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Avventure di una mamma blogger


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Seconda lezione:la pasta! Io speriamo che me la “cacio”. Spaghetti cacio e pepe & sedanini al ragù di cinghiale, tutto gluten free.

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Dove vivo io, c’è spesso sole e bel tempo. Un paesaggio colorato di rosso e macchiato del verde degli ulivi. La macchia, quella mediterranea, è molto ben rappresentata a queste latitudini, anzi penso di essere nel cuore di quello che è definito “salento”, un termine abusato, quasi sporcato da interessi che poco hanno da spartire con la sincerità di questa terra.

D’altro canto, valori come sincerità, amicizia, solidarietà e onestà, perdono sempre più terreno nel mondo odierno, lasciando  il posto a tutt’altro. Lungi dal voler sembrare catastrofica, oggi vi parlo di ciò che, a tavola, esprime l’esatto opposto: un confortante e onesto piatto di PASTA ben mantecato, italiano fin nel midollo, terapeutico per noi…..

gli spaghetti senza glutinecacio e pepe“,ricetta italianissima nelle classifiche e romana nell’essenza. Un piatto apparentemente semplice nell’esecuzione, che in realtà può mettere in seria discussione la bravura di qualsiasi chef.

Parliamo dell’ abc della cucina italiana, una cucina fatta di regioni che si parlano, contaminandosi l’un l’altra pur rimanendo rispettose delle loro singole identità. Un piatto in cui il pecorino romano stagionato almeno dodici mesi farà la differenza!

Il pepe tra i migliori che potrete reperire e macinare al momento. Il resto, e molto altro ancora, ce lo ha spiegato Greta,con una generosità disarmante, nelle dispense sulla cottura e mantecatura della pasta-cioè la lesson number two dell’MTC- i trucchetti e le “mosse” giuste per far gustare una pasta degna di questo nome, anche senza glutine! A seguire, per i pastaioli sugo – “addicted”, troverete un piatto di sedanini di riso e mais al ragù di cinghiale, insomma, avete materiale tra cui scegliere, oppure fate entrambi!

Cacio e pepe di Greta De Meo

Ingredienti: per 4 persone

Attrezzatura:

una pentola capiente per bollire la pasta

Una padella per mantecare

Una bastardella d’acciaio

Una pinza

Una frusta

 

400 g di spaghetti (per me n. 5 Barilla senza glutine)

120 g di pecorino stagionato grattugiato fino

Pepe nero

Lessate la pasta in abbondante acqua poco salata. Mentre la pasta cuoce sciogliete il formaggio in una ciotola aiutandovi con una frusta, aggiungendo poca acqua per volta, fino ad ottenere una crema, tenete in caldo.

Tirate su la pasta 3 minuti prima del punto di dente e continuate la cottura nella padella con un filo d’olio, il pepe e abbastanza acqua per permettere la cottura. Fate riprendere calore sempre mescolando e agitando la pasta nell padella così da creare un’emulsione tra amidi e grasso, continuate fino ad arrivare a cottura. Fuori dal fuoco e lontano dal fornello caldo aggiungete velocemente la crema di pecorino, saltate la pasta velocemente e servite fumante, la cacio e pepe non può aspettare. Aggiungete un altro pizzico di pepe sul piatto prima di servire

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 Per il ragù di cinghiale ho seguito le indicazioni qui, partendo da cinghiale allevato a km zero dell’Az. Ingrosso.

Ingredienti

120 g Sedanini di riso e mais (senza glutine)

1,5 lt acqua

sale grosso qb

300 g circa di ragù

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I miei Salmon Cucumbers per Il Club del 27

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POTLUCKS RECIPE non è uno sciogli lingua, ma una goduriosa raccolta di ricette nate per quelle occasioni in cui <<sei invitato ma porta qualcosa anche tu>> e chi di voi non ha mai ricevuto di simili inviti non è di questo mondo. Per quanto mi riguarda non solo mi capita, ma spesso devo arrovellarmi il cervello e trovare qualcosa di “originale-buono-gustoso-glutenfree-veloce” che solo a dirlo passa la voglia..e invece no. Questa ricetta è stata amore a prima vista, una caduta da cavallo alla San Paolo….

Insomma, fatti e mangiati. Volete provare anche voi? E se gli antipasti non sono ciò che cercavate, prego accomodatevi sulla pagina del Club del 27 perché vi attendono una carrellata di ricette tratte tutte da questo libro di Miss Ali Rosen, per tutti i gusti, le esigenze e con annessi consigli sul trasporto.

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    Questo fantastico banner è opera della mitica Mai Esteve del blog  Il colore della curcuma

 

SALMON CUCUMBERS

Ingredienti per 15/20 dischetti di cetriolo

1 cucchiaio di olio d’oliva

2 cucchiai di scalogno affettato

225 g di filetto di salmone fresco

1 cetriolo Inglese grande (per me un carosello pugliese)

Sale ql

60 ml di maionese

1 ml di salsa piccante (suggerita Frank’s RedHot)

30 g di capperi

ciuffi di erba cipollina tritata per guarnire

Pepe nero fresco per insaporire

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Scaldare una padella a fuoco vivace. Aggiungere l’olio d’oliva e lo scalogno e cuocere 3 minuti. Spostare lo scalogno su un lato e aggiungere il salmone e cuocere 4 minuti. Rivoltare e cuocere almeno altri 2 minuti, ma non più di 4, dipende dallo spessore del salmone e dal vostro gusto. Rimuovere dal fuoco e far raffreddare.

Tagliare dei dischetti di cetriolo alti meno di 1 cm: devono essere spessi abbastanza da reggere il ripieno sopra, ma non troppo spessi tanto da prevalere. In una ciotola mescolare il sale con la maionese, la salsina piccante, e i capperi. Schiacciare il salmone in piccoli pezzi e versarli nella ciotola. Mescolare bene. Spalmare il composto al salmone sul dischetto di cetriolo, decorando con erba cipollina e pepe.

Come portarli

Si possono conservare in frigo su un vassoio (e poi in un sacchetto di plastica per non farli rinsecchire)se preparati in anticipo, ma la soluzione migliore è quella di assemblarli sul posto, a patto di esser sicuri di avere tempo e spazio per farlo, a vostra disposizione.

 

 

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Quasi una crême brûlée di caprino, con macedonia di verdure e agrumi, patate fritte e albumi alla menta. L’altro modo di gustare una tortilla de patatas.

Nada te turbe nada te espante

Quien a Dios tiene nada le falta…

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Oggi un leggero guizzo artistico per completare un discorso piuttosto impegnativo ma con leggerezza, appunto. La nostra geniale Mai Esteve, avendo vinto la sfida sull’Afternoon tea, ha voluto metterci in padella  alla prova con le padelle, prova doppia, che, per quanto mi riguarda, era iniziata con una saporita tortilla al caprino.

Spremi e spremi, dovendo un po’ stravolgere e ricostruire la prima proposta, mi sono appellata alla santa patrona delle patate fritte, nonché mia santa preferita, che, lo sento, mi tiene sotto la sua ala protettrice, Teresa la Grande (cioè Teresa d’Avila). Si. Spagnola pure lei. Anche perché di una “quota rosa” c’era bisogno, vista la piega maschile che la gara stava assumendo, con San Giorgio che scorrazza dappertutto al galoppo del suo cavallo, salvando donzelle di qua e di là.

In realtà, mi piacerebbe approfondirlo un discorso sulla mistica del piatto, solo che ancora un modo non l’ho trovato, perciò gustatevi questa ricetta e quel che sarà, sarà…

Quasi una crême brûlée di caprino

Occorrente:

un colino cinese

una padella

cocotte

ciotola con acqua per bagnomaria

Ingredienti per la crême

3 tuorli

30 g di caprino

200 ml di latte

sale qb

pepe nero ql

Altri ingredienti per completare il piatto

patate

albumi avanzati

3g di inulina

1 cucchiaino di tapioca

sale qb

foglioline di mentuccia a julienne

olio per friggere

1 cetriolo

buccia grattugiata di arancia e qualche spicchio

olio e aceto

erba cipollina

Iniziate con le uova, separando i tuorli dagli albumi e mettendo questi ultimi da parte. Salate gli i tuorli, versateci sopra il latte bollente. Di seguito, aggiungete il caprino grattugiato e mescolate bene per farlo sciogliere. A questo punto, filtrate tutto con un colino cinese, versate in due cocotte (io ne ho utilizzata una più grande)  e disponete in un’altra terrina da forno piena d’acqua. Infornate a 180 °C  e cuocete a bagnomaria per almeno 20 minuti, o fino a quando, muovendo la cocotte, non noterete che la crema si è addensata.

A parte, montate gli albumi con il sale, l’inulina e le foglioline di mentuccia tagliate a julienne. Aggiungete la farina di tapioca, continuando a montare. Scaldate una padella piccola antiaderente e fate friggere la frittata di albumi su entrambi i lati pochi minuti. Succesivamente effettuate dei ritagli trinagolari e tenete da parte.

Tagliate a concassè il cetriolo pugliese, grattugiate la buccia d’arancia e ritagliate qualche spicchio. Condite la macedonia con olio, aceto e sale.

In un’altra padella, portate a temperatura dell’olio di semi vari.  Nel frattempo pelate e affettate le patate, lasciandole in ammollo. Successivamente, togliete l’acqua, fate asciugare su carta da cucina e friggetele, ottenendo un colore ben dorato (se vi piace, date la forma delle patate della busta, come ho fatto io).

Per comporre il piatto, usate la fantasia, la cosa importante, nel mio casa è stata la presenza di tutti gli elementi utilizzati nella tortilla classica, in maniera tale che mangiando la crême utilizzando le patate fritte al posto delle stoviglie, si apprezzasse ad ogni boccone la tortilla al caprino.

La macedonia è solo d’accompagnamento (e anche un escamotage per tappare un buco provocato da assaggio non autorizzato!!)

Mai spero sarai contenta 😉

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Banner di Mai Esteve

 


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Zeppoline senza glutine per il calendario del cibo italiano

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Il progetto del Calendario Italiano mi sta davvero a cuore e mi spiace non poter contribuire più spesso di così. Oggi si celebra la Giornata Nazionale delle Zeppole di San Giuseppe  e per la sottoscritta è arrivato il momento di cimentarsi con queste meraviglie di pasticceria, con tutte le difficoltà del caso. Veramente, prima di lasciarvi la ricetta delle mie zeppoline senza glutine, non posso ignorare la figura di San Giuseppe, a cui sono abbinate. E per la verità, poche sono le informazioni su questo Santo, venerato come “Sposo di Maria” ma è pure la persona che si è curata della crescita di Gesù. Ora, senza addentrarmi in argomenti dottrinali, da cui poi non usciremmo più, vi dico solo che quest’uomo deve esser stato un grande papà. Non a parole, ma con i fatti. Nessuna frase gli è attribuita nei Vangeli, gli è dato solo un mestiere, quello di falegname, appunto concreto..mani che plasmano il legno. Sappiamo che è stato anche un “profugo”, in Egitto. Sappiamo che apparteneva alla dinastia dei Re. Sappiamo tante cose. Tutte informazioni utili per accettarlo come amico, compagno di strada. O anche no. Nessun obbligo. Ecco, se dovessi scegliere di sintetizzarne l’insegnamento, lo farei con le parole di don Tonino:-Non basta mettere in vita, bisogna mettere in luce.-

Credo sia ciò che ha fatto San Giuseppe con Gesù. Adesso però tengo fede alla mia promessa e vi presento le mie zeppoline.

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Ingredienti

200 ml di acqua

180 ml di farina di riso integrale

sale

1 noce di burro

1 uovo

buccia di limone grattugiata

crema pasticcera bianca e nera (al cioccolato fondente)

Se è difficoltoso preparare dolci senza glutine, l’impasto choux lo è ancora di più perché cotto due volte. Ma provarci può dare grandi soddisfazioni. Il consiglio è quello di lavorare a piccole dosi e per difetto di liquidi. Per questo motivo, non prendete le mie quantità per definitive, ma lavorate passo dopo passo e se necessario modificatele a vostro comodo.

Iniziamo. Portate l’acqua a bollore col burro e  salate. Versate la farina a pioggia e mescolate fin quando non si sia rappresa. (Potrebbe occorrerne più del previsto). Togliete dal fuoco e fate raffreddare bene. Su una spianatoia continuate la lavorazione, a impasto freddo, aggiungendo l’uovo e la buccia di limone grattugiata. (le uova, se più di uno, vanno aggiunte una alla volta). Aiutatevi con della carta da forno (questi impasti sono particolarmente appiccicosi).

Lavorate piccoli pezzi dello spessore di un dito e lunghi da 10-15 cm e arrotolateli su se stessi.Friggete le zeppoline e successivamente decoratele con della crema pasticcera. Si possono spolverare di zucchero prima della decorazione.

 

 

 

 

 

 


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Cornish Splitz e Strawberry Shortcake senza glutine per l’Afternoon Tea con l’MTC 71

Questa 71ma sfida è una delle più ghiotte che io ricordi -almeno tra le ultime quaranta edizioni di MTC ed è tutto merito di Valeria del blog Murzillo Saporito che finalmente si attesta come vincitrice della scorsa edizione e propone l’allestimento di un Afternoon Tea in piena regola. Per la sottoscritta,  sarà anche l’ennesima sfida nella sfida, dovendo pasticciare senza l’ausilio del glutine, ma volendo comunque realizzare cose belle e appetitose.

Questa proposta è stata anche l’occasione per fare una piacevolissima “passeggiata” nella storia di questo popolo così devoto alla Corona e con uno stile tutto suo, inimitabile come i cappellini color pastello della sua Sovrana.

Quello che so degli Inglesi lo devo alla mia insegnante di Lingue del Liceo, ad Agatha Christie ed al cinema d’animazione. Si, proprio così. Vi lascio un assaggio con una scena simpaticissima de The GGG visto insieme alla mia piccola peste e se non fosse per lui, quante occasioni avrei già perso in questa vita!

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Ora prepariamo un Afternoon Tea.

Il tè

Ho scelto del buon tè nero di Ceylon in foglie, la varietà di tè che usiamo di più in casa nostra e che è denominata “Orange” in onore di una famosa  Dinastia Reale Olandese degli Orange-Nassau e che nulla ha a che fare con gli Agrumi!!

Gusto robusto e rotondo, dal vero sapore di tè!

L’acqua per preparare questo tè deve essere almeno a 95°C e l’infusione piuttosto breve tra 3 e 4 minuti. Avendo notato la schiumetta dopo aver utilizzato acqua di rubinetto, questa volta ho optato per un’acqua minerale con un residuo fisso inferiore e consiglio lo stesso a voi, per non rovinare un tè di qualità.

Questo tè è classificato nella categoria “Pekoe” in quanto ottenuto solo dalle ultime due foglie e dalla gemma apicale della pianta, Camellia sinensis (L.) Kuntze.

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Mi sono innamorata a prima vista delle Strawberry shortcake di Regula Ysewijn e dei suoi Cornish Splits ed è questo il motivo per cui li ripropongo in versione, purtroppo, gluten free per la sfida MTC71.

Iniziamo dai Cornish Splits, anche se onestamente non conoscendo a fondo la cultura gastronomica degli Inglesi, temo di aver fatto un po’ di confusione scegliendo una preparazione del Devon che geograficamente e storicamente si colloca in una tradizione differente. Ad ogni modo, è sbagliando che si impara e, semmai, potrò partecipare con un’altra ricetta. Valeria abbi pazienza 😉 Tutta colpa di mio marito che sta gufando parecchio, uffa.

Ingredienti

  • 6 g di lievito di birra secco
  • 10 g di zucchero di canna
  • 100 ml di latte
  • 100 g di burro
  • 200 g di farina senza glutine per pane e focacce
  • un pizzico di sale

Preparare il lievitino unendo lievito, zucchero e un po’ di latte tiepido. Lavorare il burro a temperatura ambiente, aggiungere la farina, il sale e una parte di latte. Aggiungere il lievitino. Aggiungere il latte rimasto, impastando su una spianatoia. Il tempo suggerito è di dieci minuti per farine comuni. Quelle senza glutine possono esser lavorate per meno tempo. Aspettare che l’impasto raddoppi almeno per 45 minuti, ma senza glutine il raddoppio non verrà raggiunto. Riprendere l’impasto e lavorarlo in lunghezza, in modo da creare piccoli pezzi tutti uguali che saranno poi arrotondati. Disporli su una teglia foderata con della carta da forno, mantenendoli un po’ distanti. Con queste dosi si ottengono 8-10 panini.

Preriscaldare il forno a 220°C e cuocerli per 20 minuti. Si possono conservare per pochi giorni e prima di consumarli è preferibile scaldarli nuovamente.

Per farcirli bisignerebbe usare clottered cream. Per adattarli ad un afternoon tea ho optato per del semplice burro spalmato sopra una confettura di frutti di bosco (fragole, lamponi, ribes e mirtilli).

***

Nel libro The good Huswifes Handmaide for the Kitchin (1594-1597) è riportato forse per la prima volta il termine “short cake”, ma il cattivo stato di conservazione di questo antico ricettario non permette una disamina completa dell’argomento.

Take wheate flower, of the fayrest ye can get, and put it in an earthern pot, and stop it close, and set it in an Ouen and bake it, and when it is baken, it will be full of clods, and therefore ye must searse it through a search: the flower will haue as long baking as a pastie of Uenison. When you haue done this, take clowted Creame, or els sweet Butter, but Creame is better, then take Sugar, Cloues, Mace, and Saffron, and the yolke of an Egge for one doozen of Cakes one yolke is ynough: then put all these foresaid things together into the cream, & temper them al together, then put them to your flower and so make your Cakes, your paste wil be very short, therefore yee must make your Cakes very litle: when yee bake your cakes, yee must bake them vpon papers, after the drawing of a batch of bread. (dal blog di missfoodwise)

Anche Shakespeare ne parla in “Le allegre comari di Windsor” del 1602 a dimostrazione del fatto che il popolo Inglese ama queste preparazioni da tempo immemore.

Inoltre, in  epoca medioevale si attribuiva alle fragole un potere afrodisiaco tanto che venivano consumate tal quali senza alcun accompagnamento.

“Short” era utilizzato con il significato di “crumbly” dal termine inglese desueto “cruma” utilizzato nel 15th secolo  in conseguenza di un maggior utilizzo di materia grassa nella farina o “shortening” al fine di ottenere una short texture, appunto.

La ricetta originale usa del farro integrale, purtroppo ho dovuto ripiegare sul sorgo, che mi permette di lavorare senza glutine e per renderlo farro-like l’ho colorito con un pizzico di cacao amaro utilizzato solo per colorare.

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Strawberry Sorghum Shortcake

  • 125 g di burro freddo
  • 100 g di farina di sorgo
  • 50 g di farina di riso integrale
  • 50 g di zucchero di canna
  • ½ uovo
  • estratto di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • mezzo cucchiaino di cacao amaro in polvere

Per farcire

  • 300 g di fragole
  • 100 ml di panna da montare
  • zucchero per la panna, facoltativo

Procedimento

Lavorare la farina ed il burro fino ad ottenere un impasto a briciole. Aggiungere zucchero, sale,cacao, vaniglia e un po’ d’uovo già battuto, lavorando l’impasto fino a farlo diventare liscio e morbido. Stendere su un piano di lavoro pulito, assottigliandolo il più possibile spolverando con della farina di riso. L’ideale sarebbe fino a mezzo centimetro di spessore, ma essendo senza glutine, si romperebbe in cottura, perciò il mio è quasi alto 1 cm. Ricavare almeno 4-6 cerchi da 8 cm di diametro. Trasferirli in frigo e lasciarli riposare per almeno 30 minuti. Preriscaldare il forno a 175°C. Trasferire i cerchi sulla placca foderata con carta da forno e cuocere 20-25 minuti fino a quando saranno dorati. Sfornare e mettere a raffreddare all’aria. Intanto tagliare a metà o in quarti alcune delle fragole e tenerne altre intere per decorare. Montate la panna insieme con dello zucchero a velo, se preferite. Quando le shortcakes  saranno raffreddate del tutto, iniziate a comporre le porzioni coprendo il primo biscotto con le fragole in pezzi, su cui adagerete il secondo biscotto, che andrà ricoperto di panna.*

*Per provare a rimanere in gara, ho preparato le mie shortcakes mettendo la panna montata tra i due strati come suggerito nel regolamento. Ma l’effetto scenografico della panna decorativa è imbattibile, perciò in qualche foto troverete pure quelle 😉

Aggiungete le fragole intere per decorare e servite.

Ps: La tovaglietta é un ricamo su lino blu eseguito da mia mamma 50 anni fa (ci tenevo a dirlo).

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<<L’importante è parTE(A)cipare!>>

Grazie Valeria.

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Tagliatelle senza glutine per il Calendario del Cibo Italiano

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Come raccomandava il buon Artusi, “i conti devono esser brevi e le tagliatelle lunghe”!!! E’ l’unica raccomandazione che mi frullava in testa mentre mi cimentavo con le mie prime tagliatelle gluten free. Avrei preferito proporvele di farina di castagne, ma non ne ho trovata e ho optato per quella di sorgo. In fin dei conti ciò che mi importava era che fossero senza glutine, così da poterle proporle a tavola. Sono ancora da perfezionare, c’è da lavorare su lunghezze e spessori, ma erano di un buono che son finite pure queste. Grazie al Calendario del Cibo Italiano ho occasione di cimentarmi in tanti piatti della tradizione Italiana e, facendo di necessità virtù, provo ad imparare a manovrare farine non del tutto domabili, anche se questo cereale mi ha dato belle soddisfazioni in fatto di tenuta in cottura e sapore. Per la Giornata Nazionale delle Tagliatelle ecco la mia ricetta:

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Per una porzione

80 g di farina di sorgo

20 g di farina di risoi ntegrale

1 uovo

1 pizzico di noce moscata

Condimento

1 carota

60 g di pancetta dolce (o cotto) a dadini

1/2 cipollotto

1 noce di burro

 

Unire le farine in un robot, aggiungere la noce moscata e l’uovo intero e impastare a media velocità. Trasferire il panetto morbido su una spianatoia e appiattirlo con un mattarello utilizzando dei fogli di carta forno. Tenere da parte un po’ di farina perché sicuramente occorrerà aggiungerne una spolverata. Cercare di stendere la sfoglia quanto più sottilmente, anche se è consigliabile mantenere uno spessore di sicurezza per evitare rotture in cottura. Ritagliare e tenere all’aria per essiccare almeno tre quarti d’ora.

Portare a bollore una buona quantità d’acqua già salata e nel frattempo preparare un battuto di carote e cipollotto. Buttare le tagliatelle in pentola e cuocere almeno otto minuti, controllando che non si rompano e mescolando delicatamente di tanto in tanto.

Far andare una noce di burro in una pentola antiaderente, con pancetta e battuto di carote, coprire e far cuocere. Aggiungere acqua o brodo se necessario.

Scolare la pasta e mantecare in pentola con l’aggiunta del condimento.


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I waffle di Bruegel dalla tela alla tavola

Avete presente quel dipinto di Bruegel il Vecchio del 1559 dal titolo Lotta tra Carnevale e Quaresima? Anche no, direte. Ad ogni modo vi ho trovato un dettaglio dell’Opera, che visto il periodo dell’anno, cade a fagiolo, come suol dirsi.

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Nelle intenzioni di Bruegel, probabilmente, c’era qualcosa di più profondo che non semplicemente celebrare questo periodo dell’anno, ma per la ricetta di oggi non serve andar tanto per il sottile e tutto quello di cui abbiamo bisogno, lo troviamo nel penultimo libro dell’MTChallenge, Crêpe is the new black, che trovate nelle più fornite librerie. A pagina trentaquattro si parla della Guerra dei Cialdoni, ovvero i famosi waffle diffusi in Belgio almeno dai tempi di Bruegel e i cui natali sono contesi tra due città, Bruxelles e Liegi.

La ricetta delle sorelle Calugi è così ben descritta che non ho avuto alcuna difficoltà ad eseguirla, peraltro nella versione senza glutine, in cui ho dovuto declinarla.

Ancora una volta questo libro si conferma un punto di riferimento per la sottoscritta, perciò vi consiglio di recuperarne una copia. Ottimo come regalo per San Valentino (!) ad esempio.

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GAUFRES DI LIEGI

(ricetta di Chiara e Marta Calugi – lacucinaspontanea.com- in Crêpe is the new black di Alessandra Gennaro)

  • 250 g di farina,120 g di latte
  • 20 g di lievito di birra fresco

(o 5 g di lievito secco)

  • 1 uovo piccolo, 1 albume piccolo
  • 140 g di burro morbido
  • 160 g di zucchero perlato (in mancanza, semolato)
  • i semi di un baccello di vaniglia (facoltativi)
  • sale

 

La MIA VERSIONE GLUTEN FREE (ho solo modulato il peso di liquidi e grassi)

200 g di mix gluten free per dolci, 100 g di latte

6 g di lievito secco

1 uovo

125 g di burro morbido

75 g di zucchero semolato

vanillina

sale

Procedimento

Setacciate la farina in un’ampia terrina, aggiungete i semi di vaniglia e sbriciolatevi sopra il lievito. Unite il latte tiepido, poco alla volta, incorporandolo con una frusta. Incorporate poi l’uovo e l’albume non montato: mescolate fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi. Unite il sale e lasciate riposare coperto, al riparo da spifferi o correnti d’aria, per circa un’ora.* Sgonfiate la pasta con le mani e aggiungete lo zucchero. In ultimo, unite il burro morbido, poco alla volta. Alla fine, dovrete ottenere un impasto liscio e denso. Disponetene una cucchiaiata sulla piastra ben calda e procedete cuocendo ogni gaufre per circa tre minuti.

*se il vostro impasto è senza glutine, basterà mezz’ora.