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Avventure di una mamma blogger


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TIRAMISU’ AL TE’ BANCHA E ZENZERO. LA SENSUALITA’ AL TEMPO DEI MANGA.

Il tè verde tostato giapponese, ovvero il Bancha Hojicha, da secoli veniva coltivato nella regione di Uji. Ai giorni nostri se ne fa una coltivazione biologica che arriva comodamente nei nostri servizi da tè e conserva lo stesso aroma di sempre, un sapore morbido, non amaro e delicato. In particolare, questo tè si ottiene dalle foglie più vecchie della pianta, che sono fatte passare al vapore per guadagnare morbidezza, e, una volta asciugate nei forni a basse temperature, non subiscono più processi di fermentazione, riposano per un anno e solo allora sono pronte per una delicata tostatura.

Il Giappone non è solo la terra del tè; alla sua letteratura sono strettamente legati anche i Manga, i fumetti giapponesi esportati e tradotti in tutto il mondo a partire dagli anni cinquanta, con un notevole volume di mercato.

Nel 1978 dalla matita di Rumiko Takahashi nasce Lamù, la ragazza dello spazio. Spero di non essere l’unica a ricordarsene. Da piccola lo ricordo come un cartone animato che guardavo con piacere anche se era strano vedere questa ragazzina perennemente in bikini tigrato, mentre tutto il resto della compagnia indossava la divisa del liceo di Tokio. Una carica sensuale che quasi imbarazzava, all’epoca dei fatti. Me pudica.

Questo sexy-manga oggi è ospite non solo del mio blog ma parteciperà anche al gioco più esilarante del web (eppure non ha fatto niente di male!!) e farà la conoscenza di Susy&co. i vincitori della scorsa edizione del MTC. Al blog Coscina di pollo, infatti, l’onore e il privilegio di lanciare la sfida n.61 del MTC e loro hanno voluto giocarsela così !!!

Per comporre un tiramisù ispirato a Lamù, ho immaginato una bagna al tè Bancha Hojicha, che nulla toglie alla carica antiossidante del più tradizionale caffè, con cui ho sempre preparato questo dolce al cucchiaio. La personalità piccante di questo manga l’ho voluta rappresentare aromatizzando i savoiardi, fatti in casa senza glutine, con della polvere di zenzero. La crema, invece, è quella classica al mascarpone,zucchero e uova.

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La ricetta per i savoiardi classici la trovate qui. Per i miei savoiardi non andava bene, purtroppo, perché le farine senza glutine sono dispettose, perciò, dopo una prima prova disastrosa, ho messo a punto questa ricetta:

SAVOIARDI SENZA GLUTINE ALLO ZENZERO (dosi per 24 savoiardi)

70 g albumi

60 g zucchero semolato

60 g di tuorlo

1 cucchiaino di miele mf

1 cucchiaino di vaniglia estratto liquido

40 g di mix di farine senza glutine per pane

20 g di amido di mais

zucchero per spolverare

 

Montare a neve gli albumi e aggiungere lo zucchero poco alla volta; in un’altra terrina lavorare i tuorli con il miele e la polvere di zenzero. Unire i tuorli agli albumi delicatamente, mescolando dall’alto verso il basso con una spatola di silicone. A parte setacciare le farine e aggiungerle al composto, lavorando fino ad ottenere una crema uniforme. Preriscaldare il forno a 180 °C. Foderare la placca da forno con della carta forno e con l’aiuto di una sac a poche, stendere i savoiardi ben distanziati e cercando di dare a tutti la stessa lunghezza di circa 8 cm. Prima di infornare, spolverare con dello zucchero, anche a velo, la superficie dei savoiardi. Infornare per 8 minuti con lo sportello chiuso. Gli ultimi 4-5 minuti di cottura, tenere lo sportello del forno aperto con l’aiuto di un cucchiaio di legno.

BAGNA AL TE’ VERDE TOSTATO

1 cucchiaino di tè verde tostato Bancha

150 ml acqua bollita

2 cucchiaini di zucchero di canna

Tempo di infusione 5-6 minuti con coperchio.

CREMA AL MASCARPONE

250 g mascarpone

80 g albumi

70 g tuorli

80 g zucchero bianco semolato

sale qb

Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale; a parte, lavorare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema schiumosa che cambierà colore. Unire i tuorli agli albumi, senza smontare questi ultimi e aggiungere poco alla volta il  mascarpone, lavorando il composto con una frusta tradizionale.

Per comporre il tiramisù, ho iniziato con uno strato di crema che mi è servito per livellare il contenitore scelto (un servizio anni ’70 della mamma, di colore viola che ricordasse anche la chioma di Lamù..) e poi ho proseguito alternando strati di savoiardi imbevuti con la bagna al tè e crema. Ho tenuto in congelatore giusto il tempo di far rapprendere la crema, poi ho passato in frigo e tenuto fuori almeno un quarto d’ora prima di servire.

Non possedendo lingerie tigrata, ho puntato sull’atmosfera…e ringrazio la mia amica con la Reflex per la pazienza!!!

Per decorare ho utilizzato dello zenzero candito che potreste preparare anche a casa con questa ricetta di Laurel Evans.

Con questa ricetta

partecipo al MTC 61

“Il Tiramisù”

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– Ph. A. Longo –

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Prove d’autunno. Una torta senza glutine al cacao.

2016-10-29

Oggi vi lascio la mia ricetta per una torta senza glutine al cacao e pere.L’ideaoriginale è di Giulia Scarpaleggia del blog Jul’sKitchen.

Ingredienti

3 uova

120 g di zucchero di canna

110 ml di olio evo

45 g di cacao amaro in polvere

120g di mix di farine senza glutine

un pizzico di bicarbonato

cannella

2 pere

Pulire e tagliare le pere, una a cubetti e una a listarelle, tenerle da parte. lavorare le uova con lo zucchero e aggiungere l’olio, continuando a lavorare con una frusta. In una seconda terrina, unire la farina, il cacao, il bicarbonato e la cannella. Versare la seconda terrina nella prima e amalgamare bene. Aggiungere all’impasto le pere a cubetti.

Imburrare uno stampo (diametro 20 cm) e versare l’impasto ottenuto. Disporre le pere a listarelle sopra l’impasto cercando di formare una geometria circolare. Infornare a 190°C per almeno 45 minuti. Far raffreddare del tutto prima di affettarla.

 


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(My) Family Tapas. Tris mediterraneo di terra e di mare per l’MTC 60.

 

 

L’Autunno avanza dove vuole o dove capita, ma qui tarda ad arrivare, confondendo ritmi circadiani e guardaroba improbabili. Lo capisci osservando i piedi, che non mentono mai. Taluni coperti e costretti dentro prematuri stivaletti, altri ancora gaudenti della manciata di ossigeno ed esposti in sandali colorati di ricordi estivi. E le mezze stagioni non esistono più. Per i disturbi del sonno, invece, Passiflora ed Escolzia, insieme a Melissa e Biancospino, saranno un buon rimedio. Il Miglio gioverà alla chioma, magari mixato al Capelvenere. Tutto buono quel che nasce dalla terra, per non parlare dei doni dell’Oceano-mare.

Oggi sono entrata in cucina con questi pensieri, ma c’è un motivo. C’è una puntualità in tutto questo disordine. E’ l’MTC, il numero 60! E c’è lei, la vincitrice della scorsa edizione, Mai. Già, non vi ho ancora detto la ricetta della sfida … perché non è solo una ricetta, ma ben tre, e devono quantomeno avere un tema di fondo. E’ stato questo il (mio) problema. Il tema. Tra i tanti possibili, non me ne piaceva nessuno. Le tre ricette dovevano esser rappresentate nei tre “modi” diversi in cui si preparano le tapas, tapa da mangiare con le posate, pincho da servire con lo stuzzicadenti e montadito da servire su del pane o succedanei. Facile? Per niente. Ma quando il gioco si fa duro, si sa… ci si butta.

Ad ogni modo, pian pianino, si è fatta avanti l’idea di fondo, Noi. Noi tre, la nostra famiglia. Ho scelto un piatto per ognuno, che avesse in sé qualcosa di noi (Taranto per mio marito, delle lumachine “fuori stagione” per il mio “fastidioso” autunno, e la frisellina senza glutine per il nostro ometto, scorza dura e cuore tenero).

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F O R – H I M:”Tapas” Cozze tarantine gratin senza glutine

500 g di cozze tarantine

aglio q.b.

prezzemolo q.b.

acqua di cottura filtrata

50 g di Parmigiano grattugiato

100 g di pan grattato senza glutine

Lavare e pulire bene le cozze con l’aiuto di una retina in acciaio. Farle aprire su fuoco lento, mettere da parte l’acqua fuoriuscita e staccare il guscio in più. Fare un battuto d’aglio e prezzemolo e aggiungere l’acqua precedentemente messa da parte e filtrata. Aggiungere il formaggio e il pangrattato. Riempire le cozze ad una ad una e stendere su una teglia rivestita con carta da forno. Infornare a 165 °C per almeno 10 minuti. Servire calde.

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F O R-H E R : “Pincho” Lumache all’alloro

500 g di lumache

1 cipolla

tre foglie di alloro secco

olio evo

pepe nero q.b. / origano

75 ml vino bianco o rosato

Lavare molto bene le lumache, privandole della loro “panna” e risciacquarle. Sbollentarle in acqua tiepida e trasferirle in una pentola dove avete fatto andare l’olio con la cipolla e l’alloro. Fatta imbiondire la cipolla, aggiungere le lumache, regolare di sale e aggiungere il pepe e/o l’origano (per me entrambi). Dopo averle fatte asciugare della schiumetta, versate il vino. Dopo almeno mezzora  di cottura, fate asciugare a fiamma viva e servite. Mangiare con l’aiuto dello stuzzicadenti, anche se per bon-ton bisognerebbe avere l’apposito strumento (mai pervenuto a casa mia).

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F O R-CHILDREN: “Montadito” Frisella senza glutine al pomodoro

200 g di mix senza glutine per circa 20 friselline

acqua q.b. (almeno 140 g)

pomodoro Piccadilly

olio evo

[Le friselle sono un nostro tipico pane secco, ma diffuso un po’ in tutta Italia. Abbiamo dovuto inventare una versione senza glutine, complice la nonna, quando è arrivata la diagnosi di celiachia a nostro figlio, ecco perché l’ho scelta per rappresentare lui nella nostra famiglia. Non so se esista un vero disciplinare, ma è una procedura che conosciamo bene].

L’impasto di acqua e farina ( g f per noi) deve avere di una certa consistenza per poter essere arrotolato su se stesso, non troppo molle! Le prepariamo in forno, ma a mezza cottura vanno “strozzate” con uno spago e rimesse a cuocere. Dosi e tempi sono davvero variabili, dipende da molteplici fattori. Il condimento è quello più adatto ad un bambino, il pomodoro fresco, l’olio evo e un pizzico di sale.

[Testo e food stylist S. Conte – Ph A. Longo]

 

Con questo tris

partecipo al MTC 60

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Gnocchi al pomodoro di patate rosse cotte al sale

L’Estate è fuggita in un battito di ciglia, lo sa bene anche il mio blog, rimasto a secco di nuovi post sino ad oggi. Lo sa bene anche lo scaffale dei libri delle vacanze, che quest’anno non è stato arricchito nella sezione adulti (ma quella bimbi, sì)… Le cose possono essere andate solo in due modi. Uno, non sono andata “in ferie”, perciò non ho comprato libri da leggere in vacanza. Due, sono andata in ferie leggendo solo i libri di fiabe e racconti del mio bimbetto, che ha iniziato l’ultimo anno delle materne proprio oggi …

La risposta esatta è la seconda. Ho preferito scegliere l’opzione numero due e vi dirò che è stata una bella sorpresa scoprire come siano cambiate, oggi, le storie per i bambini under sei, per lo meno quelle provenienti da inchiostro di oltre Manica …

Per carità, la letteratura non è il mio pane quotidiano e la formazione scientifica potrebbe suggerire tutt’altro, ma fortunatamente sono passati i tempi in cui bibliotecari distratti lascerebbero leggere Alla ricerca del tempo perduto (All’ombra delle fanciulle in fiore, credo) di M. Proust ad una bimbetta che non ha terminato neppure le Elementari, non dite? Altri tempi. La ricetta di oggi, invece, è adatta un po’ a tutti i palati e fa da contrappunto a qualsiasi zibaldone, racchiudendo nella sua apparente semplicità, tanta sostanza. Ma non ringraziate me, bensì la vincitrice dell’ultima edizione del Mtc,Annarita del blog Il bosco di alici, che ha proposto una supergalattica sfida sugli gnocchi. Andate a leggere tutti i suoi consigli su come fare i vostri gnocchi a regola d’arte. Di seguito troverete solo la mia interpretazione con variazioni sul tema, come sempre.

* *  *

Dopo essere state introdotte in Europa da Cristoforo Colombo, ed essere state coltivate in tantissimi Paesi del Vecchio Continente, le patate giunsero anche nell’orto incantato di mia zia, che quest’anno ne ha regalate di tutti i colori.. Gli gnocchi di oggi sono stati preparati con patate dalla buccia rossa cotte al sale. Un esperimento, forse, ma riuscito nel senso che, il mio problema con gli gnocchi, (oltre al fatto che quelli di carne ed ossa non mi hanno mai degnata di uno sguardo), è sempre stato la consistenza. Bollire le patate, infatti, è un’arma a doppio taglio, per quanto mi riguarda. Non azzecco mai i tempi di cottura, e l’acqua, come mezzo, ne cambia la “friabilità”. La cottura al sale, invece, ne ha rafforzato la tenuta, perciò l’effetto “gomma” ce lo siamo finalmente risparmiato. Il condimento, sinceramente, si presenta da solo. Conserva di pomodoro d’annata.

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Per 4 porzioni di gnocchi senza glutine:

  • 600 g di patate rosse cotte al sale
  • 150-200 g di amido di mais
  • sale fino ql

sale grosso per la cottura al forno >1kg

Procedimento

Dopo aver lavato le patate, asciugatele e scegliete una pirofila dai bordi piuttosto alti. Versate del sale grosso, creando un letto non troppo spesso. Adagiate le patate sul sale e ricopritele di altro sale.  Le patate dovranno riconoscersi appena. Infornate  in forno preriscaldato a 150°C per almeno 40 minuti. Appena cotte, noterete che del sale è rimasto attaccato alla buccia formando un guscio. Sarà molto facile sbucciarle. Schiacciatele bene e lavoratele su una spianatoia con della farina, che aggiungerete a poco a poco. Non dimenticate di aggiungere un po’ di sale fino. (io uso la farina senza glutine, ma queste lo saprete già). Formate un “panetto” e allungatene una estremità, come se fosse l’impasto dei maccheroni. Con un coltello, spezzate piccoli tratti di maccherone tutti uguali e create delle palline. Nella forma tradizionale gli gnocchi vengono rigati, io ho optato per una forma più “infantile” perché li preparo per il mio bimbo.

Nel frattempo fate bollire dell’acqua salata e iniziate a far cuocere gli gnocchi. Occorreranno pochi minuti, ve ne accorgerete perché saliranno a galla. Conditeli a piacere. Sono molto buoni al pesto di basilico, ai formaggi, al burro e salvia.

Io li ho conditi con della conserva di pomodoro fresca, fatta in casa quest’estate. Basterebbe scaldarla un po’, oppure cuocerla in un po’ di olio e cipolla.

Buon appetito.

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Con questa ricetta partecipo al MTC n 59

“Gli Gnocchi”

 

 

 


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Pizza senza glutine fatta in casa, agli ortaggi.

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Se almeno una volta nella vita siete stati “a dieta”, forse avrete sentito la mancanza della pizza, per lo meno a cena, dove, solitamente questa pietanza viene spesso collocata. Eppure la pizza, essendo completa da un punto di vista nutrizionale e apportando il più delle calorie di provenienza da carboidrati, è un buon pasto anche all’ora di pranzo.

Potevo presentarvela in tanti altri modi, ma la deformazione professionale ha preso il sopravvento. La componente autobiografica, poi, di mamma gluten free , ha fatto il resto ed ecco a voi una pizza casalinga e senza glutine, più digeribile, più “sana” – perdonate la poca modestia😉

Per l’aspetto nutrizionale, ho messo a punto la sottostante “calory-grafica” … giusto per essere chiari..lo so, è da spavento, perciò astenersi dalla pizza every day. Come potete notare dai grafici, la pizza apporta buone quantità di Ferro e Fibre, ma anche Sodio (Na). Sapevatelo!

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Spero di non aver tolto tutta la magia di una bella pizza mangiata con tanta spensieratezza e, cosa ancora più importante, in buona compagnia. Nel caso abbiate invitato un po’ di amici a casa per il prossimo week-end ecco cosa vi suggerisco io: la PIZZA (SENZA GLUTINE) AGLI ORTAGGI [radicchio, carote, fagiolini, peperoni, melanzane e zucchine] eseguita secondo il disciplinare come ci ha mostrato Antonietta  Golino del blog

La Trappola golosa per la sfida n. 58 del gioco più esilarante del web, ovvero l’MTC. Inizialmente ero sconfortata e decisa a saltare il giro, causa le sei ore circa di lievitazione che un impasto senza glutine affronta con qualche difficoltà…poi mi son detta “o la va, o la spacca”, ed eccomi qua. Antonietta mi ha incoraggiata moltissimo, e sono certa che qualche adattamento mi è concesso vista la resa dell’impasto, non proprio da manuale😉

N.B In casa l’umidità dell’aria era del 39% e la T pari a 26,5°C..

Ingredienti  (4 persone)

400 g di mix senza glutine per lievitati (addizionato di farina di guar)

50 g di farina di grano saraceno

7 g di sale fino

150 ml di acqua oligominerale (per il lievito)

1 g di lievito di birra

200 g di acqua oligominerale (per il sale)

1 cucchiaino di miele MF (oppure malto di riso)

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Sopra: Foto dell’impasto dopo 2 ore di lievitazione

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Metodo diretto adattato con cottura solo in forno. Le quantità d’acqua sono maggiori, rispetto al disciplinare, in seguito alla differente interazione che hanno con i liquidi le farine gluten free. Un buon consiglio, come ha raccomandato Antonietta, è quello di utilizzare acqua oligominerale, per evitare che il cloro del rubinetto inattivi il lievito. In questo caso il lievito è stato messo in contatto del miele, anche per un tentativo di “imbrunire” l’impasto. In una ciotola capiente, unire le due farine e mescolare bene. Aggiungere tutta l’acqua con il lievito disciolto e iniziare a lavorare l’impasto. Aggiungere la restante acqua, salata, versando poco alla volta, potrebbe anche non servire proprio tutta,in questo caso l’ho messa fino all’ultima. Questa fase è molto importante e occorre protrarla fino a 10 minuti. Se state lavorando senza glutine, a questo punto avrete tutto l’impasto appiccicato sulle mani; avrete la necessità di risciacquarle sotto l’acqua corrente, è l’unico modo pratico per poter proseguire, oltre il punto di pasta. Bisognerebbe spostarsi sulla spianatoia e continuare per almeno un altro quarto d’ora. Il disciplinare parla di 20 minuti. Coprire con pellicola e lasciar lievitare due ore. Procedere allo staglio a mano, ottenendo fino a 4 panetti, con queste dosi. Due, per me, da riporre in uno strofinaccio non infarinato. Continuare la lievitazione per 4/6 ore (quattro ore scarse per me).

Stendere i panetti senza mattarello, lavorandoli con le mani come fanno i “veri” pizzaioli. Scaldare il forno alla massima temperatura, comprese le teglie.

Senza oliare, trasferire l’impasto in teglia e cuocere cambiando ripiano dopo i primi 5 minuti.

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Preparare per tempo gli ortaggi grigliati per la farcitura:

Tranne carote e radicchio, che ho messo “a crudo” sull’impasto, ho lessato in acqua salata i fagiolini, poi dopo averle pulite e tagliate a rotelle e listarelle, ho grigliato zucchine, melanzane e peperoni. Niente pelati, né conserva, insomma. Evviva la digeribilità.

Questa è la fetta di pizza appena sfornata.

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con questa ricetta

 partecipo al 58° MTC

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Sambocade, il cheesecake.

2016-05-18

“Sambocade dalla parola latina Sambucus” …questa ricetta si è impigliata tra i cunicoli della mia testa come un pesciolino nella rete. Non ne conoscevo l’esistenza fino a qualche settimana fa, quando l’ho trovata citata nella presentazione di un libro di pasticceria inglese su un blog che amo molto. Si tratta di una ricetta vecchia di secoli e secoli, visto che la sua prima comparsa è in un trattato di cucina inglese,The forme of the cury e risale al 1390, pieno Medio Evo…

“Take and make a crust in a trap & take cruddes and wryng out þe wheyze and drawe hem þurgh a straynour and put hit in þe crust. Do þerto sugar the þridde part, & somdel whyte of ayren, & shake þerin blomes of elren; & bake it vp with eurose, & messe it forth.”

 

…perciò ho pensato che si trattasse del “nonno” di tutti i chessecakes.

Anzi, dalle ultime ricerche è saltata fuori l’esistenza di ricette di cheesecakes nell’Antica Grecia, datate 200 AD.

Nella versione originale è previsto l’impiego di formaggi tipicamente inglesi come il “cottage cheese” e il “double cream”, introvabili qui dalle mie parti. La ricotta, invece, ce l’ho! Allora ho pensato di prendere questa ricetta e di fargli un bel lifting per svecchiarla e alleggerirla un po’…

Ho dovuto ricorrere ad un tool 2.0 come FoodPairing per avere un’idea sugli abbinamenti ed eventuali sostituzioni, così ho appurato che esiste un ottimo match aromatico tra il cottage cheese e lo yogurt…allora l’ho sostituito con quest’ultimo. Per il double cream ho giocato un po’ di fantasia e ho optato per il più italiano mascarpone,anche se sicuramente più “soft” come consistenza, per la verità ho chiesto consiglio ad Alessandra Van Pelt Gennaro!! Tutto vero😉

I fiori di Sambuco, non pervenuti, li ho sostituiti con un ottimo succo di bacche selvatiche amaro una ciocca di Sambuco 100%.

L’umorismo Inglese, a sentire mio marito, ce l’ho…

ErboristicaMente. Tra le proprietà della pianta di Sambuco, c’è quella di favorire la sudorazione, favorire i processi digestivi nelle mamma che allattano, la proprietà vaso tonica, emolliente e antinfiammatoria. Inoltre è utile nelle affezioni delle vie respiratorie e nel trattamento delle allergie.

Ora non mi resta che ringraziare gli amici di Assaggi di Viaggio per la bellissima proposta; il cheesecake è stato in assoluto la prima cosa che ho imparato la prima volta che ho messo piede in cucina (molto tardi, per la verità) e, come si sa, il primo amore non si scorda mai!

NB= MI SCUSO PER LE FOTO OTTENUTE CON LO SMARTPHONE …caro Babbo Natale, regalami una REFLEX!!!

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Impasto gf del guscio (teglia diametro 24 cm)

150 g di fariba di riso bio

50 g fecola di patata

90 g di burro freddo non salato

una presa di sale fino

50 ml di acqua ghiacciata

50 g di zucchero semolato

Ripieno

250 g di ricotta artigianale di pecora

250 g di mascarpone

125 g di yogurt magro

50 ml di succo di bacche selvatiche di sambuco (è un succo molto scuro e amarognolo)

3 tuorli

3 albumi

75 g di zucchero semolato

1 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere

acqua di rose qb

Procedimento

Preparare l’impasto per la frolla velocemente e mettere a riposo in frigo per almeno un’ora. Successivamente, stendere la frolla con l’aiuto di fogli di carta da forno e rivestire una teglia. Ricoprire lo strato di frolla con un altro foglio di carta da forno e versare almeno due etti di ceci o fagioli, per la cottura in bianco del guscio. Saranno utili per non far gonfiare troppo la pasta frolla. La cottura in bianco si ottiene per almeno 15 minuti a 180-200°C.

Nel frattempo preparare il ripieno, separando dapprima i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero, fino a che non cambiano colore, e montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. (ho eseguito tutta la preparazione con una semplice frusta di metallo, senza ausilio di planetaria o frullini elettrici). Aggiungere poco alla volta ai tuorli, la ricotta, lo yogurt e il mascarpone. Successivamente aggiungere i chiodi di garofano e il succo di mirtillo. Aggiungere l’acqua di rose e poi unire gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto, fino ad ottenere un composto omogeneo.

Nel frattempo, togliere dal forno il guscio e terminare la cottura in bianco. Togliere dal guscio i legumi e la carta da forno, versare il composto nel guscio e rimettere in forno per la cottura definitiva a 175 °C per 45-50 minuti.

Ultimata la cottura, far raffreddare nella teglia e tenere in frigo tutta la notte, poi sformare e servire con dei frutti di bosco freschi.

Con questo cheesecake

partecipo al MTC n. 57

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Banana Bread al cioccolato.

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Per festeggiare i primi tre anni di questo Blog strampalato, eccovi una ricetta che avevo in mente da un bel po’…non sarà la Raindrop Cake che sta facendo impazzire New York, ma vi assicuro che è molto buono, e,per una colazione abbondante, è quello che ci vuole. Questa versione è senza glutine e senza uova. Inoltre, se sostituirete il latte con una bevanda vegetale, sarà anche un’ottima soluzione vegan. A voi la scelta😉

Ingredienti

(per una teglia da plumcake da 20 cm)

  • 250 g di farina autolievitante gf
  • 2 banane mature
  • 80 g di malto di riso
  • 50 g di latte ps
  • 13o g di cioccolato fondente a scaglie
  • 35 g di olio di semi
  • un pizzico di sale

 

a. Mescolare in una ciotola farina e sale.

b. Aggiungere l’olio, il latte e il malto di riso.

c. A parte, schiacciare le banane senza buccia, ottenendo una purea omogenea.

d. Aggiungere la purea all’impasto. Mescolare bene.

e. Aggiungere, infine, il cioccolato in scaglie.

f. Preriscaldare il forno a 180 °C in modalità statica, versare l’impasto nello stampo, dopo averlo foderato con carta da forno, e infornare per almeno 45 minuti.

g. Fare intiepidire prima di affettare.