranea che le unisce, la SP 358 credo sia uno dei più suggestivi d’Italia ed è anche il più familiare per me, che ho trascorso tantissime volte l’estate da quelle parti, da adolescente.

Ora torno al motivo di questo post così ravvicinato, il terzo (addirittura) in questo mese. Sempre di nuvole parlero’, ma fatte di farina di riso col metodo della frolla montata, secondo i dettami del regolamento dell’MTChallenge n.56 e le indicazioni di Dani&Juri, che ormai conoscerete sicuramente!!

DUE CONSIGLI per eseguire una ricetta a base di frolla montata:

  1. Assicuratevi di avere una sac a poche
  2. utilizzate l’impasto immediatamente

Come faccio ad esser così sicura di quanto detto? Mi sono accorta di non avere la siringa del pasticcere e ho dovuto costruirmene una con carta da forno…e nel frattempo, l’impasto in frigo lievitava….

Così ho utilizzato dei pirottini di carta (diametro 7,5 cm) e infornato ugualmente, anche perché mezza famiglia aspettava affamata questi benedetti biscottini…

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INGREDIENTI

50 g di burro

50 g di latte

50 g di zucchero a velo

100 g di farina di riso

1 cucchiaio di fecola di patate

un cucchiaino (da caffè) di zenzero in polvere

un cucchiaino (da te) di miele millefiori

un pizzico di lievito in polvere (facoltativo)

 

Mescolare o montare leggermente con la frusta la materia grassa con lo zenzero. Unire lo zucchero e montare leggermente la massa. Aggiungere poco per volta le uova (io le ho sostituite con il latte p s). Inserire in più volte le polveri (farina,spezie, lievito…) e lavorare fino a completo assorbimento.

Preriscaldare a 175 °C. Riempire i pirottini, adagiarli in una placca da muffins. Infornare per 10 minuti.

Questo post è un’edizione straordinaria con cui propongo la mia TERZA proposta per il MTC n. 56!!!

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A presto, ma non troppo.

 


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Frollosi e marmellata di Goji per il prossimo viaggio a Parigi

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I “Frollosi” sono semplicemente dei frollini  glutinosi, roba che a casa nostra non si vedeva da anni … è un’eccezione preparata esclusivamente per mio marito, che può tranquillamente mangiare glutine, anche perché questi biscotti hanno una funzione ben precisa: fargli da promemoria … guardateli bene, riconoscerete le immagini che ci ho impresso su, grazie a dei timbrini intercambiabili che avevo usato già per altre ricette come questa: portano l’immagine della Torre Eiffel, della Basilica del Sacro Cuore e dell’Arco di Trionfo… giusto!! tutti monumenti unici di PARIGI…<<maritozzo, portami a Parigi!!>>… Approfittando della sfida dell’MTC n. 56, in cui Dani & Juri, del blog Acqua e Menta, hanno voluto lanciare una clamorosa sfida all’ultimo biscotto…io unisco l’utile al dilettevole e vi propongo dei frollini all’olio con della marmellata- home made anche lei- a base di bacche di Goji, per fare il pieno di antiossidanti.

Ingredienti per l’impasto

  • 220 g di farina tipo 0
  • 130 g olio di semi di mais
  • 3 tuorli piccoli
  • un cucchiaino di vaniglia liquida
  • sale fino
  • 100 g di zucchero di canna

 

Ho usato la vecchia planetaria dell’epoca del glutine e ho seguito il procedimento indicato qui, per una frolla senza latticini. Devo dire che non è stato comunque facilissimo…io mi lamento sempre degli impasti gluten free, ma anche fare questa frolla non è stato facile… aggiungi il caldo salentino di Aprile e vedrai.

Cottura a 180°C per 9-11 minuti in forno statico (non il mio, perché lì ci metto solo il gluten free).

Ingredienti per la marmellata di Goji

  • 500 g di bacche (in erboristeria trovate confezioni sottovuoto da 1/2kg)
  • 300 g di zucchero di canna
  • 1 mela a pezzi

Funzionerà??

Ad ogni modo, è la mia seconda proposta per l’MTC di Aprile!!

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Sablés roses a colazione per uno speciale benvenuto

Des yeux qui font baiser les miens,
Un rire qui se perd sur sa bouche,
Voila le portrait sans retouche
De l’homme auquel j’appartiens

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d’amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C’est lui pour moi. Moi pour lui
Dans la vie,
Il me l’a dit, l’a jure pour la vie.

Et des que je l’apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat

Des nuits d’amour a ne plus en finir
Un grand bonheur qui prend sa place
Les ennuis, les chagrins s’affacent,
heureux, heureux à en mourir.

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d’amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C’est toi pour moi. Moi pour toi
Dans la vie,
Il me l’a dit, l’a jure pour la vie.

Et des que je l’apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat

V A N E S S A, la mia nipotina, è arrivata, finalmente. Dopo tanta, tanta, attesa. Benvenuta, cuore della zia. Benvenuta, piccola quota rosa di questa famiglia di maschietti. Era ora😉

 

La vie en rose, inimitabile canzone di Edith Piaff, è la musica che mi risuona dentro in questi giorni … lo so, lo so. Triste ma autentica … tutto sommato “vedere rosa” è un atto positivo, un invito a godere a piene mani di tutto ciò che la vita porta con sé.

 

Ma vediamo subito questa colazione di benvenuto, preparata in occasione della nascita della mia nipotina.

 

Sablés  profumati ai frutti di bosco con lemon curd

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Lemon curd al ghee

125 ml di succo di limoni appena spremuti

65 g di zucchero di canna

2 tuorli

2 uova intere

75 g di ghee (oppure 85 g di burro non salato a cubetti)

 

Per il procedimento vi rimando qui

 

Infuso frutti di bosco (uva passita, sambuco, ribes nero, Karkadè)

 

1 cucchiaio di Infuso Frutti di bosco Erbamea*

1 l acqua

zucchero facoltativo

 

Portare a ebollizione l’acqua, aggiungere la miscela di frutti essiccati e mescolare bene. Coprire il contenitore per trattenere le componenti volatili. Far bollire a fuoco lento per 5 minuti e poi spegnere il fornello. Lasciare in infusione per altri 10 minuti e quindi filtrare. Raccogliere in bottiglia, far raffreddare e conservare in frigo. Nei mesi freddi si gusta caldo, ma ormai è gradito come bevanda dissetante, oltre che protettiva dei nostri capillari. Perciò è consigliata anche per la pesantezza delle gambe.

 

*Nei sablés senza glutine ne ho usato appena 45 ml, perciò ho preparato un infuso molto più concentrato, per ottenere, oltre ad un buon sapore, anche un leggero colore rosa, visto che l’uso del colorante sintetico non era previsto.

 

Impasto sablés senza glutine

200 g mix per frolla senza glutine a base di tapioca

80 g di burro freddo a cubetti (82% di grassi)

1 tuorlo

45 ml di infuso concentrato di Frutti di Bosco

un pizzico di sale

50 g di zucchero semolato

 

Lavorare velocemente farina, zucchero, sale e burro ottenendo la sabbiatura, aggiungere l’infuso e il tuorlo, lavorando l’impasto fino ad ottenere una massa omogenea. Stendere con l’aiuto della carta forno fino a 5 mm e far riposare in frigo per almeno 1 ora. In questo caso, l’impasto ha riposato una notte intera. Prima di ottenere le formine, lasciare la frolla a T ambiente per alcuni minuti, preriscaldare il forno a 175 °C. Ottenere le formine e mettere in forno per 11-12’, non oltre e facendo attenzione allo spessore dei biscotti (se troppo basso, si abbrustolirà sui bordi). Consigliabile cuocere a valvola aperta. Lasciare raffreddare prima di servire per rafforzarne la consistenza. Farcire con lemon curd e servire accompagnando con l’infuso fresco.

Ai fini della gara n. 56 del MTChallenge

Questa ricetta partecipa al gioco più bello del web, ma anche più avvincente … e facile dire “facciamo i biscotti” ma se bisogna far le cose fatte bene, bisogna impegnarsi. Questo mese sono al terzo tentativo, e solo ora riesco a pubblicare una ricetta con dei biscotti diciamo “decenti” … Sarà la testardaggine, ma volevo a tutti i costi preparare dei sablés, senza glutine, ma sablés! e dovevano avere qualcosa di rosa.. E dovevano essere saporiti, senza retrogusti chimici, né acidi.

Cari Dani&Juri, spero di aver fatto le cose per bene e vi ringrazio, perché questa sfida è stata speciale per me. Non solo ci avete regalato tre ricette con tre metodi differenti, ma avete saputo anche stuzzicare le nostre creatività, che, con tutti i limiti possibili e immaginabili, sono venute alla luce.

Prosit!

Marzo 2016 2di2 018

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Brodetto Mediterraneo

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Pesce fresco

Kolev Letz entrò in una taverna. Gli dettero del pesce. Kolev

guardò il pesce e vi si chinò sopra, come se volesse comunicargli

un segreto. Gli si avvicinò l’oste, chiedendogli:

“Reb Kolev, cosa state borbottando al pesce?”

“Ci sto conversando. Gli ho chiesto da dove venisse Ha detto:

dalla Dvina. Ho chiesto: che notizie dalla Dvina? Dice che non lo

sa perché manca già da un mese.”

 

(Tratto da RACCONTI E STORIELLE DEGLI EBREI,

Testi inediti della tradizione yiddish raccolti da E.S. Rajze, Ed Bompiani)  IMG_0231.JPG

Appurato che la Dvina è un fiume russo, resta il fatto che della freschezza o bontà del pescato non è facile esser certi, ameno che non siate degli intenditori. Guida Slow Fish alla mano, ecco qualche suggerimento su come far la spesa di pesce per preparare un brodetto mediterraneo.

  • La FAO ha stabilito dei codici numerici per indicare la provenienza del pesce sui banchi delle pescherie, 37 è il codice che identifica il Mare Mediterraneo.

Diventare consumatori consapevoli può contribuire alla sostenibilità dell’ambiente mare.

  • Per mantenere un equilibrio nella catena riproduttiva dei pesci, è preferibile acquistare, ad esempio, quelli della giusta taglia, cioè non troppo piccoli, per non ostacolarne lo sviluppo. Capasanta e scampo, ad esempio, non al di sotto degli 11 cm, sogliola e nasello almeno 20 cm, e così via.
  • Alcuni pesci sono in grave rischio di estinzione, come pesce spada, tonno rosso, salmone, bianchetti e gamberetti tropicali allevati. A rischio anche cernia bruna e merluzzo.

La cernia bruna del Mediterraneo, ad esempio, è un pesce ermafrodita: nasce femmina, successivamente si trasforma in maschio, andando a vivere più in profondità, fuori dalla portata dei subacquei, che pescheranno, così, più femmine, creando uno squilibrio tra i sessi e una conseguente scarsa sopravvivenza della specie.

  • Cambiare abitudini negli acquisti è difficile, ma ne gioverà l’ambiente e anche le nostre tasche.

Le specie neglette, cioè i pesci meno conosciuti, sono anche meno costosi e altrettanto saporiti, con un basso impatto ambientale. Uno dei pesci più salutari, come lo sgombro, costa poco più di sei euro al kg, pesce che per queste ragioni ho scelto per il mio brodetto mediterraneo.

  • Scegliere pesce di stagione,cioè quel pesce che è di passaggio nel nostro mare in quel particolare periodo dell’anno. Acquistare pesce di stagione, vuol dire acquistare pesce che non ha subito lungo trasporto su ruote, non ha dunque contribuito all’inquinamento atmosferico. Piccole scelte quotidiane alla nostra portata modificano in un senso oppure in quello opposto anche la salute dell’aria che respiriamo.

La ricetta di oggi prende spunto dalla sfida lanciata da Anna Maria  per l’MTC 55 in qualità di vincitrice dello scorso MTC.  Per chi non lo sapesse, Anna Maria Pellegrino è Presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger, ecco spiegata l’emozione e la paura di sbagliare qualcosa proprio con colei che il cibo lo attraversa in lungo e in largo, con i suoi racconti che aprono la mente e il cuore. Preziosissimi i suoi consigli, non solo per la tecnica della ricetta di oggi. Preparare un brodetto di pesce, però, non è stato affatto semplice… Se finora ero bravissima a mangiarlo…l’esperienza multisensoriale di prepararlo è stata del tutto capovolta … pulire il pesce è stato quasi terrificante, prima di tutto per via dell’odore molto forte, poi perché la pelle era attaccatissima alla carne sottostante e non avevo delle forbici ad hoc. Ma si può sempre far pulire il pesce al proprio pescivendolo, tranne che in questo caso. La gara ha le sue regole.

Avevo paura che il fumetto non venisse bene per la mancanza di crostacei…in realtà prepararlo  non era un passaggio obbligatorio, ma morivo dalla voglia di imparare che, dopo aver pulito bene gli scarti dai residui di sangue, ho usato solo quelli ed ho ottenuto un buon sapore finale.

D’altra parte, come ci ha ricordato Anna Maria, questa ricetta nasce sulle barche dei pescatori, dove spesso c’era spazio per un solo tegame, per cui il fumetto probabilmente non veniva affatto preparato.

L’accompagnamento, invece, è necessario… e immaginandomi pescatore del passato, magari salpato da un porticciolo salentino, con molta probabilità avrei portato con me delle friselle, tipico pane secco, ottenuto con acqua e farina, con una cottura lunga e con possibilità di lunga conservazione, ma anche, per così dire, “tascabile”. Esigenze terapeutiche, purtroppo, mi obbligano ad una preparazione senza glutine, ma questo particolare non ci spaventa, vero? Forse le frise meriterebbero un post a sé ma oggi non sono loro le protagoniste e soprattutto, sbriciolate nel brodetto, non faranno altro che assorbirne tutto il suo sapore, e restituirlo in bocca amplificato.

Anna Maria ci chiede di raccontare quando un momento legato al cibo ha fatto la “differenza”? 

Beh, cara Anna Maria, da quando, tre anni fa a mio figlio-che oggi ne compie 5- fu diagnosticata la celiachia, per me fu un colpo … ricordo che avevo aperto questo blog da pochi mesi…per me, e soprattutto per lui, non sarà un momento, sarà per sempre..Togliere il glutine per esigenze terapeutiche, e non per una moda, come talvolta capita di sentire, non è stato semplice e ancora continua a non esserlo, in una società in cui i diritti di pochi non vengono sempre trattati col dovuto rispetto. Stiamo ancora continuando a declinare inviti laddove non ci viene garantito un piatto senza glutine, e credimi, accade spesso … ma non voglio annoiare o appesantire nessuno, tu ce lo hai chiesto, io ho voluto rispondere😉

Tornando alla ricetta, ho usato l’ origano come aroma, perché è la pianta del cuore, della mia infanzia, della mia nonna, che acquistava il pesce dal furgoncino del venerdì, perché il mare dalla provincia di Lecce è distante e negli anni Ottanta funzionava così. L’origano, poi,  è ricco di sali minerali, vitamina A e C, ferro, manganese, calcio, acidi grassi omega 3.

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La sua tassonomia è complicata, per la presenza di piante appartenenti anche ad altre famiglie, ma comunemente definite con lo stesso nome. L’Origanum vulgare comprende quello “greco”, mentre quello cosiddetto “turco” è una varietà di Origanum onites, cui si aggiunge il syriacum e il dictamus, con un fiore dal colore più roseo. Se invece vivete in Messico o negli States, è molto probabile che abbiate acquistato un “origano” non proprio botanicamente tale. In quei Paesi, infatti, è commercializzato un origano prodotto dalla Lippia, una pianta appartenente alle Verbenaceae, ma il cui aroma ricorda molto bene quello dell’origano. Note anche le sue proprietà curative nel trattamento di bronchiti e altre affezioni delle vie respiratorie, nonché il mal di denti.  In Aromaterapia, il suo olio essenziale (dermocaustico) aiuta le persone ipocondriache a cancellare malattie immaginarie. Mia mamma, ancora oggi, lo raccoglie in piccoli bouquet e lo lascia essiccare, poi con la pazienza di sempre, lo sbriciola, lo ripone in vasetti minuscoli e lo mette nei pacchetti che periodicamente spedisce ai miei fratelli che vivono a mille km di distanza.

Brodetto Mediterraneo con friselle senza glutine e origano

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Ingredienti per 2 persone

1 kg di pesce misto fra scorfano, gallinella, sgombro  e sarago

400 g fra cozze

1 spicchio di aglio

½ cipolla bianca

1 costa di sedano

1 carota

½ bicchiere abbondante  vino bianco

Olio evo km 0

origano km 0

Friselle senza glutine (farina deglutinata, acqua e un filo di spago per “strozzarle” a metà cottura nel forno).

 

Preparazione

Pulire le cozze, eliminare le barbe e lasciarle in acqua fredda e sale.

Eviscerare e pulire tutto il pesce, sfilettarlo e mettere da parte le carcasse.

Disporre i filetti in un vassoio, coprire con pellicola e mettere in frigo.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio.

Fumetto di Anna Maria:

In una casseruola scaldare un paio di cucchiai di olio evo, tostare, premendo con un mestolo, le carcasse fino a farle dorare, versare 3 litri di acqua freddissima e qualche cubetto di ghiaccio, portare a bollore, unire la costa di sedano e la carota, abbassare il fuoco, schiumare e far ridurre il liquido della metà. Filtrare, mettere da parte e tenere al caldo.

In un tegame basso e largo far dorare dolcemente il trito di cipolla e aglio, aggiungere le cozze, unire qualche mestolo di fumetto, il vino, farlo evaporare e far cuocere a fuoco basso fino a quando non si apriranno.Infine, unire i filetti di pesce tagliati a tocchetti e cuocere per altri 5’, senza mai mescolare. Spolverare di origano e servire.

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 Con questa ricetta partecipo
al MTC n.55
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