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Avventure di una mamma blogger


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Un classico dolce pasquale per la GN delle Paste di Mandorla

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Non è necessario lavorare con martello e scalpello, state tranquilli. Per realizzare i vostri dolci in pasta di mandorla -raffiguranti agnelli o pesci, a Pasqua i primi e a Natale i secondi- sarà sufficiente recuperare degli stampi ad hoc ed il gioco è fatto. La loro realizzazione vi regalerà una soddisfazione unica.

Beh, ovviamente la ricetta la trovate sotto. E se ne vorrete delle altre, oggi il sito del Calendario del Cibo Italiano ve ne fornirà per tutti i gusti ed esigenze. Buona Giornata Nazionale delle Paste di Mandorla, e alla prossima.

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Ingredienti e occorrente

300 g di mandorle già pulite

225 g di zucchero bianco semolato

stampo in gesso

carta pellicola

Per il ripieno

100 g di marmellata di frutti rossi o di pere

50 g di biscotti  secchi (gluten free per me)

 

1.Fate rinvenire in acqua le mandorle, scolatele e frullatele. In un tegame di acciaio a sponde alte trasferite la polvere ottenuta e aggiungete lo zucchero. Accendete il fuoco a fiamma bassa e iniziate a mescolare zucchero e mandorle, facendo amalgamare bene.Appena avvertite un aroma penetrante, togliete dal fuoco. Non bisogna cuocere.

2.Rivestite lo stampo in gesso con della carta pellicola e iniziate a trasferirvi parte del composto, pigiando con le punte delle dita per far prendere bene la forma. Con un cucchiaino, unite la marmellata alla polvere di biscotti frullati a parte, e iniziate a “farcire l’agnello”. Lo strato deve essere sottile. Ricoprite con altra pasta di mandorle, pigiando bene. Dopo 10 minuti di riposo, ricoprite lo stampo con un vassoio e poi rigirate il tutto con cura. Il vostro agnello è pronto.

  • Ripetete l’operazione una seconda volta. Otterrete il secondo agnello con le quantità assegnate.


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Torta di vino e miele per la GN delle torte da credenza

Oggi parliamo di torte da credenza, e chi più ne a più ne metta (sottochiave)…l’occasione è data dal Calendario del Cibo Italiano, un progetto che è decollato e non lo ferma più nessuno!! e al quale, anche in questo mese di Maggio, avrò l’onore di contribuire, nel mio piccolo.

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La primavera inizia a contagiare con la sua voglia di luce, profumi e colori, fiori e frutti. Buttiamoci a capofitto in questa frizzante atmosfera. Sul sito troverete idee bellissime per le vostre torte senza crema. Se vi va, provate questa qui sotto, liberamente ispirata ad una ricetta del NYT, ma italianissima nella versione che vi propongo,e, in più, è senza glutine, perciò possono mangiarla proprio tutti.

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Ingredienti

400 g di preparato* per dolci senza glutine

2 g di polvere di zenzero

2 g di cannella

3 uova grandi

200 g di Olio e.v.o. km 0

250 g di Miele biologico di Acacia

150 g di Vino rosso secco

4 Susine rosse ben mature  per decorare

Foglioline di mentuccia o timo

+Miele d’acacia bio q.b. per far macerare la frutta

 

*contenente lievito, sale e zucchero.

Come realizzarla

  • Pre riscaldare il forno a 180 °C; imburrare e infarinare lo stampo.
  • In una ciotola capiente,unire la farina con le spezie;
  • In un’altra ciotola lavorare bene le tre uova con una frusta,aggiungere olio,miele e vino. Mescolare e versare sugli ingredienti secchi, lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  • Versare nello stampo imburrato e cuocere per circa 45-50 minuti. Ultimata la cottura, trasferire su una teglia e lasciare raffreddare per almeno 20 minuti, prima di togliere dallo stampo.
  • Nel frattempo, lavare e affettare la frutta, trasferirla in una terrina e mescolarla con del miele  e delle foglioline di menta (oppure timo).Lasciare macerare almeno 30 minuti. Servire la torta con questa frutta.

 

 

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Lumache all’alloro per il Calendario del Cibo Italiano.

Oggi per il Calendario del Cibo Italiano, è la Giornata Nazionale delle Lumache, lo sapevate?

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Mangio lumache da sempre, non ricordo quando ho iniziato a farlo, ma è nei miei ricordi di infanzia come pure un’episodio capitato a mio cugino, che veniva a trascorrere l’estate da noi e, dopo una scorpacciata di lumache, si sentì male ed ebbe un attacco d’asma. Fortunatamente fu solo paura senza danno, ma da quel momento, prima di offrire delle lumache, chiedo sempre se ci sono allergie, non si sa mai. Detto questo, le lumache sono per me una delizia e rappresentano un piatto tanto prezioso che non ne faccio un uso quotidiano, ma solo in occasioni speciali. A dispetto dei gusti opposti di mio marito, nostro figlio le adora!!! 1-0 per me 😉

A parità di peso, le lumache apportano quasi le stesse proteine delle rane: 12,9 g contro i 15,4 di queste ultime, ma io le preferisco di gran lunga, soprattutto cucinate all’alloro.

Le lumache solitamente si allevano; lo so perché mia zia nel suo giardino ha realizzato un piccolo recinto con delle reti dove coltiva i carciofi, e lì alleva le lumache. Anche quelle “selvatiche” vanno solitamente ricercate tra le piante di cardi o di carciofi, chissà poi perché….e se è vero che “chi dorme non piglia pesci”, beh posso dire che non troverà neppure lumache, perché bisogna uscire talmente presto, prima dell’alba,per poterle raccogliere, tanto che l’equipaggiamento richiede anche una torcia. Amano uscire quando ancora c’è l’umidità della notte, ecco svelato il motivo.

Ora passiamo alla ricetta, perché altri segreti da svelarvi non ne ho.

Ingredienti per 4/6 persone

1 kg di lumache (tappate)

1 cipolla bianca

1 bicchiere di vino rosato o bianco

3 foglie di alloro fresco

pepe nero qb

olio evo

sale qb

 

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Lavare ripetutamente le lumache, privarle della  “panna” e sciacquarle ancora.In una pentola, mettere mezzo bicchiere di olio, la cipolla affettata,le foglie di alloro. Quando la cipolla sarà imbiondita, versare le lumache, salarle, insaporirle con pepe nero macinato fresco e, quando il liquido sarà evaporato, aggiungere del vino rosato – o bianco. Fare asciugare a fiamma viva e servire.

(Liberamente tratto da “Cucina Salentina”, Congedo ed.)


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Il sartù è servito. Con esperimento in appendice.

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 Aleeeeeèè Oh-OOOOOOh Aleeeeèè OOh-OOOOOh. Ho sformato un vero sartù di riso e non potete immaginare la gioia!!Neanche fossi allo stadio, stamattina. Quando mai. E’ l’appuntamento mensile con la mia scuola di cucina, oggi tutti a lezione da Marina!

Antefatto. Il maritino pensava di  scombinare i programmi, improvvisandosi imbianchino durante le vacanze di Pasqua…ma questo non potrà  mai accadere,se fai parte dell’MTC. Hai sempre una ricetta nuova da provare, e che ricetta.

Si, è vero. Sgomento iniziale. Mai visto, mai mangiato un sartù napoletano. E allora? Tu che l’estate prepari la salsa di pomodoro e ne hai ancora due bottiglie proprio lì, dove tuo marito ha allestito i suoi lavori … un sartù rosso sta per essere architettato.

 

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Eccole in cima alla scaletta dei lavori, <presto fai una foto e scappa in cucina a fare il sugo di pomodoro alle carote!! Poi te lo dico a cosa ti servirà!> -parlava la vocina di Marina, che intanto era in giro per la Calabria, e noialtri a sgobbare in cucina.

Te possino!!

-Procurati della buona polpa di manzo, dei pisellini freschi, dei funghi e lascia perdere Foodpairing che non hai molto tempo!! Mettici,piuttosto, la caciottina che tieni sempre a portata di mano, il Gruviera sarà per la prossima volta!!- insisteva la vocina.

Per il sugo di pomodoro alle carote

2 grosse carote

1 scalogno intero

3/4 l di salsa di pomodoro fatta in casa (edizione 2016)

5 cucchiai olio evo bio

sale qb

Preparate un battuto di carote e in una pentola dal fondo spesso fate andare uno scalogno lasciato intero, ad imbiondire nell’olio. Aggiungete le carote e dopo qualche minuto versate la salsa di pomodoro, che deve essere di ottima qualità. (Io ho attinto alla mia riserva aurea, che è agli sgoccioli…)

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Per le polpette di manzo

150 g di polpa di manzo macinata

1/2 uovo sbattuto

prezzemolo

parmigiano qb

pangrattato senza glutine qb

sale qb

500 ml olio di semi di arachidi per friggere

Impastate tutto velocemente, formando delle polpettine. Portate l’olio a temperatura e friggetele. Riponetele in un piatto con della carta assorbente e tenetele da parte.

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Per il ripieno

150 g di piselli freschi

250 g di funghi misti

60 g caciotta mista a dadini

1 mestolo di sugo di pomodoro alle carote

1 spicchio d’aglio in camicia

vino bianco qb

olio evo da agricoltura biologica

sale qb

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Mix di Pleurotus ostreatus,Agaricus bisporas, Shiitake,Nameko e Porcini

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foto come da regolamento

Fate andare l’aglio in camicia in poco olio. Aggiungete i piselli freschi e, dopo qualche minuto, aggiungete il misto di funghi. Regolate di sale e lasciate cuocere, dopo aver fatto evaporare l’alcol del vino bianco. A cottura ultimata, filtrate l’acqua  ottenuta e mettete tutto da parte.

Per il riso in rosso

350 g di riso parboiled

1,2 l di acqua

2 mestoli di sugo di pomodoro alle carote

sale qb

3 uova fresche

parmigiano qb

burro e pan grattato per lo stampo*

Portare a ebollizione l’acqua con un po’ di sugo al pomodoro, regolando di sale. Versate il riso a pioggia e cuocete almeno 10 minuti – diciamo per i 3/4. Mettete il riso a raffreddare e poi iniziate ad aggiungere un uovo alla volta con un po’ di parmigiano.

*Ho usato uno stampo tondo in pyrex di diametro 14 cm e h8 cm. E’ stato molto utile imburrare per bene lo stampo, ripassarlo con del pan grattato (per me senza glutine) e tenerlo in frigo una mezzora. E’ un metodo che consiglio, ma non l’ho inventato io. E’ del doc Meyers del neo blog The Doctor is in the Kitchen

Quando è tutto pronto, iniziate a costruire il guscio di riso con l’aiuto di un cucchiaio. Se la consistenza del vostro impasto è quella giusta, non avrete nessuna difficoltà. Poi versate il ripieno, iniziando con le polpettine. Prima di richiudere il guscio, mettete un po’ di sugo di pomodoro. Infornate a 180°C per 30 minuti. Prima di sformare il sartù, fatelo raffreddare bene ed eseguite l’operazione con l’aiuto di una grossa spatola in silicone. A me è andato tutto liscio!! -stranamente 😉

Servite con una salsa. Se volete, potete usare la mia, aromatizzata ai funghi.

 Salsa al pomodoro e funghi

150 ml acqua di cottura dei funghi filtrata

200 ml sugo di pomodoro e carote

1 cucchiaio amido di tapioca

sale qb

Con questa ricetta

partecipo al MTC n. 65 Il Sartù

Esperimento in appendice e fuori gara

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Inizialmente avevo pensato di realizzare un finto sartù, di risino che vedete in foto…ma poi ho pensato: chi me lo fa fare? Ad ogni modo, avendo avuto questa curiosità ho approfittato dell’occasione e ho testato la cottura di questo riso di konjac, la farina a zero carboidrati. Posso dirvi che la resa è quattro volte il peso secco e la consistenza piuttosto collosa. Ma sulla tenuta, questo esperimento è da portare avanti, magari ..nelle prossime puntate.

Arrivederci.


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La pizza bianca romana per il Calendario del cibo Italiano. Una versione democratica.

 

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SPQR, siam tutti cresciuti pensando che questa sigla potesse significare qualcosa del tipo <Son Poche Queste Ricotte> o magari, in versione boldiana <Son porci questi romani >(senza offese per nessuno)  a cui si aggiunge la più canzonatoria e laica <Solo Preti Qui Rreggneno>, ricordando il sonetto in romanesco del Gioacchino Belli … ad ogni modo SPQR è per tutti il simbolo di Roma – Status PopulusQue Romanus, cioè nessuno è escluso, plebei e patrizi insieme, ricchi e poveri, belli e brutti!!

Penso con nostalgia alla parentesi romana della mia vita, dopo la laurea ci andai per un Master –perché pare che se non hai un Master dopo la laurea, non troverai mai un lavoro- beh, lavoro a parte, consiglio a tutti un’esperienza a Roma, che sia di studio o di piacere, poco importa, Roma vi stregherà, prenderà cittadinanza nella vostra mente con il suo profumo di eternità  e magia.

A Roma trovi tutto il mondo, tutte le lingue, tutte le mode, tutto e il contrario di tutto.

A pensarci bene, troverete anche la ricetta di oggi in versione originale, quella pubblicata sul sito del Calendario del Cibo Italiano, che dedica il 14 Aprile alla Giornata Nazionale della Pizza Bianca Romana. L’originale la trovate lì, perché dovete sapere che “Sono Puristi Questi Romani” e al malto d’orzo non vogliono proprio rinunciare!! Io ci devo rinunciare, come anche alla farina di grano che ho sostituito con quella di riso senza glutine, ma per il resto questa versione rispecchia la procedura e gli ingredienti, solo che è più democratica, perché spero possano mangiarla davvero tutti !!E’ anche veloce, perché le farine senza glutine non reggono lunghe ore di lievitazione, che da 72 qui son diventate 14 😉

Per il resto vi assicuro che dalle mie parti sono proprio piaciuti questi ritagli di focaccia sglutinata, fate un po’ voi…

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Ingredienti

10 g di lievito di birra in polvere

1/2 cucchiaino di miele millefiori

155 g di farina di riso

115 g di acqua fredda

5 g di sale fino

olio evo q b

Procedimento

Versare il lievito e il miele nell’acqua e mescolare bene. Unire alla farina e al sale,lavorando ripetutamente l’impasto con una spatola, fino a incordatura. Su una spianatoia infarinata, lasciare riposare l’impasto per 15 minuti, ripiegandolo su se stesso e riponendolo in un recipiente unto d’olio con coperchio. Far lievitare in frigo 14 ore.

Trascorso il tempo della lievitazione, togliere dal frigo e tenere a T ambiente. Ungere d’olio la teglia da forno e rovesciare l’impasto, adattandolo con i polpastrelli alla dimensione della teglia. Ricoprire d’olio e infornare a 200°C a forno preriscaldato per circa dieci-15 minuti. Condire a piacere. Io ho optato per queste fave fresche 😉

 


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Un aperitivo bugiardo fino in fondo … Panna cotta al robiola di capra e finto crumble salato gluten free per il The Recipe-tionist

Tra bloggers non è semplice conoscersi di persona, anche se le occasioni non mancano, ma la conoscenza che abbiamo, talvolta, gli uni degli altri, benché “virtuale”, è come se superasse quella “a quattro occhi”. D’altra parte, capita che presentandovi una qualsiasi ricetta, si parli un po’ di noi, ci si racconti,insomma.E quando si ha l’occasione di gironzolare dentro un blog, come anche questo mese ho fatto per il The Recipe-tionist, ti accorgi e ti sorprendi di quello che puoi trovarci dentro, e ricordi la persona che lo cura come se già la conoscessi: Cristiana, sto parlando di te!!! sei quella del “quinto quarto”, quella che pensa di fare foto meno belle di noialtri (quella invece sono io, sappilo), quella tipa tutta d’un pezzo, che non ha peli sulla lingua, e fa bene a dire sempre ciò che pensa, e, non per ultimo, quella del Grasso che Cola. Quella che riesce a tirar fuori dal cilindro dei piatti indimenticabili … in effetti tra tutti quelli che avrei potuto scegliere, per celebrare il tuo modo di approcciarsi al cibo, ho scelto una ricetta del riciclo, che può sembrare fin troppo semplice … ma guardatela bene.

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E’ una panna cotta, ma non un dessert..ragazzi miei è un aperitivo e quel crumble salato mi ha fatto penare, perché realizzare un crumble senza glutine con la farina di riso è una sfida persa in partenza. Non mi sono data per vinta: ho realizzato un finto crumble e al posto della farina ho usato del pan grattato gluten free (tant’è che  Flavia mi ha tranquillizzata sul fatto che non mi sarebbe stato conteggiato come ingrediente sostituito) e non l’ho infornato, perciò è un crumble bugiardo, che non “crocca”.

Ma c’è un altro motivo per il quale ho scelto questa ricetta, e cioè la delicatezza e l’autoironia con cui Cristiana riesce a parlare di suo marito e del loro entourage familiare, lui che accompagna i figli a scuola per la prima volta dopo non so quanti anni, ed è in preda a mille dubbi e domande … Ecco, è questo il bello di noi food bloggers, raccontarvela così la vita di tutti i giorni, come una ricetta semplice, ma che, a ben guardare, è densa di significati.

Ingredienti

composta di pere e zenzero (avanzata da qui)

200 g di robiola di capra

250 ml di panna fresca

4 fogli di gelatina

per il crumble

100 g di farina (per me pan grattato senza glutine)

80 g di burro

40 g di Parmigiano

sale facoltativo (né io né Cristiana lo abbiamo adoperato)

Mettere la gelatina in acqua fredda. In un pentolino, scaldate la panna fino a 80 °C. Aggiungere il robiola e farlo sciogliere. Strizzare bene la gelatina per togliere l’eccesso di acqua e aggiungerla alla panna e formaggio, mescolando molto bene. Se necessario, usare un setaccio per togliere eventuali grumi. I bicchieri di panna cotta vanno già porzionati  per poter essere messi in frigo a rapprendere, perciò procuratevene un numero adeguato. Io ho fatto solo tre super porzioni, perché avevo poca composta, ma fino a nove piccole ce la si può fare. In ogni bicchiere, adagiate la confettura, versateci su lentamente la panna cotta e mettete in frigo per almeno tre ore. Per il crumble salato, se avete adoperato della farina 00, potete infornare a 180°C, dopo aver lavorato velocemente gli ingredienti. Se volete fare un finto crumble senza glutine come me, usate del pangrattato gluten free, frullando tutto a crudo in un piccolo robot.

marzoaprile2b2017


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Il Pasticciotto per il The Recipe-tionist

Concerto Alba in Jazz – “Dimmi che non vuoi morire”

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E’ sempre questo, puntualmente e alle stesse latitudini, il periodo dell’anno in cui la nostalgia dell’Estate si fa più forte. Sarà che sono nata in una terra fatta per il sole, sarà che quest’anno, dopo trent’anni, ha pure nevicato, e pochi giorni bianchi hanno paralizzato molte persone, disabituate al freddo. La reazione è quella di lasciarmi cullare dal pensiero della mia terra – il Salento- durante l’Estate e la stagione balneare, quando solitamente le famiglie si ri-uniscono, gli emigrati rientrano per le vacanze estive, nonni rivedono nipoti, riabbracciano figli e via dicendo. Non tutti abbiamo avuto il coraggio di lasciare questa terra. Io no. Ad esempio. Certo, non posso non riconoscere le “lacune” che provocano disservizi e imbarazzano turisti o scoraggiano imprenditori. A volte penso che sia tutta una “messa in scena” a difesa di se stessa, che la mia terra mette in atto – come se ne avesse facoltà- per affermare la sua voglia di libertà, quella libertà di appartenere solo al mare e al cielo. Siete tutti invitati, sia chiaro, ma nolenti o volenti ci lascerete  pezzo di cuore…perciò abbiatene rispetto.

2016-02-20

Stamattina ho aperto la cucina con questi pensieri, ma sono anche entrata nella cucina di Patty dove ho trovato, gironzolando qua e là, la ricetta del pasticciotto leccese. Pensavo di partecipare ad un gioco, invece ho avuto un tuffo al cuore…si per gioco, lo è e si chiama The Recipe-tionist di Flavia del blog Cuocicucidici – ma ti apre un mondo, anzi ti apre le cucine dei più bravi food blogger d’Italia, provare per credere.

Prima di lasciarvi la ricetta, vi confesso che non c’è leccese che abbia mai preparato il pasticciotto in casa, perché si mangia in piedi al bar di rito, tutte le mattine davanti ad un caffè fumante, ma secondo voi era un’occasione da lasciarsi sfuggire?

INGREDIENTI PER 8 PASTICCIOTTI

Per la pasta frolla:

250 g di farina 00* (per me senza glutine)

125 g di strutto *

125 g di zucchero semolato

80 g uova

ammoniaca per dolci (la punta di un cucchiaino) *

La scorza di un limone bio grattugiata sottilmente.

Per la crema pasticciera:

500 ml di latte intero

4 tuorli

150 g di zucchero semolato

40 g di amido di mais

La scorza di un limone bio o una bacca di vaniglia

Per la lucidatura:

1 tuorlo sbattuto con un cucchiaio di latte

*ingredienti da verificare per la presenza di glutine e aiutarsi con della carta forno.

  • Per prima cosa preparate la crema che dovrà essere ben fredda per confezionare i Pasticciotti. Portate il latte ad ebollizione in una casseruola con fondo spesso, insieme alla scorza di limone o la vaniglia (a piacimento) quindi spegnete il fuoco e lasciate in infusione almeno 1 ora.
  • Sbattete bene le uova e lo zucchero miscelato alla farina fino a che non saranno pallide e gonfie. Rompete la crema con un paio di cucchiai del latte intiepidito ed mescolate con una forchetta. Accendete il fuoco sotto il latte e versatevi il composto di uova e zucchero quindi con una frusta, mantenendo la fiamma bassa, non smettete di mescolare. Quando la crema comincerà a sobbollire, controllate la densità preferita e spegnete senza superare i 3/4 minuti dall’inizio dell’ebollizione, per non rischiare di stracciarla. Una volta pronta, versatela velocemente in una ciotola di metallo. Appoggiate la ciotola in una ciotola più grande, dove avrete messo acqua e ghiaccio e cercate di raffreddare velocemente la crema mescolandola con la frusta. Quando sarà intiepidita, copritela con una pellicola trasparente a contatto, per evitare che si formi la “pellicina” e riponetela al fresco fino all’utilizzo.
  • Disponete la farina a fontana, mettendo al centro lo zucchero, lo strutto, le uova e gli aromi. Amalgamate tutti gli ingredienti con una forchetta senza intaccare la farina. Fatto questo, portate la farina sopra gli ingredienti umidi e lavorate il tutto velocemente cercando di non farlo riscaldare. Otterrete una pasta liscia ed omogenea. Fatela riposare in frigo almeno per un’ora o se preferite per tutta la notte (poi ricordatevi di toglierla almeno mezz’ora prima di lavorarla).
  • Imburra gli stampi per Pasticciotto e metteteli in frigo.
  • Su una spianatoia stendete con un matterello la pasta allo spessore di 3 o 4 mm.  Tagliatene dei pezzi sufficientemente grandi per riempire lo stampo e fuoriuscire dai bordi (vedi foto). Appiattite bene la pasta all’interno dello stampo quindi riempitelo con la crema fredda. Con un altro pezzetto di frolla, richiudete la crema e schiacciate la pasta lungo i bordi tagliandola delicatamente con le dita. Esercitate una pressione con le dita tutto intorno ai bordi e vedrete formarsi la caratteristica cupoletta.
  • Sbattete il tuorlo con il latte e spennellate bene il coperchio. Procedete alla stessa maniera fino alla fine degli ingredienti. Una volta pronti, mettete gli stampi in frigo per almeno mezz’ora, in modo da raffreddare ulteriormente la crema ed evitare che fuoriesca in cottura.
  • Mettete gli stampini in forno preriscaldato a 220°. La friabilità finale è data anche dalla cottura veloce ad alta temperatura. Dovranno cuocere dai 7 ai 10 minuti, dipende da forno a forno. Controllate il colore, che deve essere ambrato e lucido.
  • Una volta pronti, toglieteli e sformateli subito facendoli raffreddare su una griglia. Gustateli ancora tiepidi perché sono perfetti così!

Non prendete d’esempio i miei, che sono purtroppo senza glutine e son venuti malissimo (esteticamente) ma la ricetta di Patty, che salentina non è, è a prova di oriundo, ve lo assicuro. Il gioco non consente sostituzioni di ingredienti, se non solo uno. Per forza di cose io ho cambiato solo la farina, senza glutine, appunto.

Ps. Una crema pasticcera così buona non l’avevo mai assaggiata 😉

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