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Avventure di una mamma blogger


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Saffron layer cake. La mia versione gluten free per il Redone di Gennaio.

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da SCANDIKITCHEN CHRISTMAS di Bronte Aurell

Qui trovate la versione glutinosa originale, che oggi io ho rifatto senza glutine per inaugurare la serie compleannosa della nostra famiglia e partecipare con un bis al Redone di Gennaio 2019.

Nati in inverno, festeggiamo senza il sole…ma grazie allo zafferano, un po’ di colore lo recuperiamo ugualmente. Questa torta, poi, si presta un po’ a tutto, anche all’inzuppo nella tazzina di caffè del giorno dopo. Anzi, ve lo consiglio!!

Se volete realizzarla con rigore geometrico, procuratevi da subito gli stampi giusti:ve ne occorrono 3. Io ho usato quelli usa e getta in carta da forno, ma poi per impilarli uno sull’altro, la geometria va a farsi friggere. Il diametro è da 18 cm.

per la torta
50 g di burro
100 ml di latte
1 pizzico di zafferano pestato al mortaio, per me lasciato in infusione.
4 uova
325 g di zucchero semolato, fine**
300 g di farina 00*
2 tsp di lievito per dolci
1/2 tsp sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
50 g di yogurt bianco, greco o simile
frutti rossi brinati per decorare, per me ribes
per il frosting
75 g di marzapane
300 g di zucchero a velo
150 g di burro morbido
latte
limone, a piacere
Accendete il forno a 180 gradi. Fate sciogliere il burro in un pentolino, poi unitevi il latte e lo zafferano, a fuoco spento. mescolate e lasciate in infusione, mentre vi dedicate alla preparazione della torta. Montate le uova con lo zucchero, con le fruste elettriche, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso. Mescolate da parte la farina con il lievito e il sale e setacciateli. Uniteli poi al composto di uova, incorporandoli dal basso verso l’alto perché non smonti. Profumate con la vaniglia. Aggiungete lo yogurt e il latte allo zafferano, incorporandolo con una spatola, sempre con movimenti dall’alto verso il basso, fino ad avere un composto liscio e semi fluido. Dividetelo in tre parti uguali nei tre stampi precedentemente preparati e infornateli a forno caldo per 12-14 minuti (nel mio forno 15, in modalità ventilata).
Sfornate, lasciate intiepidire 5 minuti negli stampi, poi sformate
e fate raffreddare sulla gratella.
Nel frattempo, preparate la crema
Stemperate il marzapane in una ciotola, con 2 cucchiai di acqua calda: servirà ad evitare i grumi. Setacciate lo zucchero a velo in un’ampia ciotola, unite il burro e montate con le fruste, fino alla massima velocità. Unite il marzapane e montate ancora, fino a quando avrete una crema liscia e spumosa. Se dovesse essere troppo densa, allungatela con un cucchiaio di latte. Se per i vostri gusti fosse troppo dolce, bilanciatela con l’aggiunta di qualche goccia di  succo di limone.
Montate la torta: mettete il primo strato sul piatto da portata e spalmatevi sopra uno strato di crema. Sovrapponete il secondo strato, spalmatelo con la crema e fate lo stesso con il terzo. Se volete, potete anche spatolare la crema tutto intorno, come nella foto, per dare un effetto “frozen” 😉
Note:
-E’ sempre azzardato reinterpretare senza glutine una qualsiasi ricetta nata col glutine, però io faccio di necessità virtù…ho sostituito la farina 00 con l’amido di mais, ma ho sacrificato un uovo. Questo “bilanciamento” mi consente di valutare altri aspetti, come tempi di cottura, ecc.
-Ho utilizzato zucchero di canna per la torta. Inizialmente avevo pensato alla stevia, ma con i volumi non avrei ottenuto un risultato decente. Mi è sembrato un buon compromesso tra salvezza del girovita e salvezza del palato 😉
-Ho fatto il marzapane partendo da mandorle intere già pelate e tenute in ammollo, frullando insieme allo zucchero semolato, in parti uguali. Ne ho preparato un po’ di più per tenerlo disponibile. Prima di utilizzarlo per il frosting, l’ho tenuto in frigo a riposare.
-Ho usato anche il limone, per paura che la torta risultasse troppo dolce e ho lasciato il ribes al naturale sempre per lo stesso motivo.
-Ovviamente non ha la sofficità di una torta con la maglia glutinica, ma ci ha davvero soddisfatto con questo aroma così gustoso e diverso dal solito
-La sua bontà è mantenuta anche inzuppata nel caffè, un sacrilegio possibile. Fidatevi.
-Le foto sono pessime, fuori pioveva ed era in corso la festa di compleanno,però vi lascio anche quella dell’interno per farvi vedere gli strati.
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Marmelade meatballs with cider vinegar glaze per il Redone di Gennaio

da Dinner – Changing the game

di Melissa Clark

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Il primo post del Nuovo Anno è per il Redone!!!

La ricetta che ho scelto è un’esplosione di gusto e di insospettabili ingredienti.

Guardatevi bene dal rivelarli prima dell’assaggio, ai vostri ospiti: il pregiudizio, si sa, è duro da sconfiggere…lasciate che sia l’esperienza a dare prova della bontà di questo piatto.

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per 3/4 porzioni
trad Stefania Orlando
circa mezzo kg di manzo macinato, non troppo magro
25 g di panko (*)
4 filetti di acciuga sott’olio, tritati
2 cipollotti, sia la parte verde che la bianca, tritati
un uovo, leggermente battuto
un cucchiaino di sale
uno spicchio d’aglio, grattugiato su una grattugia Microplane o tritato
un cucchiaino di zenzero fresco tritato
la punta di un cucchiaino di pepe nero macinato al momento
un pizzico di all spice (pimento, pepe garofanato)
110 g di marmellata d’arancia (se ha pezzi molto grossi meglio tritarli),
un cucchiaio di aceto di mele
un cucchiaio di salsa di soia
1/4 di cucchiaino di peperoncino secco
erba cipollina, per guarnire (facoltativa)

-Sistemare una delle grate del forno almeno almeno dieci centimetri dalla fonte di calore ed accendere il grill.

– In una ciotola capiente mescolare la carne, il panko *(la mia versione gluten free prevede un mix per panatura specifico per sostituire il panko), le acciughe, i cipollotti, l’uovo, il sale, l’aglio, lo zenzero, il pepe e l’all spice amalgamando bene.

– Formare con il composto delle polpette da circa tre centimetri l’una. A questo punto possono essere messe in frigo, coperte, anche per una notte, invece che essere subito cotte.

– Sistemare le polpette su una teglia a circa almeno due centimetri l’una dall’altra e cuocere sotto il grill finchè saranno dorate e cotte anche all’interno, 5 o 7 minuti.

– Nel frattempo mettere in un pentolino la marmellata, la salsa di soia, l’aceto, il peperoncino e portare il tutto a leggera ebollizione.

– Appena le polpette saranno cotte spennellarle con la glassa preparate e rimetterle sotto il grill finchè la glassa farà le bolle sembrando quasi caramellata, ci vorranno due minuti al massimo.
Servire subito, volendo spolverizzandole con erba cipollina.

NOTE MIE

  1. Non va da sè che il grill si accenda senza impostargli una temperatura. Il mio forno è meno evoluto di quello di Melissa e Stefania e ci ho messo mezz’ora ad accorgermene. Ad ogni modo, alla fine ho impostato a 180°C, ma ho dovuto allungare i tempi di cottura indicati.
  2. La mia versione è gluten free, non c’è il panko, ma un mix ad hoc. Inoltre bisogna controllare l’etichetta di altri ingredienti a rischio, come la salsa di soia.
  3. La marmellata è home made prodotta con arance del posto.
  4. Ho provato anche una versione con salmone affumicato(a casa bruciata, mettici fuoco), ma non è al pari dell’acciuga e come gusto e come effetto sorpresa!
  5. Ho rispettato il tempo di riposo in frigo, ma non saprei dire se aggiunge un twist o se è solo pigrizia; in effetti, una volta che ti metti a far polpette, poi non vedi l’ora di mangiarle.
  6. La cottura al forno ci ha soddisfatti tanto quanto. Nel dopo feste è un ottimo metodo per alleggerire il fegato ed il pancreas.
  7. L’erba cipollina non l’avevo in casa, ma se la Clark dice che è facoltative, le credo sulla parola!

PROMOSSA


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Pollo e riso di Nigella per il Redone

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Simply Nigella è il libro da cui è tratta la ricetta di oggi e che prima di me è stata realizzata da Patrizia per lo Starbook di Maggio del 2016.

Ma, prima di lasciarvi tutte le indicazioni del caso, vi dico che mi sento un po’ come ci si sentiva nell’Antica Grecia, con tutti i dei dell’Olimpo da una parte, e coloro che dall’altra tentavano, spesso invano, delle imprese eroiche.

Insomma, Nigella è la Dea, la divinità che abita l’Olimpo degli autori di fama mondiale nel settore, e poi ci sarei io…ed ecco che la prima figuraccia è presto fatta, a cominciare dal riso selvaggio. Si, quello che pensavo assolutamente abitare nella mia dispensa, con quei chicchi neri come il carbone.

Nisba, nada, rien de rien (come cantava la Piaff), nichts.

Era finito.

In sua sostituzione, un buon riso integrale che regge le lunghe cotture. Celo. E ha tante fibre in più…

Ingredienti per 4 persone
30 ml di olio d’oliva ( Nigella parla di regular olive oil – lasciate perdere e usate extravergine)
1 cipolla pelata e tritata
1 spicchio d’aglio pelato e finemente grattugiato
un cucchiano di curcuma in polvere
2 cucchiaini di semi di coriandolo
2 cucchiaini di semi di cumino
8 cosce di pollo private di pelle ed ossa, ognuna tagliata in 4 pezzi
250 g di riso selvaggio
75 g di cranberry secchi
1 litro di brodo di pollo
sale e pepe qb
coriandolo fresco spezzato a mano per rifinire.

Preriscaldate il forno a 180°.
Prendente una capiente casseruola con coperchio, che possa essere passata poi in forno e che possa contenere con facilità tutti gli ingredienti e versatevi l’olio e la cipolla tritata.
A fiamma dolce fate cuocere per 5/10 minuti mescolando ogni tanto, fino a che non sia morbida.
Considerando che dovrete aggiungere la curcuma, no usate cucchiai di legno o spatole per non macchiarle.
Aggiungete l’aglio alle cipolle, quindi tutte le spezie e mescolate.
Alzate la fiamma ed aggiungete i pezzi di pollo, mescolando per 3 minuti affinché i succhi vengano sigillati, nonostante la carne non si colorirà di molto.
Aggiungete il riso e mescolate per un minuto, per poi aggiungere i cranberries e il brodo di pollo e portate a bollore.
Coprite con il coperchio quindi mettete in forno per 1 ora.
Rimuovete la casseruola dal forno e controllate che il riso sia pronto: i grani dovrebbero essere morbidi e cominciare ad aprirsi ma ancora leggermente al dente.
Aggiustate di sale e pepe quindi eliminate il coperchio e rimettete in forno per altri 15 minuti.
Siccome il riso selvaggio (che non è un cereale ma un’erba) non assorbe tutto il liquido, questo non è come un tradizionale pilaf ma produce una piccola quantità di salsa ricca e fluida.
L’effetto che avrete è quello di un pollo e cranberries adesso dorati a contrasto del riso selvaggio nero e lucido.
Mescolate metà del coriandolo fresco nel riso ed il resto sulla portata se lo servite immediatamente, altrimenti attendete il momento del servizio per rifinire con il resto del coriandolo.

NOTE

-Per portarmi avanti col lavoro, di buon mattino, la prima cosa che ho fatto è stata preparare il brodo di pollo. Ta-dan. Non è detta neppure mezza parola su questo elemento, ed è una cosa che dispiace perché non credo che il mio brodo di pollo sia come Nigella vorrebbe che fosse. Ad ogni modo io ci ho messo un po’ della polpa del pollo che avevo preso, e per insaporire, carote, pomodori, patata, prezzemolo. Non l’ho chiarificato, ma solo filtrato. La quantità indicata, è comunque precisa.

-I semi in genere andrebbero almeno tostati velocemente, prima di essere usati in qualsiasi piatto, a meno che non sia espressamente indicato il contrario. Io ho preferito tostarli e lo consiglio anche a voi.

-I mirtilli ci stanno da dio. Si può anche eccedere.

-Talvolta si suggerisce di infarinare la carne prima di sigillarla nell’olio, però in effetti questo piatto ha una sua cremosità che probabilmente gli deriva dal tipo di riso utilizzato. A questo punto mi chiedo se quello selvaggio è davvero il tipo di riso da utilizzare in questo piatto, o se Nigella ha cavalcato una moda del momento.

Ai posteri l’ardua sentenza, ma certamente questa ricetta è

PROMOSSA

 

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Oum Ali-Egyptian bread pudding per il Redone

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Da Baklava to Tarte Tatin di B. Laurence proviene questo Dolcino veloce veloce che ho realizzato con dei croissant senza glutine confezionati, alla ricerca di una ricetta che parlasse di Medio Oriente, e, come ultimamente mi succede, l’ho trovata nel repertorio dello Starbooks, precisamente qui. L’ho realizzata per il Redone di Ottobre.

Nel nome, un piccolo mistero. Anzi due. La mamma di Ali (oum Ali) chi è?…

Sul pudding “egiziano” possiamo anche parlare, o almeno supporre. Ignoro la posizione dell’autore sull’argomento, però è assolutamente plausibile l’accostamento della parola pudding con l’aggettivo egiziano. O almeno così pare…nel senso che il britannico pudding pare sia stato importato dagli antichi Romani ai tempi delle grandi conquiste, tanto che il famoso butellum di cui parla Apicio altro non è che un pudding in versione salata.

Da Giulio Cesare a Cleopatra è un attimo, vero? Insomma, questa è una mia supposizione, ma ad ogni modo questa ricetta ha il suo perché😉!

Per 6-8 persone:

4 croissants vuoti, vecchi di 2 giorni (per me senza glutine)
50 g di pistacchi
50 g di uva sultanina
50 g di mandorle a lamelle + altre per guarnire
50 g di gherigli di noci
50 g di noce di cocco grattugiata
150 g di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di cannella
50 g di latte in polvere
750 ml di latte
250 ml di panna
1 cucchiaio di acqua di rose (oppure di estratto di vaniglia)Sciroppo di rose

6-8 stampi da ramequin

Preriscaldare il forno a 200 °C in modalità statica.
Rompere i croissants con le mani in grossi pezzi e distribuirli tra gli stampi da ramequin.
In una ciotola mettere tutta la frutta secca e mescolarla con le mani; distribuirla uniformemente tra glii stampi da ramequin e mescolare ognuno di essi, perché si distribuisca uniformemente.

Mettere zucchero, cannella e latte in polvere in una pentola e scaldarli su fiamma media. Aggiungere il latte, la panna e l’acqua di rose (o l’estratto di vaniglia) mescolando. Portare a bollore mescolando continuamente, poi versare negli stampi da ramequin.
Far riposare 10 minuti per permettere ai croissant di assorbire bene il composto, poi infornare per 15-20 minuti, finché la superficie non abbia assunto un bel colore dorato.
Servire tiepidi.

NOTE

Non ho il libro di Laurence perciò ho seguito il lavoro come ha fatto Mapi. I lievitati senza glutine, però, hanno bisogno di più liquidi, ma a sorpresa il risultato è stato eccellente. Ho usato lo sciroppo di rose, perché non avevo l’acqua di rose e credo che sia stato quello a legare meglio, essendo anche più denso.

La farina di cocco in alcuni stampi è rimasta tale, non è stata “assorbita”.

E’ un dolce veloce e sorprendente, allo stesso tempo.

Avevo degli stampi da pudding in alluminio molto piccoli e ne ho provato uno, oltre ai ramequin in ceramica. Sono riuscita a sformarlo comodamente per un impiattamento più elegante (foto sotto).

Ho servito con dei ciuffi di panna montata.

Piaciuto tantissimo a tutti.

PROMOSSO

nota 2

Per l’origine del “pudding” leggete l’articolo di Alessandra Gennaro pubblicato su “A Tavola” n. 8 Agosto 2016. E’ illuminante.

 

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Coconut honey cakes per lo Starbooks di Giugno. Una versione gluten free.

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È trascorso un bel po’ di tempo dall’ultima volta che ho provato a riprodurre una ricetta per Starbooks Redone. Non chiedetemi perché. Perché non saprei darvi una risposta esatta. Le passate esperienze, evidentemente, non hanno convinto. Prima di tutto non mi hanno convinto. Ho preso una pausa. Ma se pensate che io sia migliorata, vi sbagliate. Il merito è solo di Starbooks e dei suoi supporters. Grazie alla pagina Facebook riesco a seguirli con una certa assiduità negli ultimi mesi. E la voglia di riprovarci è cresciuta, superando la forza che tiene sollevato il freno a mano. Così, ho tolto questo benedetto freno, e sapete cosa ho fatto? Folle. Ho messo un po’ a folle questo benedetto cambio virtuale. Ho revisionato un po’ qua un po’ là..ho mantenuto il motore alla velocità di rodaggio, controllato i filtri e ho ripreso la strada. Questa volta spero di averla imboccata nel senso giusto. E riparto da qui, ringraziando Biagio, Alessandra, Patrizia, Mapi, Annarita, Araba, e tutti tutti tutti. Tutto lo Staff.

Non posso fare a meno di togliere il glutine, per il resto seguo pedissequamente.

Questi dolcetti mi hanno conquistata.a2bredone

Li ho scelti perché nei commenti avevo promesso che li avrei realizzati in versione gluten free.

E ora che li ho scelti, ho bisogno di un motivo per non mangiarli, ma non c’è, se non averli già finiti.

Coconut honey cakes  dal libro di Justin Gellatly & Co

Ingredienti

310 g di latte intero

1 cucchiaino e ½ di miele – per me di acacia bio

1 cucchiaino di olio di cocco

buccia grattugiata di 1 arancia

i semi di 1 baccello di vaniglia

250 g di farina di cocco

125 g di zucchero

75 g di farina 00 – per me gluten free

2 cucchiaini di lievito in polvere

2 uova grandi

1 tuorlo

Versare il latte con il miele, l’olio di cocco, la buccia d’arancia e i semi di vaniglia in un pentolino e portare il tutto a una leggerissima ebollizione.

Togliere dal fuoco e mettere subito da parte.

In una terrina mescolare la farina di cocco, lo zucchero, la farina, il lievito e aggiungere, lentamente, il contenuto del pentolino, ormai raffreddato, facendolo incorporare agli ingredienti secchi. Poi sbattere le uova e il tuorlo, uno per volta. Non appena il composto risulta ben amalgamato, coprire e mettere in frigo per una notte.

Il giorno dopo, preriscaldare il forno a 220° C.

Versare in formine da cupcakes-muffins delle cucchiaiate da circa 40 grammi del composto e infornare per 15 minuti rivestendo la parte bassa della teglia con cartoncino affinché la parte inferiore non si bruci.

Aspettare pazientemente che si raffreddino e gustare.

Ho riportato la procedura copiando spudoratamente quella di Biagio, che ringrazio ancora.

Qualche modesta osservazione,prima del verdetto:

– meglio diminuire, anche se di poco, i liquidi per gli impasti senza glutine. Io non ho voluto farlo, ma ho dovuto raddoppiare i tempi di cottura, da 15 a quasi 30 minuti.

– il diametro dei pirottini non è indicato, perciò li ho usati da 4 cm (quelli che avevo).

– ho notato che 40g per pirottino sono assai, in alcuni ne ho versati 35 g e secondo me è la quantità giusta

– il riposo in frigo di solito per il gluten free è controindicato; ho provato in due modi. 1 senza riposo, si spatasciano un po’ ma sono ben cotti. Col riposo di una notte restano umidi, ma ugualmente cotti. In medio stat virtus..proverò con un riposo breve, e a più intervalli di tempo. Insomma, avete capito:ogni occasione è buona per prepararli.

– muoiono divinamente col caffè.

P R O M O S S A


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Quinoa con zucchine e cipolle

La quinoa è un cereale antichissimo, come vi avrò raccontato già, ma personalmente è entrata di diritto nella mia dispensa nell’ultimo anno, conseguentemente alla celiachia del mio bimbo. La uso più che altro come “diversivo” visto che dal grano, al kamut, al bulgur, molti gustosi cereali ci sono “stati proibiti per sempre”…anche io e mio marito, infatti, abbiamo scelto il gluten free, di conseguenze e senza rimpianti.

Ma oggi torno a parlarvene semplicemente perché ho provato a ripetere una ricetta dello Starbooks, a base di questo azteco alimento.

Il libro in esame si chiama RIVER COTTAGE V E G Every day ed è ricco di proposte “veg”…ad ogni modo l’invito è sempre al senso critico di ciascuno di noi!

Per 4 persone

800 gr di zucchine (a mio avviso ne bastano 400 g)

1 noce di burro

2 cucchiai di olio extravergine di oliva

3 cipolle affettate finemente

Qualche rametto di timo (solo le foglie)

3 spicchi d’aglio tritati finemente

200 gr di quinoa

Prezzemolo tritato

Succo di un limone

50 gr di pinoli tostati (i miei sono andati bruciati durante un maldestro tentativo di tostatura casalinga)

Sale e pepe

Procedimento 

Tagliare le zucchine a pezzi piccoli . fate sciogliere il burro con l’olio in una padella su fiamma media ; unite le cipolle tritate, le zucchine, il timo, il sale e il pepe. Cuocete per 20/25 minuti ,mescolando di tanto in tanto, fino a quando le zucchine non sono tenere e dorate. Aggiungete l’aglio e cuocete un altro paio di minuti.

Nel frattempo sciacquate la quinoa con acqua fredda corrente , poi cuocetela mettendola in una pentola , coperta di acqua fredda con un pizzico di sale. Portate a bollore, abbassate la fiamma e fate cuocere per 12 minuti circa, in modo che la quinoa sia tenera ma al dente.

Scolate in un colino a maglie sottili fino a rimuovere tutta l’acqua in eccesso.

Aggiungere la quinoa alle zucchine insieme al prezzemolo tritato e al succo di limone, mescolate bene e regolate di sale e pepe.

Servite con i pinoli tostati.

***

QUALCHE CONSIDERAZIONE

Se si tratta di quinoa con zucchine, 800 g di zucchine sono assai…e devo dire che anche le tre cipolle (io ho usato quelle bianche)son troppe. Il pizzico di sale nella quinoa non è sufficiente ad insaporirla, per di più, a dispetto della facilità di questa ricetta (se si è abituati a cuocere la quinoa) mi è successo di tutto, ma proprio di tutto e ve lo dico pure, così, per strapparvi un sorriso: ho aperto il contenitore del pepe dal lato sbagliato e ho ecceduto nella “impepatura”…inoltre ho dimenticato i pinoli nel forno e sono andati letteralmente a fuoco. Che dirvi? La prossima volta sarò più attenta! Tutto sommato, il sapore non era male e l’aggiunta di succo di limone è stata una bella scoperta, perché aiuta la quinoa ad “esprimersi” al meglio….ma non so se l’ho spiegato bene.

PROMOSSA

Con questa ricetta

partecipo

allo Starbooks REDONE di Ottobre


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Broken pavlova allo yogurt e mirtilli

 

Oggi vi presento una ricetta di Csaba Dalla Zorza che troverete nel suo libro Bon Marchè, ma siate cauti nell’acquisto, mi raccomando…io personalmente ho preferito provare, grazie al Blog Starbooks e la rubrica Redone, questa pavlova per “sondare” un po’ il terreno..e questo che segue è il procedimento suggerito nel libro e già testato magistralmente qui.

***

80 g di albume

80 g di zucchero superfine

80 g di zucchero a velo

2 cucchiai di zucchero di canna

1 rametto di timo fresco

1 cestino di mirtilli (un sacchetto di bacche di mirtilli rossi e blu, perché non ho trovato quelli freschi)

800 g di yogurt greco

1 cucchiaio di zucchero a velo

Accendi il forno a 110°  tenendo fuori una teglia.

Rivestila di carta forno.

Metti il bianco d’uovo in una ciotola e unisci metà dello zucchero fine e metà dello zucchero a velo. Monta con un frullino elettrico, per circa 10 minuti.

Quando i bianchi saranno montati a neve ferma, setaccia lo zucchero fine e lo zucchero a velo rimasti direttamente sopra la ciotola e incorporali a mano, usando una spatola in silicone e procedendo dall’esterno verso l’interno.

Utilizzando due cucchiai, preleva una dose di meringa e spostala sulla teglia rivestita di carta da forno, precedentemente preparata. Prosegui così, creando circa 8 mucchietti di meringa che appiattirai leggermente con il dorso del cucchiaio per non avere troppe punte. In alternativa, metti la meringa cruda in una sac à poche con bocchetta stellata e usala per creare delle meringhe a spirale. Inforna e cuoci per 70-75 minuti circa. Le meringhe devono asciugarsi restando bianche.

Nel frattempo, scalda sul fuoco una pentola con lo zucchero di canna fatto sciogliere in poca acqua, unendo qualche fogliolina di timo fresco. Porta ad ebollizione e cuoci per 5-7 minuti, sino a che otterrai uno sciroppo appena un po’ denso. Buttaci dentro metà dei mirtilli lavati, cuoci per 30 secondi, poi spegni e togli dal fuoco. Lascia raffreddare.

Al momento di servire, rompi le meringhe nel piatto, copri ciascuna con 2 cucchiai di yogurt greco, irrora tutto con i mirtilli al timo e il loro sciroppo, poi cospargi con i mirtilli freschi tenuti da parte e lo zucchero a velo setacciato.

***

Per predisposizione del mio carattere, sono sempre pronta a mettere in risalto i pregi, in tutti i campi…stavolta è stata dura, perché, intanto, questa ricetta corrisponde ad una classica meringa, e non ad una pavlova, di cui per altro non viene spiegato nulla, neppure il fatto che prenda il nome da una ballerina russa…ma su questo posso sorvolare.

Inoltre, la dose di zucchero è eccessiva, quasi non riuscivo a lavorare gli albumi…perciò il gusto è risultato stucchevolmente dolce! Lo sciroppo è altrettanto dolce ed è stato particolarmente “complicato” intuirne le dosi. I mirtilli freschi qui dove vivo è praticamente impossibile reperirli, ma ho utilizzato queste bacche essiccate  di mirtilli assortiti che sono state una bella scoperta.

Salvo solo l’idea di utilizzare delle meringhe frantumatesi da sé…anche perché devo dire che romperle non è stato un piacere.

B O C C I A T A

senza riserve

Con questa ricetta partecipo al REDONE

di Settembre