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Avventure di una mamma blogger


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Le mie Tapas per il Club del 27

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Almeno una volta nella vita bisogna visitare la Spagna, perdersi nei ghirigori del Gaudì, passeggiare su Las Ramblas, rimanere senza fiato davanti la Sagrada Familia e poi, ovviamente Tapear. Perciò oggi facciamo un ripasso delle Tapas con gli amici del Club del 27 e la grafica superlativa della tigre di Spagna, Mai Esteve, che ogni mese ci onora di un banner unico ed irripetibile.

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Credits Mai Esteve

 

Quello di oggi lo è particolarmente, da salvare e portare con sé a Barcellona o dove volete, e non dimenticate di provare queste ricette tratte dalla sfida sulle Tapas di MTChallenge!

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Polpette all’uso zingaro da qui

Ingredienti per 4 persone:

150g di tonno sott’olio

100g di pane raffermo

60g di peperone rosso

30g di olive tritate

1 uovo

1 costa di sedano piccola

pangrattato

prezzemolo

olio per friggere

sale e pepe

Tritate grossolanamente il sedano e tagliate a tocchetti il peperone. In una padella fate appassire con dell’olio il sedano, in seguito aggiungete anche il peperone. Aggiustate di sale. Mettete il pane raffermo in ammollo in una ciotola con dell’acqua. Quando il peperone sarà morbido, aggiungete fuori dal fuoco il tonno sgocciolato e spezzettato e il pane raffermo strizzato. Unite le olive e il prezzemolo tritato. Aggiustate di sale e pepe, se necessario. Infine aggiungete l’uovo e mescolate il tutto. Formate delle palline e passatele nel pangrattato. Friggete le polpette in abbondante olio.

Quelle in foto sono una versione con ingredienti gluten free, dove i peperoni sono stati sostituiti da pomodori secchi per amore del consorte.

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Passato freddo di carote da qui

500 g di carote

500 ml di brodo vegetale

200 g di latte

1 pizzico di noce moscata

4 cucchiai di yogurt intero

prezzemolo

olio extra vergine d’oliva

sale e pepe

Pelate le carote, lavatele e tagliatele a rondelle.

Versate il brodo in un tegame, aggiungete le carote e portate a ebollizione; continuate la cottura per 15 minuti.

Togliete il tegame dal fuoco e lasciate raffreddare.

Versate il composto nel frullatore e azionatelo per alcuni minuti, fino a quando otterrete una crema densa.

Aggiungete il latte, lo yogurt, la noce moscata e un pizzico di sale.

Frullate ancora fino a quando il composto sarà omogeneo.

Versate la crema nei bicchierini e decoratela con il prezzemolo fresco e un filo di olio extra vergine d’oliva.

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Mini Frittelle di patate e cipolle con robiola di capra stagionata -sempre di Camilla Assandri

200 g di patate

1 cipolla

1 uovo grande sbattuto

1 noce di burro

olio extravergine d’oliva

sale e pepe

Preparazione:

Sbucciate le patate e la cipolla e grattugiatele.

Mettetele in una ciotola, aggiungete l’uovo, sale, pepe e mescolate.

Scaldate l’olio e il burro in una padella.

Prelevate il composto con un piccolo mestolo e formate le frittelle.

Cuocetele 6-8 minuti per lato a fuoco medio.

Servite calde, accompagnate dalla robiola di capra stagionata.

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Saffron layer cake. La mia versione gluten free per il Redone di Gennaio.

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da SCANDIKITCHEN CHRISTMAS di Bronte Aurell

Qui trovate la versione glutinosa originale, che oggi io ho rifatto senza glutine per inaugurare la serie compleannosa della nostra famiglia e partecipare con un bis al Redone di Gennaio 2019.

Nati in inverno, festeggiamo senza il sole…ma grazie allo zafferano, un po’ di colore lo recuperiamo ugualmente. Questa torta, poi, si presta un po’ a tutto, anche all’inzuppo nella tazzina di caffè del giorno dopo. Anzi, ve lo consiglio!!

Se volete realizzarla con rigore geometrico, procuratevi da subito gli stampi giusti:ve ne occorrono 3. Io ho usato quelli usa e getta in carta da forno, ma poi per impilarli uno sull’altro, la geometria va a farsi friggere. Il diametro è da 18 cm.

per la torta
50 g di burro
100 ml di latte
1 pizzico di zafferano pestato al mortaio, per me lasciato in infusione.
4 uova
325 g di zucchero semolato, fine**
300 g di farina 00*
2 tsp di lievito per dolci
1/2 tsp sale
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
50 g di yogurt bianco, greco o simile
frutti rossi brinati per decorare, per me ribes
per il frosting
75 g di marzapane
300 g di zucchero a velo
150 g di burro morbido
latte
limone, a piacere
Accendete il forno a 180 gradi. Fate sciogliere il burro in un pentolino, poi unitevi il latte e lo zafferano, a fuoco spento. mescolate e lasciate in infusione, mentre vi dedicate alla preparazione della torta. Montate le uova con lo zucchero, con le fruste elettriche, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso. Mescolate da parte la farina con il lievito e il sale e setacciateli. Uniteli poi al composto di uova, incorporandoli dal basso verso l’alto perché non smonti. Profumate con la vaniglia. Aggiungete lo yogurt e il latte allo zafferano, incorporandolo con una spatola, sempre con movimenti dall’alto verso il basso, fino ad avere un composto liscio e semi fluido. Dividetelo in tre parti uguali nei tre stampi precedentemente preparati e infornateli a forno caldo per 12-14 minuti (nel mio forno 15, in modalità ventilata).
Sfornate, lasciate intiepidire 5 minuti negli stampi, poi sformate
e fate raffreddare sulla gratella.
Nel frattempo, preparate la crema
Stemperate il marzapane in una ciotola, con 2 cucchiai di acqua calda: servirà ad evitare i grumi. Setacciate lo zucchero a velo in un’ampia ciotola, unite il burro e montate con le fruste, fino alla massima velocità. Unite il marzapane e montate ancora, fino a quando avrete una crema liscia e spumosa. Se dovesse essere troppo densa, allungatela con un cucchiaio di latte. Se per i vostri gusti fosse troppo dolce, bilanciatela con l’aggiunta di qualche goccia di  succo di limone.
Montate la torta: mettete il primo strato sul piatto da portata e spalmatevi sopra uno strato di crema. Sovrapponete il secondo strato, spalmatelo con la crema e fate lo stesso con il terzo. Se volete, potete anche spatolare la crema tutto intorno, come nella foto, per dare un effetto “frozen” 😉
Note:
-E’ sempre azzardato reinterpretare senza glutine una qualsiasi ricetta nata col glutine, però io faccio di necessità virtù…ho sostituito la farina 00 con l’amido di mais, ma ho sacrificato un uovo. Questo “bilanciamento” mi consente di valutare altri aspetti, come tempi di cottura, ecc.
-Ho utilizzato zucchero di canna per la torta. Inizialmente avevo pensato alla stevia, ma con i volumi non avrei ottenuto un risultato decente. Mi è sembrato un buon compromesso tra salvezza del girovita e salvezza del palato 😉
-Ho fatto il marzapane partendo da mandorle intere già pelate e tenute in ammollo, frullando insieme allo zucchero semolato, in parti uguali. Ne ho preparato un po’ di più per tenerlo disponibile. Prima di utilizzarlo per il frosting, l’ho tenuto in frigo a riposare.
-Ho usato anche il limone, per paura che la torta risultasse troppo dolce e ho lasciato il ribes al naturale sempre per lo stesso motivo.
-Ovviamente non ha la sofficità di una torta con la maglia glutinica, ma ci ha davvero soddisfatto con questo aroma così gustoso e diverso dal solito
-La sua bontà è mantenuta anche inzuppata nel caffè, un sacrilegio possibile. Fidatevi.
-Le foto sono pessime, fuori pioveva ed era in corso la festa di compleanno,però vi lascio anche quella dell’interno per farvi vedere gli strati.
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Falafel per lo Starbooks Redone

Così fece in modo che alla moglie e a lui le cose apparissero del tutto naturali, come se i vent’anni trascorsi fossero finiti fra due presse gigantesche, polverizzandosi fino a trasformarsi in un foglio trasparente, quasi invisibile.

Da “Ritorno a Haifa” di G. Kanafani

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È già Ottobre, un mese generoso, come qualcuno ha detto. Io non vedo l’ora di parlarvi dei falafel, queste frittelline speziate ai ceci tutt’altro che facili da preparare (almeno per me è stata una personale Odissea).

Ottobre è anche il periodo dell’anno in cui in molte città Italiane si celebra la cultura araba. A Napoli si inizierà il 14, per esempio. Il mio amico Omar, che mi ha insegnato come fare i falafel, viene dalla Palestina e vive a Napoli da circa 40 anni, dove ha un ristorante arabo. Si dedica da tempo, attraverso la cucina e il Teatro, alla diffusione della cultura delle sue origini e lo fa con amore e generosità, e in modo del tutto pacifico e gentile.

La ricetta che ho scelto, è stata selezionata per noi dalla Redazione dello Starbooks ed è infallibile, a prova di Omar, insomma, e a prova della Van Pelt, soprattutto (!).

Tratta da Mon Grain de Sel di Bernard Laurance

500 g di ceci crudi( tenuti in ammollo una notte)

6 spicchi d’aglio
mezzo mazzo di prezzemolo
mezzo mazzo di coriandolo (in totale 60 g)
mezza cipolla
1 cucchiaino da caffè di bicarbonato
1 cucchiaio di sesamo (per me tahini)
2 cucchiaini di coriandolo in polvere
2 cucchiaini di cumino in polvere
mezzo cucchiaino di peperoncino in polvere
sale e pepe
– mettete a bagno i ceci o le fave per 24 ore in acqua fredda. Laurence raccomanda due cose
  1. di non usare in nessun modo ceci in scatola(ovviamente la prima volta che ho fatto i falafel ho commesso questo grosso errore e non vi dico lo scempio)
  2. di scolare molto bene e di asciugare perfettamente i legumi, dopo che sono stati a bagno, visto che è l’eccesso di umidità che può far rompere PRi falafel in cottura
– passateli al mixer per circa un minuto. E’ importante ottenere una purea non perfettamente liscia, ma un po’ grossolana, sufficiente ad essere compattata in polpette con poca fatica. Una purea troppo liscia causerebbe di nuovo la disgregazione dei falafel in cottura.
– trasferite la purea in una terrina e aggiungete le spezie e il bicarbonato
– tritare finemente il prezzemolo, il coriandolo, la cipolla e l’aglio. L’autore consiglia di asciugare perfettamente le erbe, SE si lavano prima dell’uso .E’ anche possibile tritare le erbe assieme ai legumi: in questo caso, si avrà un composto tutto verde. Quest’ultimo metodo è quello usato da me.
– per avere una texture più consistente, si può aggiungere il sesamo all’interno. Io ho usato la tahini.
– dopodichè, si dà loro la forma di polpette piatte (lui ha usato l’attrezzo apposito) e le si friggono in olio profondo, fino a quando sono perfettamente dorate da tutti i lati. Scolatele su carta assorbente e serviteli con hummus o anche da soli.
Note mie:
Ho tribolato per anni prima di approdare ad una ricetta decente per falafel e questa è affidabilissima. Se non avete molta manualità con le polpette, potreste acquistare su Amazon il dosatore per falafel a prezzi modici. Ho visto usarlo quando li abbiamo fatti con Omar e ho fatto una fugace ripresa che non riesco a condividere ma vi assicuro che questa ricetta è
PROMOSSA


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“Platters & Boards” su Mag ABOUT Food per il tema del mese. Il mio Veg OUT vi aspetta lì.

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Per il Tema del Mese su Mag ABOUT Food si parla di un “vecchio” modo tornato prepotentemente di moda per portare in tavola non solo ricette ma piatti e abbinamenti succulenti e rigorosamente “legati” tra loro. Tratti da Platters and Boards questi vassoi e tavole imbandite catalizzeranno la vostra attenzione dando spunti alla vostra fantasia. Complice l’estate alle porte, è il caso di dire:-Pronti, platters e via…che sia in spiaggia o in terrazzo, l’obiettivo è colpire gli ospiti con effetti speciali. Il mio sarà un contributo tra i tanti, Veg OUT! A base di cannellini in salsa, feta sottolio, burro aromatizzato e ortaggi di stagione. Spero di avervi incuriosito e vi do appuntamento sul sito di MTChallenge!

Alla prossima.


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Tortilla al caprino con contorno di peperoni arrostiti per chiudere il cerchio dell’MTC. Il numero 72.

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In MTC siamo giunti ad un nuovo inizio, il cerchio si chiude sugli stessi ingredienti delle prime due sfide: l’uovo e la patata…

Io vi ho conosciuti con le castagne e non vi ho più mollati se non per una breve parentesi(di cui mi pento pure)…

Oggi un bacio in fronte lo do a quel gran genio della Mai che su tutto quel che fa mette il sigillo del bello e del buono, lo do volentieri anche perché mi ha spianato la strada, evitando il glutine, che è la mia bestia nera..

…e la voglio fare breve, perché questa è la prima proposta di una sfida un po’ particolare ed unica che darà un refresh per le prossime sfide

-per quei fortunati che resteranno in gara classe-

E rimanere, piacerebbe pure a me!!!!

E allora inizio così,

e poi andrò a spremermi le meningi per la versione fantasiosa!

Intanto buon appetito a tutti!!!

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Tortilla al caprino ed erba cipollina

con peperoni arrostiti la morte sua(per accompagnare)

Per una padella da 22 cm:

600 g di patate

7 uova medie

1/2 cipolla bianca (astenersi scalogno!)

50 g di formaggio caprino a dadini

ciuffi di erba cipollina sminuzzati

2 peperoni rossi

olio per cuocere le patate

sale qb

(Fa testo solo il post di Mai, ma comunque di seguito è come l’ho fatta io)

Partite da una quantità superiore di patate, una volta sbucciate, ne occorreranno 600 g, senza ammollo. Affettate le patate in pezzi piccoli e irregolari, così anche la cipolla. Scaldate un po’ d’olio nella vostra padella e immergete le patate a fuoco basso. Non dovranno friggere, ma neppure spappolarsi. Dopo i primi minuti, aggiungete le cipolle e regolate di sale. Continuate la cottura per almeno venti minuti. Nel frattempo triturate l’erba cipollina e tagliate a dadini il formaggio. Unite le uova e frullatele per amalgamarle.

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Una volta che le patate vi sembreranno cotte al punto giusto, toglietele dalla padella e liberatele dall’olio in eccesso, che metterete da parte per altro uso. Tuffatele nel “cuscino” di uova, insieme agli altri ingredienti, mescolate e riversate nella padella, in cui farete cuocere almeno cinque minuti per lato. Un consiglio per capovolgere la tortiglia senza incidenti: inumidite un piatto delle stesse dimensioni della padella, che farà da coperchio al momento opportuno, così da non far appiccicare l’uovo 😉 Funziona!!!

Lavate i peperoni e tagliateli a listarelle, togliendo eventuali semini. Infornate a 150 °C per almeno 40 minuti. Lasciateli raffreddare del tutto prima di spellarli (facilita la procedura).

Condire a piacere con olio e sale.

Con questa Tortilla partecipo

alla prima parte

del MTC 72

 

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Cornish Splitz e Strawberry Shortcake senza glutine per l’Afternoon Tea con l’MTC 71

Questa 71ma sfida è una delle più ghiotte che io ricordi -almeno tra le ultime quaranta edizioni di MTC ed è tutto merito di Valeria del blog Murzillo Saporito che finalmente si attesta come vincitrice della scorsa edizione e propone l’allestimento di un Afternoon Tea in piena regola. Per la sottoscritta,  sarà anche l’ennesima sfida nella sfida, dovendo pasticciare senza l’ausilio del glutine, ma volendo comunque realizzare cose belle e appetitose.

Questa proposta è stata anche l’occasione per fare una piacevolissima “passeggiata” nella storia di questo popolo così devoto alla Corona e con uno stile tutto suo, inimitabile come i cappellini color pastello della sua Sovrana.

Quello che so degli Inglesi lo devo alla mia insegnante di Lingue del Liceo, ad Agatha Christie ed al cinema d’animazione. Si, proprio così. Vi lascio un assaggio con una scena simpaticissima de The GGG visto insieme alla mia piccola peste e se non fosse per lui, quante occasioni avrei già perso in questa vita!

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Ora prepariamo un Afternoon Tea.

Il tè

Ho scelto del buon tè nero di Ceylon in foglie, la varietà di tè che usiamo di più in casa nostra e che è denominata “Orange” in onore di una famosa  Dinastia Reale Olandese degli Orange-Nassau e che nulla ha a che fare con gli Agrumi!!

Gusto robusto e rotondo, dal vero sapore di tè!

L’acqua per preparare questo tè deve essere almeno a 95°C e l’infusione piuttosto breve tra 3 e 4 minuti. Avendo notato la schiumetta dopo aver utilizzato acqua di rubinetto, questa volta ho optato per un’acqua minerale con un residuo fisso inferiore e consiglio lo stesso a voi, per non rovinare un tè di qualità.

Questo tè è classificato nella categoria “Pekoe” in quanto ottenuto solo dalle ultime due foglie e dalla gemma apicale della pianta, Camellia sinensis (L.) Kuntze.

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Mi sono innamorata a prima vista delle Strawberry shortcake di Regula Ysewijn e dei suoi Cornish Splits ed è questo il motivo per cui li ripropongo in versione, purtroppo, gluten free per la sfida MTC71.

Iniziamo dai Cornish Splits, anche se onestamente non conoscendo a fondo la cultura gastronomica degli Inglesi, temo di aver fatto un po’ di confusione scegliendo una preparazione del Devon che geograficamente e storicamente si colloca in una tradizione differente. Ad ogni modo, è sbagliando che si impara e, semmai, potrò partecipare con un’altra ricetta. Valeria abbi pazienza 😉 Tutta colpa di mio marito che sta gufando parecchio, uffa.

Ingredienti

  • 6 g di lievito di birra secco
  • 10 g di zucchero di canna
  • 100 ml di latte
  • 100 g di burro
  • 200 g di farina senza glutine per pane e focacce
  • un pizzico di sale

Preparare il lievitino unendo lievito, zucchero e un po’ di latte tiepido. Lavorare il burro a temperatura ambiente, aggiungere la farina, il sale e una parte di latte. Aggiungere il lievitino. Aggiungere il latte rimasto, impastando su una spianatoia. Il tempo suggerito è di dieci minuti per farine comuni. Quelle senza glutine possono esser lavorate per meno tempo. Aspettare che l’impasto raddoppi almeno per 45 minuti, ma senza glutine il raddoppio non verrà raggiunto. Riprendere l’impasto e lavorarlo in lunghezza, in modo da creare piccoli pezzi tutti uguali che saranno poi arrotondati. Disporli su una teglia foderata con della carta da forno, mantenendoli un po’ distanti. Con queste dosi si ottengono 8-10 panini.

Preriscaldare il forno a 220°C e cuocerli per 20 minuti. Si possono conservare per pochi giorni e prima di consumarli è preferibile scaldarli nuovamente.

Per farcirli bisignerebbe usare clottered cream. Per adattarli ad un afternoon tea ho optato per del semplice burro spalmato sopra una confettura di frutti di bosco (fragole, lamponi, ribes e mirtilli).

***

Nel libro The good Huswifes Handmaide for the Kitchin (1594-1597) è riportato forse per la prima volta il termine “short cake”, ma il cattivo stato di conservazione di questo antico ricettario non permette una disamina completa dell’argomento.

Take wheate flower, of the fayrest ye can get, and put it in an earthern pot, and stop it close, and set it in an Ouen and bake it, and when it is baken, it will be full of clods, and therefore ye must searse it through a search: the flower will haue as long baking as a pastie of Uenison. When you haue done this, take clowted Creame, or els sweet Butter, but Creame is better, then take Sugar, Cloues, Mace, and Saffron, and the yolke of an Egge for one doozen of Cakes one yolke is ynough: then put all these foresaid things together into the cream, & temper them al together, then put them to your flower and so make your Cakes, your paste wil be very short, therefore yee must make your Cakes very litle: when yee bake your cakes, yee must bake them vpon papers, after the drawing of a batch of bread. (dal blog di missfoodwise)

Anche Shakespeare ne parla in “Le allegre comari di Windsor” del 1602 a dimostrazione del fatto che il popolo Inglese ama queste preparazioni da tempo immemore.

Inoltre, in  epoca medioevale si attribuiva alle fragole un potere afrodisiaco tanto che venivano consumate tal quali senza alcun accompagnamento.

“Short” era utilizzato con il significato di “crumbly” dal termine inglese desueto “cruma” utilizzato nel 15th secolo  in conseguenza di un maggior utilizzo di materia grassa nella farina o “shortening” al fine di ottenere una short texture, appunto.

La ricetta originale usa del farro integrale, purtroppo ho dovuto ripiegare sul sorgo, che mi permette di lavorare senza glutine e per renderlo farro-like l’ho colorito con un pizzico di cacao amaro utilizzato solo per colorare.

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Strawberry Sorghum Shortcake

  • 125 g di burro freddo
  • 100 g di farina di sorgo
  • 50 g di farina di riso integrale
  • 50 g di zucchero di canna
  • ½ uovo
  • estratto di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • mezzo cucchiaino di cacao amaro in polvere

Per farcire

  • 300 g di fragole
  • 100 ml di panna da montare
  • zucchero per la panna, facoltativo

Procedimento

Lavorare la farina ed il burro fino ad ottenere un impasto a briciole. Aggiungere zucchero, sale,cacao, vaniglia e un po’ d’uovo già battuto, lavorando l’impasto fino a farlo diventare liscio e morbido. Stendere su un piano di lavoro pulito, assottigliandolo il più possibile spolverando con della farina di riso. L’ideale sarebbe fino a mezzo centimetro di spessore, ma essendo senza glutine, si romperebbe in cottura, perciò il mio è quasi alto 1 cm. Ricavare almeno 4-6 cerchi da 8 cm di diametro. Trasferirli in frigo e lasciarli riposare per almeno 30 minuti. Preriscaldare il forno a 175°C. Trasferire i cerchi sulla placca foderata con carta da forno e cuocere 20-25 minuti fino a quando saranno dorati. Sfornare e mettere a raffreddare all’aria. Intanto tagliare a metà o in quarti alcune delle fragole e tenerne altre intere per decorare. Montate la panna insieme con dello zucchero a velo, se preferite. Quando le shortcakes  saranno raffreddate del tutto, iniziate a comporre le porzioni coprendo il primo biscotto con le fragole in pezzi, su cui adagerete il secondo biscotto, che andrà ricoperto di panna.*

*Per provare a rimanere in gara, ho preparato le mie shortcakes mettendo la panna montata tra i due strati come suggerito nel regolamento. Ma l’effetto scenografico della panna decorativa è imbattibile, perciò in qualche foto troverete pure quelle 😉

Aggiungete le fragole intere per decorare e servite.

Ps: La tovaglietta é un ricamo su lino blu eseguito da mia mamma 50 anni fa (ci tenevo a dirlo).

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<<L’importante è parTE(A)cipare!>>

Grazie Valeria.

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Il mio Pear-Cheese Tumble per il Club del 27

-Mi stai appiccicata come una mosca!Mamma!

Dalle dichiarazioni amorose di mio figlio, quando sta per addormentarsi, deduco di appartenere alla categoria delle mamme “insetto”…quindi l’idea che mi ero fatta, di essere come un porcospino, viene meno…ma, poi, da chi avrà imparato tali espressioni?

Meglio non indagare e cambiare subito argomento, ad esempio parlare di un nuovo libro con ben 150 ricette, tutte corredate degli apporti nutrizionali (!) e da 100 fotografie mozzafiato, di pietanze dolci e salate, dal tocco easy & magic! E’ questa la linea degli editori di Wonder Pot, ultimo nato in casa Better Homes and Gardens, testata storica statunitense since 1922.

E’ stata questa la scelta de Il Club del 27 a cui contribuisco anche questo mese con la mia tessera n.100. Tra le  ricette a nostra disposizione, ho scelto un dessert alle pere e formaggio, intraducibile in Italiano e cotto al forno.

Credit MAI ESTEVE

Pere e formaggio, un binomio indissolubile, abbellito dalla panna montata e dalla granola alla vaniglia, questa -per me-sconosciuta.

  • NOTA. La ricetta della granola non era inclusa, perciò ci siamo date un po’ da fare e, alla fine, io ho deciso di preparare una granola molto semplice, fatta salva la vaniglia, come richiesto.

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Per la granola alla vaniglia

75 g di miele

1 cucchiaio di olio evo

100 g di avena

80 g di granella di nocciole

sale qb

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

In un pentolino, fate sciogliere il miele con l’olio. Mettete in una ciotola l’avena, la granella e il sale, versate il miele liquefatto ed amalgamate tutto. Foderate una teglia da forno con della carta forno e stendete il composto. Infornate per 20 minuti a 160°C. Rimescolate ed infornate per altri 10-15 minuti. Mettete la granola in un barattolo di vetro ed aromatizzatela con la vaniglia. Tenete da parte.

PEAR-CHEESE TUMBLE

traduzione a cura di Daniela Sippi

da Wonder Pot

120 g di mascarpone

100 g di zucchero di canna

55 g di burro fuso

1 cucchiaino di zenzero macinato

1 kg di pere tritate e sbucciate

2 tazze di granola alla vaniglia (vedi sopra)

Panna montata (opzionale)

Preriscaldare il forno a 190°C. In una grande ciotola mescolare i primi quattro ingredienti. Aggiungere le pere e mescolare per amalgamare. Versare la miscela di pere in una teglia da forno. Cospargere con la granola (se, come me, avevate già cotto la granola, aggiungetela a fine cottura). Cuocere, scoperto, per 30-35 minuti o fino a quando il ripieno è spumeggiante ai bordi e la granola è dorata.

Servire caldo.

Se lo si desidera, decorare con panna montata.

  • NOTA.Le unità di misura originali sono quelle americane in cups ed ounces a cui fanno riferimento gli apporti nutrizionali espressi invece in g, mg   e cal. Io vi lascio gli apporti nutrizionali originali per porzione, ma garantisco  che le quantità indicate nella traduzione di Daniela sono certamente affidabili 😉

Per porzione:474 cal., 19 g grassi(di cui 10 g grassi saturi), 47 mg di colesterolo, 88 mg di sodio, 73 g di carboidrati, 39 g di zuccheri,  7 g di proteine, 8 g di fibre.

Oggi tutti noi partecipanti a questa Rubrica “Il Club del 27”

ci stringiamo in un grande abbraccio,

attorno alla famiglia di Barbara Pivetta

per darLe l’ultimo saluto.

Mancherai!!! 

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