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Avventure di una mamma blogger


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Un aperitivo bugiardo fino in fondo … Panna cotta al robiola di capra e finto crumble salato gluten free per il The Recipe-tionist

Tra bloggers non è semplice conoscersi di persona, anche se le occasioni non mancano, ma la conoscenza che abbiamo, talvolta, gli uni degli altri, benché “virtuale”, è come se superasse quella “a quattro occhi”. D’altra parte, capita che presentandovi una qualsiasi ricetta, si parli un po’ di noi, ci si racconti,insomma.E quando si ha l’occasione di gironzolare dentro un blog, come anche questo mese ho fatto per il The Recipe-tionist, ti accorgi e ti sorprendi di quello che puoi trovarci dentro, e ricordi la persona che lo cura come se già la conoscessi: Cristiana, sto parlando di te!!! sei quella del “quinto quarto”, quella che pensa di fare foto meno belle di noialtri (quella invece sono io, sappilo), quella tipa tutta d’un pezzo, che non ha peli sulla lingua, e fa bene a dire sempre ciò che pensa, e, non per ultimo, quella del Grasso che Cola. Quella che riesce a tirar fuori dal cilindro dei piatti indimenticabili … in effetti tra tutti quelli che avrei potuto scegliere, per celebrare il tuo modo di approcciarsi al cibo, ho scelto una ricetta del riciclo, che può sembrare fin troppo semplice … ma guardatela bene.

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E’ una panna cotta, ma non un dessert..ragazzi miei è un aperitivo e quel crumble salato mi ha fatto penare, perché realizzare un crumble senza glutine con la farina di riso è una sfida persa in partenza. Non mi sono data per vinta: ho realizzato un finto crumble e al posto della farina ho usato del pan grattato gluten free (tant’è che  Flavia mi ha tranquillizzata sul fatto che non mi sarebbe stato conteggiato come ingrediente sostituito) e non l’ho infornato, perciò è un crumble bugiardo, che non “crocca”.

Ma c’è un altro motivo per il quale ho scelto questa ricetta, e cioè la delicatezza e l’autoironia con cui Cristiana riesce a parlare di suo marito e del loro entourage familiare, lui che accompagna i figli a scuola per la prima volta dopo non so quanti anni, ed è in preda a mille dubbi e domande … Ecco, è questo il bello di noi food bloggers, raccontarvela così la vita di tutti i giorni, come una ricetta semplice, ma che, a ben guardare, è densa di significati.

Ingredienti

composta di pere e zenzero (avanzata da qui)

200 g di robiola di capra

250 ml di panna fresca

4 fogli di gelatina

per il crumble

100 g di farina (per me pan grattato senza glutine)

80 g di burro

40 g di Parmigiano

sale facoltativo (né io né Cristiana lo abbiamo adoperato)

Mettere la gelatina in acqua fredda. In un pentolino, scaldate la panna fino a 80 °C. Aggiungere il robiola e farlo sciogliere. Strizzare bene la gelatina per togliere l’eccesso di acqua e aggiungerla alla panna e formaggio, mescolando molto bene. Se necessario, usare un setaccio per togliere eventuali grumi. I bicchieri di panna cotta vanno già porzionati  per poter essere messi in frigo a rapprendere, perciò procuratevene un numero adeguato. Io ho fatto solo tre super porzioni, perché avevo poca composta, ma fino a nove piccole ce la si può fare. In ogni bicchiere, adagiate la confettura, versateci su lentamente la panna cotta e mettete in frigo per almeno tre ore. Per il crumble salato, se avete adoperato della farina 00, potete infornare a 180°C, dopo aver lavorato velocemente gli ingredienti. Se volete fare un finto crumble senza glutine come me, usate del pangrattato gluten free, frullando tutto a crudo in un piccolo robot.

marzoaprile2b2017


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Il Cous Cous bugiardo

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Il Martedì Grasso chiude il Carnevale, come in un cassetto che custodisce tanti sogni legati principalmente alla nostra infanzia, alle fiabe, i mostri e le allegorie della vita.

Una dimensione importante nella crescita di ciascuno, legata a quella ludica e trasformista che per qualche settimana l’anno ci invita al divertimento, al sorriso spensierato, che poi brutalmente, cessa.  Con la fine del Carnevale, si ridimensiona un po’ tutto, anche a tavola. Per questo motivo, oggi –tra l’altro primo giorno di Quaresima- sono qua a proporvi un piatto piuttosto detox, se vogliamo, che, affiancato a poco altro, può essere un primo leggero, veloce, e, perché no, da portare anche in ufficio.

L’ho chiamato ‘Il Cous cous Bugiardo’ perché all’apparenza potrebbe anche ingannare, ma nella realtà si tratta di cavolfiore crudo, frullato e condito. La ricetta è liberamente ispirata ad un’altra di Laurel Evans, ma  l’ho personalizzata ben benino. Invito anche voi a fare la stessa cosa e, magari, poi, fatemelo sapere, che mi fa piacere 😉

INGREDIENTI per 1 persona

80 g di cavolfiore crudo

1 limone non trattato (buccia e succo)

1 arancia non trattata (buccia e spicchi spellati)

2 noci o altra frutta secca

10 g max bacche goji (anche meno)

olio evo qb

sale fino qb

code di finocchio

pepe (facoltativo)

Lavare il cavolfiore, scartando le parti dure e le foglie, ridurlo in farina in un frullatore. Condirlo a crudo con la buccia di limone e arancia, l’olio evo, il succo del limone e qualche spicchio di agrumi spellato. Aggiungere le bacche o uvetta, le noci. Regolare di sale e, se piace, anche pepe. Servire crudo a temperatura ambiente.


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IL LUSSO DI OGGI? POLLO FRITTO con Vichy carrots e gambi di BIETOLE sottaceto per l’MTC n.63

C’è chi giura di aver trovato in un supermercato di Los Angeles confezioni di  “pollo fritto surgelato di lusso”, sostenendo che il concetto di lusso, oggi, è cambiato, e cioè che il lusso sia diventato qualcosa che non può più mancare.

Per gli sfidanti dell’edizione  numero sessantatre del MTC il concetto di lusso coincide con il pollo fritto, ma  quello fatto in casa, nella super galattica sfida lanciata da Silvia -ex “anche no”- del blog Officina golosa, tenuto a battesimo in questi giorni e che vi invito a visitare quanto prima!! Anche perché è lì che troverete spiegazioni dettagliate per un fritto di pollo perfetto.

Per la mia proposta, ho voluto sperimentare una marinatura creativa a base di vino bianco ed olio essenziale di salvia officinale per uso alimentare e ho colto l’occasione per testare la frittura in olio di vinacciolo, prodotto con i semi di uva e che presenta un elevato punto di fumo compreso tra 190 e 230 °C.

Poi, dal momento che Silvia ci ha chiesto di accompagnare il fritto con dei sottaceti, ho preparato con qualche giorno di anticipo dei gambi di bietola in salamoia, e, finalmente ho provato anche a cucinare le carote Vichy, che ora difficilmente abbandonerò. Queste ultime potete prepararle anche sul momento.

Allora cosa aspettate? Armatevi di schiumarola e via.

Marinatura creativa – 4 ore

250 ml Vino bianco

1 l Acqua

10 gocce di olio essenziale di Salvia off.

2 Cosce di pollo

Panatura creativa

2 Uova

Pan grattato (per me senza glutine) qb

100 g Farina di mandorle

1l Olio di semi di vinacciolo per friggere

1 sacchetto per alimenti

Gambi di bietole in salamoia  home made

150 g di bietole (solo i gambi)

150 g di aceto di mele (oppure aceto di riso e aceto di vino in rapporto 9:1)

50 g di zucchero

230 g di acqua

10 g di sale fino

Lavare bene le bietole e scegliere i gambi, separandoli dalle foglie. Tagliare per la larghezza a piccole fette e disporre in una ciotola. In una pentola unire aceto e zucchero. Portare l’acqua a bollore, separatamente, poi rimuovere dal fuoco e aggiungere alla miscela di aceto e zucchero. Mescolare fino a quando lo zucchero non sia sciolto del tutto. Aggiungere infine il sale, continuando a mescolare bene. Versare i gambi, coprire e tenere in frigo per almeno due giorni prima di servire, agitando il contenitore di tanto in tanto.

Marinatura con latticello home made di Silvia – da 4 a 12 h

250 g Yogurt bianco

250 ml Latte

10 ml Succo di limone

2 Cosce di pollo con ossa e pelle

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Tempo di riposo del latticello 15 minuti

Panatura con farina ricetta di Silvia

200 g di farina (senza glutine)

sale

pepe

1l di olio di semi di arachidi per friggere

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Vichy Carrots

300 g di carote già pulite

Sale qb

2 cucchiai di aceto di riso

2 cucchiai di miele

2 cucchiai di olio evo

1 scalogno finemente affettato

½ cucchiaino di timo fresco o rosmarino

Pepe nero (facoltativo)

Mettere le carote in una padella, salare e aggiungere l’aceto. Aggiungere dell’acqua fredda fino a ricoprire le carote per metà. Far bollire a fuoco vivace,poi abbassare la fiamma e continuare a cuocere mescolando di tanto in tanto, almeno 15 minuti, aggiungendo, se necessario, altra acqua. Una volta cotte le carote, togliere il liquido in eccesso e continuando a cuocere altri 2 minuti, aggiungere lo scalogno, l’olio d’oliva, il miele, l’aceto avanzato e il rosmarino. Aggiustare di sale e,se piace, anche pepe. Il piatto può essere servito caldo, freddo oppure a temperatura ambiente.

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 Con questo piatto partecipo alla sfida n. 63 dell’MTC

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Il Pasticciotto per il The Recipe-tionist

Concerto Alba in Jazz – “Dimmi che non vuoi morire”

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E’ sempre questo, puntualmente e alle stesse latitudini, il periodo dell’anno in cui la nostalgia dell’Estate si fa più forte. Sarà che sono nata in una terra fatta per il sole, sarà che quest’anno, dopo trent’anni, ha pure nevicato, e pochi giorni bianchi hanno paralizzato molte persone, disabituate al freddo. La reazione è quella di lasciarmi cullare dal pensiero della mia terra – il Salento- durante l’Estate e la stagione balneare, quando solitamente le famiglie si ri-uniscono, gli emigrati rientrano per le vacanze estive, nonni rivedono nipoti, riabbracciano figli e via dicendo. Non tutti abbiamo avuto il coraggio di lasciare questa terra. Io no. Ad esempio. Certo, non posso non riconoscere le “lacune” che provocano disservizi e imbarazzano turisti o scoraggiano imprenditori. A volte penso che sia tutta una “messa in scena” a difesa di se stessa, che la mia terra mette in atto – come se ne avesse facoltà- per affermare la sua voglia di libertà, quella libertà di appartenere solo al mare e al cielo. Siete tutti invitati, sia chiaro, ma nolenti o volenti ci lascerete  pezzo di cuore…perciò abbiatene rispetto.

2016-02-20

Stamattina ho aperto la cucina con questi pensieri, ma sono anche entrata nella cucina di Patty dove ho trovato, gironzolando qua e là, la ricetta del pasticciotto leccese. Pensavo di partecipare ad un gioco, invece ho avuto un tuffo al cuore…si per gioco, lo è e si chiama The Recipe-tionist di Flavia del blog Cuocicucidici – ma ti apre un mondo, anzi ti apre le cucine dei più bravi food blogger d’Italia, provare per credere.

Prima di lasciarvi la ricetta, vi confesso che non c’è leccese che abbia mai preparato il pasticciotto in casa, perché si mangia in piedi al bar di rito, tutte le mattine davanti ad un caffè fumante, ma secondo voi era un’occasione da lasciarsi sfuggire?

INGREDIENTI PER 8 PASTICCIOTTI

Per la pasta frolla:

250 g di farina 00* (per me senza glutine)

125 g di strutto *

125 g di zucchero semolato

80 g uova

ammoniaca per dolci (la punta di un cucchiaino) *

La scorza di un limone bio grattugiata sottilmente.

Per la crema pasticciera:

500 ml di latte intero

4 tuorli

150 g di zucchero semolato

40 g di amido di mais

La scorza di un limone bio o una bacca di vaniglia

Per la lucidatura:

1 tuorlo sbattuto con un cucchiaio di latte

*ingredienti da verificare per la presenza di glutine e aiutarsi con della carta forno.

  • Per prima cosa preparate la crema che dovrà essere ben fredda per confezionare i Pasticciotti. Portate il latte ad ebollizione in una casseruola con fondo spesso, insieme alla scorza di limone o la vaniglia (a piacimento) quindi spegnete il fuoco e lasciate in infusione almeno 1 ora.
  • Sbattete bene le uova e lo zucchero miscelato alla farina fino a che non saranno pallide e gonfie. Rompete la crema con un paio di cucchiai del latte intiepidito ed mescolate con una forchetta. Accendete il fuoco sotto il latte e versatevi il composto di uova e zucchero quindi con una frusta, mantenendo la fiamma bassa, non smettete di mescolare. Quando la crema comincerà a sobbollire, controllate la densità preferita e spegnete senza superare i 3/4 minuti dall’inizio dell’ebollizione, per non rischiare di stracciarla. Una volta pronta, versatela velocemente in una ciotola di metallo. Appoggiate la ciotola in una ciotola più grande, dove avrete messo acqua e ghiaccio e cercate di raffreddare velocemente la crema mescolandola con la frusta. Quando sarà intiepidita, copritela con una pellicola trasparente a contatto, per evitare che si formi la “pellicina” e riponetela al fresco fino all’utilizzo.
  • Disponete la farina a fontana, mettendo al centro lo zucchero, lo strutto, le uova e gli aromi. Amalgamate tutti gli ingredienti con una forchetta senza intaccare la farina. Fatto questo, portate la farina sopra gli ingredienti umidi e lavorate il tutto velocemente cercando di non farlo riscaldare. Otterrete una pasta liscia ed omogenea. Fatela riposare in frigo almeno per un’ora o se preferite per tutta la notte (poi ricordatevi di toglierla almeno mezz’ora prima di lavorarla).
  • Imburra gli stampi per Pasticciotto e metteteli in frigo.
  • Su una spianatoia stendete con un matterello la pasta allo spessore di 3 o 4 mm.  Tagliatene dei pezzi sufficientemente grandi per riempire lo stampo e fuoriuscire dai bordi (vedi foto). Appiattite bene la pasta all’interno dello stampo quindi riempitelo con la crema fredda. Con un altro pezzetto di frolla, richiudete la crema e schiacciate la pasta lungo i bordi tagliandola delicatamente con le dita. Esercitate una pressione con le dita tutto intorno ai bordi e vedrete formarsi la caratteristica cupoletta.
  • Sbattete il tuorlo con il latte e spennellate bene il coperchio. Procedete alla stessa maniera fino alla fine degli ingredienti. Una volta pronti, mettete gli stampi in frigo per almeno mezz’ora, in modo da raffreddare ulteriormente la crema ed evitare che fuoriesca in cottura.
  • Mettete gli stampini in forno preriscaldato a 220°. La friabilità finale è data anche dalla cottura veloce ad alta temperatura. Dovranno cuocere dai 7 ai 10 minuti, dipende da forno a forno. Controllate il colore, che deve essere ambrato e lucido.
  • Una volta pronti, toglieteli e sformateli subito facendoli raffreddare su una griglia. Gustateli ancora tiepidi perché sono perfetti così!

Non prendete d’esempio i miei, che sono purtroppo senza glutine e son venuti malissimo (esteticamente) ma la ricetta di Patty, che salentina non è, è a prova di oriundo, ve lo assicuro. Il gioco non consente sostituzioni di ingredienti, se non solo uno. Per forza di cose io ho cambiato solo la farina, senza glutine, appunto.

Ps. Una crema pasticcera così buona non l’avevo mai assaggiata 😉

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Breve storia di un macaron. Appunti di una dolce disfatta.

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In principio fu il template disegnato a mano …

Poi quella che era la ricetta perfetta, diventò un incubo…Perciò, se volete i macaron perfetti andate a studiare da Ilaria, non qui.

Se non altro, questo mese, il primo del 2017, conierò un nuovo neologismo e allestirò una nuova metafora , che sostituirà, per quanto mi riguarda,  la più nota “non tutte le ciambelle vengono col buco”, ovvero “Non tutti i macaron fanno il collarino” e, nella fattispecie parliamo di Macanon… so già che qualcuno resterà deluso, ma nessuno è infallibile.

Ci ho provato.

La ricetta era quel che si dice perfetta e vi prego di andarla a studiare bene da Ilaria, ma qualcosa nel mio forno non è andato come previsto e i ‘macarons’ si sono bruciacchiati, ma di brutto. Per buoni ,eran buoni (lo sa bene mio figlio, che li ha spazzolati nello spazio delle mie imprecazioni, noncurante)… che ci posso fare, se non scherzarci su ed aspettare la prossima sfida di questo meraviglioso MTC, arrivato alla sessantaduesima edizione in forma smagliante!!!

Ho avuto qualche problema nel passaggio sciroppo/albumi montati ma non troppo, anche se vi assicuro che il termometro segnava circa 40°C …

Vi lascio qualche fotina a imperitura memoria e non ci penso più 😉

Per la farcia avevo pensato di utilizzare del liquore alla liquirizia per fare un cremoso, nell’altro tipo invece una crema al limone sul tipo del biancomangiare … ma ormai è andata.

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Chi non fa,

non falla.

CON QUESTA RICETTA IMPARO LA LEZIONE N. 62 DEL FANTASTICO MTC!!!

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Gluten free Dalila’s Cake per l’MTC n. 54

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“Dal divoratore è uscito il cibo

e dal forte è uscito il dolce”

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 L’ispirazione non perdona, e la simpatica “coppia” di Burro e Miele ha dato talmente tanti di quegli spunti questo mese all’MTC per la sfida n.54,  che son tornata sui miei passi, sulla decisione, cioè, di non partecipare più alle sfide, causa lavoro, e … sono di nuovo qua…

La storia che mi accingo a raccontarvi, accadeva  nel periodo in cui gli Israeliti erano sotto il dominio dei Filistei,pare per punizione divina…ma Dio li rivolle, ad un certo punto, come popolo eletto. Dio, essendo in quel periodo un po’ attacca brighe, vedi Zeus (diciamo) voleva litigare con questi Filistei, anzi voleva distruggerli…Fu così che fece annunciare la nascita di un liberatore, Sansone. (Perchè mi senta un po’ Benigni, non lo so, ma andiamo avanti:)

Sansone fu un uomo giusto, fu giudice in Israele per venti anni, ma era predestinato ad una morte cruenta.

Sansone era stato consacrato a Dio sin dal grembo, unico caso di nazireo per tutta la vita, cioè avrebbe dovuto osservare un “codice comportamentale” che prevedeva, nella fattispecie, l’astinenza dal vino e dai cibi “impuri”e, in aggiunta, non avrebbe mai dovuto radersi i capelli, era lì, infatti, che risiedeva la sua forza sovrumana. Tra le prescrizioni, però, faceva eccezione la vita sentimentale: gli era concesso di prender moglie, anzi poteva frequentare tutte le donne che gli pareva. A dispetto della sua appartenenza al popolo Ebreo, si innamorava sempre delle donne straniere, con gran dispiacere di mamma e papà, costretti a combinar matrimoni coi Filistei…

La giurisprudenza dell’epoca,in campo matrimoniale, permetteva anche forme di matrimonio senza la necessaria coabitazione, e fu proprio un giorno, mentre tornava nella casa paterna, dopo aver fatto visita alla moglie, che un impeto divino lo fece deviare dal percorso e si trovò a combattere con un leone, su cui, grazie al cielo, ebbe la meglio. Il caso, oggi, avrebbe fatto discutere, ma lì nessuno vide, nessuno udì…fu quasi un’esercitazione “divina” in vista di future battaglie, ben più pesanti.

Sansone non ne aveva mai parlato con nessuno, neppure con mamma e papà… Nessuno, infatti, sapeva del leone, né di quello che Sansone trovò qualche giorno dopo, all’interno della carcassa di quella bestia feroce, e cioè un alveare pieno di api laboriose e tanto di quel miele che Sansone poté riempirsi le mani e offrirne anche ai suoi genitori,  senza rivelare la provenienza di quel alimento così prezioso.

Perciò, appena ne ebbe l’occasione, ed essendo sprovvisto di doni per le sue nuove nozze, pensò bene di trarre spunto da quel episodio per formulare un indovinello da sottoporre a trenta Filistei: “Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce”. Ciascuno di loro gli avrebbe donato un abito se, al tramonto, non fossero riusciti a trovare la soluzione.             Al contrario, sarebbe stato lui a pagar pegno.

I Filistei, molto furbi, fecero leva sulla futura moglie di Sansone, minacciandola di morte, se non avesse estorto il segreto al marito. La donna si fece rivelare il segreto e lo riferì ai Filistei, popolo cui peraltro apparteneva. Così Sansone fu costretto ad uccidere trenta uomini,togliere loro i vestiti e offrirli in pegno ai trenta Filistei che erano riusciti a rispondere, con l’inganno, all’indovinello: cosa c’è di più forte di un leone? Cosa c’è di più dolce del miele?

Ripudiata quella moglie, Sansone si innamorò nuovamente, questa volta la donna in questione è chiamata per nome (neppure della madre di Sansone la Bibbia riporta il nome,ma di questa donna,si), Dalila.  I Filistei, però, volevano mettere Sansone nella condizione di non nuocere più,e a tale scopo dovevano riuscire a conoscere il segreto della sua forza sovrumana per poterlo sconfiggere.

Conosciamo tutti la fine di questa storia d’amore…Sansone amava tanto Dalila, che dopo ripetute insistenze della donna, le rivelò il segreto della sua forza, i capelli.

Venduto questo segreto ai Filistei per una lauta ricompensa, fu lei stessa a provvedere alla rasatura della virile chioma, consegnando Sansone al suo destino (ignara del fatto che Sansone era nato proprio per perire  insieme a tutti i Filistei).

Reso, poi, anche cieco e ridotto in schiavitù, un giorno fu slegato dalle catene per offrire uno spettacolo al popolo…intanto la chioma stava ricrescendo, la forza era tornata…gli bastò appoggiarsi alle colonne su cui si reggeva la reggia,  per distruggere la costruzione e far morire insieme a lui oltre tremila persone.

***

Spero che il racconto,tratto dal capitolo 14 del libro dei Giudici e ispiratomi da Erri De Luca in “Una nuvola come tappeto” vi abbia messo un po’ di appetito, perché adesso dovete sorbirvi la Torta di Dalila,  ispirata ad una ricetta della simpaticissima Melissa Clark e pubblicata sul NYT Cooking.

In questo post la ricetta ha subito  le mie variazioni sul tema, come sempre. Innanzitutto, non potevo presentarvi una torta senza nome, perciò ho pensato bene di chiamarla Gluten free Dalila’s Cake, in realtà è la

Torta al miele, con vino rosso e susine.

[Per motivi terapeutici ogni volta che realizzo una ricetta, devo reimpostarla sulle coordinate del gluten free]

 

Prosit!

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Ingredienti

400 g di preparato* per dolci senza glutine

2 g di polvere di zenzero

2 g di cannella

3 uova grandi

200 g di Olio e.v.o. km 0

250 g di Miele biologico di Acacia

150 g di Vino rosso secco

4 Susine rosse ben mature  per decorare

Foglioline di mentuccia

Miele d’acacia bio q.b. per far macerare la frutta

*contenente lievito, sale e zucchero.

Steps

  • Pre riscaldare il forno a 180 °C; imburrare e infarinare lo stampo.
  • In una ciotola capiente,unire la farina con le spezie;
  • In un’altra ciotola lavorare bene le tre uova con una frusta,aggiungere olio,miele e vino. Mescolare e versare sugli ingredienti secchi, lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  • Versare nello stampo imburrato e cuocere per circa 45-50 minuti. Ultimata la cottura, trasferire su una teglia e lasciare raffreddare per almeno 20 minuti, prima di togliere dallo stampo.
  • Nel frattempo, lavare e affettare la frutta, trasferirla in una terrina e mescolarla con del miele  e delle foglioline di menta (oppure timo).Lasciare macerare almeno 30 minuti. Servire la torta con questa frutta.

 

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.54

del MTC,

perché è come il miele!

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PS 1)Realizzare questo post è stato molto importante per me, mi ha permesso di staccare la spina e respirare a pieni polmoni. Ringrazio Alessandra e tutta la squadra del MTC!!! Ringrazio la mia amica Angelica, perché ha accettato di fotografare la mia torta dopo che la mia macchinetta fotografica ha avuto la peggio, essendo capitata tra le manine laboriose del mio piccolo ometto. 2)Set e ambientazione sono sempre mie, in particolare mi è piaciuto inserire anche questo scatto perché, essendo un pozzo, rimanda proprio al luogo intorno al quale nell’Antico Testamento, si “contrattava” il matrimonio. Anche i genitori di Sansone hanno contrattato per lui più volte davanti ad un pozzo.

 

 


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Spaghetti gluten free alla marinara

“Ieri è venuta la signorina di supplenza che è molto buona e pasiente e ha i capelli lunghi e rossi che sembra Rita Eivort, però non è lei”

(Franco P., classe quarta, Piacenza, 1954)

tratto da SPOSERÒ IL PRIMO BANCO A DESTRA

***

L’incipit di questo post è motivato dal fatto che vorrei tanto parlare di quello che sta accadendo nella Scuola italiana in questo momento storico, ma mi rendo conto che non basterebbe un mese solo per elencare tutti i punti da chiarire e poi la votazione ai piani alti della politica si è conclusa poche ore fa..perciò che ve ne parlo a fare?? Eppure mi sta a cuore, come mamma, e come precaria del settore…

Veniamo, piuttosto, al dunque della ricetta, che propongo al MTC di questo mese..ovvero spaghetti  gluten free (di riso e mais) al profumo di cozze conditi con pomodori ciliegino…e ringrazio Paola per questa occasione imperdibile!!

Tra parentesi vorrei sottolineare il fatto che, celiachia o no, lo spaghetto è rimasto il re indiscusso della nostra tavola, sebbene le differenze ci sono, ma basta aver un po’ di pazienza e raggiungerete gli stessi risultati dell pasta di grano duro!!

Ingredienti per due persone

Spaghetti di riso e mais 150 g

aglio 2 spicchi

olio evo qb

pomodori ciliegino freschi

cozze 400 g

origano o timo

Portare a bollore l’acqua per cuocere la pasta, salare aggiungere un goccio d’olio evo e gli spaghetti. Cuocere per il tempo riportato sulla confezione (nb la pasta senza glutine ha tempi di cottura più lunghi e bisogna rispettarli per nn avere brutte sorprese; in questo caso ho messo il timer a 10 minuti).

Nel frattempo, in una padella mettere  poche gocce d’acqua e olio e due spicchi d’aglio, poi aggiungere le cozze crude, dopo averle risciacquate in acqua, su fuoco medio. Aspettare che si aprano, lentamente. Se occorre, si può flambare con del vino bianco. Aromatizzare con del rosmarino oppure timo. Dopo questo passaggio, togliere le cozze dalla padella e tenerle da parte. Non gettare via l’acqua delle cozze, perché una piccola quantità può essere utilizzata, come ho fatto io, per far cuocere i pomodori ciliegino, lavati e tagliati a dadini. Basteranno pochi minuti per ottenere un buon condimento per la pasta, l’importante è non far seccare i pomodori sul fuoco.

Colare gli spaghetti e metterli nella padella insieme ai pomodori, spegnere il fornello, mescolare un po’, aggiungendo anche le cozze, anche senza sgusciarle, per fare prima (!), impiattare subito e servire.

Con questa ricetta partecipo

al MTC n 48

perché mi sta “a cuore”…come la Scuola!