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Avventure di una mamma blogger


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Pizza senza glutine fatta in casa, agli ortaggi.

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Se almeno una volta nella vita siete stati “a dieta”, forse avrete sentito la mancanza della pizza, per lo meno a cena, dove, solitamente questa pietanza viene spesso collocata. Eppure la pizza, essendo completa da un punto di vista nutrizionale e apportando il più delle calorie di provenienza da carboidrati, è un buon pasto anche all’ora di pranzo.

Potevo presentarvela in tanti altri modi, ma la deformazione professionale ha preso il sopravvento. La componente autobiografica, poi, di mamma gluten free , ha fatto il resto ed ecco a voi una pizza casalinga e senza glutine, più digeribile, più “sana” – perdonate la poca modestia 😉

Per l’aspetto nutrizionale, ho messo a punto la sottostante “calory-grafica” … giusto per essere chiari..lo so, è da spavento, perciò astenersi dalla pizza every day. Come potete notare dai grafici, la pizza apporta buone quantità di Ferro e Fibre, ma anche Sodio (Na). Sapevatelo!

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Spero di non aver tolto tutta la magia di una bella pizza mangiata con tanta spensieratezza e, cosa ancora più importante, in buona compagnia. Nel caso abbiate invitato un po’ di amici a casa per il prossimo week-end ecco cosa vi suggerisco io: la PIZZA (SENZA GLUTINE) AGLI ORTAGGI [radicchio, carote, fagiolini, peperoni, melanzane e zucchine] eseguita secondo il disciplinare come ci ha mostrato Antonietta  Golino del blog

La Trappola golosa per la sfida n. 58 del gioco più esilarante del web, ovvero l’MTC. Inizialmente ero sconfortata e decisa a saltare il giro, causa le sei ore circa di lievitazione che un impasto senza glutine affronta con qualche difficoltà…poi mi son detta “o la va, o la spacca”, ed eccomi qua. Antonietta mi ha incoraggiata moltissimo, e sono certa che qualche adattamento mi è concesso vista la resa dell’impasto, non proprio da manuale 😉

N.B In casa l’umidità dell’aria era del 39% e la T pari a 26,5°C..

Ingredienti  (4 persone)

400 g di mix senza glutine per lievitati (addizionato di farina di guar)

50 g di farina di grano saraceno

7 g di sale fino

150 ml di acqua oligominerale (per il lievito)

1 g di lievito di birra

200 g di acqua oligominerale (per il sale)

1 cucchiaino di miele MF (oppure malto di riso)

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Sopra: Foto dell’impasto dopo 2 ore di lievitazione

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Metodo diretto adattato con cottura solo in forno. Le quantità d’acqua sono maggiori, rispetto al disciplinare, in seguito alla differente interazione che hanno con i liquidi le farine gluten free. Un buon consiglio, come ha raccomandato Antonietta, è quello di utilizzare acqua oligominerale, per evitare che il cloro del rubinetto inattivi il lievito. In questo caso il lievito è stato messo in contatto del miele, anche per un tentativo di “imbrunire” l’impasto. In una ciotola capiente, unire le due farine e mescolare bene. Aggiungere tutta l’acqua con il lievito disciolto e iniziare a lavorare l’impasto. Aggiungere la restante acqua, salata, versando poco alla volta, potrebbe anche non servire proprio tutta,in questo caso l’ho messa fino all’ultima. Questa fase è molto importante e occorre protrarla fino a 10 minuti. Se state lavorando senza glutine, a questo punto avrete tutto l’impasto appiccicato sulle mani; avrete la necessità di risciacquarle sotto l’acqua corrente, è l’unico modo pratico per poter proseguire, oltre il punto di pasta. Bisognerebbe spostarsi sulla spianatoia e continuare per almeno un altro quarto d’ora. Il disciplinare parla di 20 minuti. Coprire con pellicola e lasciar lievitare due ore. Procedere allo staglio a mano, ottenendo fino a 4 panetti, con queste dosi. Due, per me, da riporre in uno strofinaccio non infarinato. Continuare la lievitazione per 4/6 ore (quattro ore scarse per me).

Stendere i panetti senza mattarello, lavorandoli con le mani come fanno i “veri” pizzaioli. Scaldare il forno alla massima temperatura, comprese le teglie.

Senza oliare, trasferire l’impasto in teglia e cuocere cambiando ripiano dopo i primi 5 minuti.

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Preparare per tempo gli ortaggi grigliati per la farcitura:

Tranne carote e radicchio, che ho messo “a crudo” sull’impasto, ho lessato in acqua salata i fagiolini, poi dopo averle pulite e tagliate a rotelle e listarelle, ho grigliato zucchine, melanzane e peperoni. Niente pelati, né conserva, insomma. Evviva la digeribilità.

Questa è la fetta di pizza appena sfornata.

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con questa ricetta

 partecipo al 58° MTC

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Pan di Spagna senza glutine all’olio d’oliva e Bianco mangiare.

Foto *da qui

“La Xylella fastidiosa per una norma di carattere comunitario recepita dallo stato italiano – ha sottolineato il commissario (Giuseppe Silletti)- è un germe da quarantena e come tale dovrebbe essere affrontato, ma il problema nasce per l’eccezionalità del caso, visto che nel Salento gli ulivi sono dappertutto e diventa difficile attuare le procedure previste, ma non possiamo non sottostare a quanto previsto dalle discipline giuridiche”. Il Giornale di Puglia del 16.04.2015

***

Come restare indifferenti a quanto sta accadendo in Puglia, nel Salento, nei nostri uliveti secolari ? Non è possibile tacere, da salentina, da food blogger e tutto ciò che sono, che siamo.

L’eradicazione degli ulivi è già in atto, per chi non lo sapesse, dal momento che resta l’unica cosa da fare su quelli già infetti…ma mi chiedo come sia stato possibile arrivare a questo punto! Si respirava da almeno un paio d’anni un certo clima di sospetto sulla minaccia di infezione e credo di poter affermare -da biologa molecolare- che si sarebbe potuto intervenire in tempo e nei tempi giusti per arginare il contagio, creando zone cuscinetto molto più circoscritte ed interventi mirati, con una precisione quasi chirurgica…ad oggi il piano di interventi prevede “zona rossa” in tutto il Salento da Lecce in giù…ovvero la creazione di un vero e proprio deserto,sia dal punto di vista paesaggistico, che economico con gravi ripercussioni sociali in una regione già martoriata.

Per accendere un piccolo riflettore sull’argomento, ho deciso di proporre per la sfida n.47 del MTC un Pan di Spagna all’olio d’oliva, il terzo giudice sicuramente mi perdonerà anche perché le sue indicazioni sono state preziosissime per la realizzazione del mio Pan di Spagna, che ho eseguito sulla falsariga della ricetta senza glutine proposta da Caris e tratta da Tradizione in evoluzione di L. Di Carlo, che troverete a questo indirizzo (http://www.cookingplanner.it/2015/04/05/la-sfida-dellmtc-di-aprile-2015-e/).

Ingredienti:

tuorli 230 g

zucchero semolato 200 g

sale fino 1 g

buccia di limone grattugiata 4 g

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Albume 250 g

Zucchero semolato 50 g

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Farina senza glutine 75 g

Fecola di patate 75 g

Cacao amaro 50 g

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Burro fuso a 45° 100 g  olio evo pugliese per me in proporzione 80%

Montate i tuorli con zucchero, aromi e salare; montare cremosi gli albumi con l’altra parte dello zucchero. Unire delicatamente una parte di albume alla prima montata, quindi una parte di polveri setacciate (due volte) assieme e ripetere fino a terminare. Prelevare 1/10 della massa e inserire il burro fuso l’olio evo a T ambiente (!), mescolare e incorporare delicatamente alla massa. Mettere in stampi imburrati e leggermente infarinati e cuocere subito a 180°, mettendo un cucchiaio di legno fra lo sportello, per 20-25 minuti per teglie alte 4-4,5 cm.

Ingredienti per la crema Bianco mangiare della farcitura (ricetta di Lucia Lazari, Cucina Salentina)

1 l di latte di mandorle preparato in casa

250 g di zucchero

100 g amido (di mais)

buccia di un limone

un pizzico di cannella

In una pentola stemperare il latte di mandorle con l’amido, aggiungere lo zucchero e cuocere a fiamma bassa, utilizzando un cucchiaio di legno come per la crema pasticcera. Quando la crema si sarà addensata, versatela in una ciotola incorporando la buccia di limone grattugiata e la cannella in polvere. Usate per farcire.

Decorare con panna montata.

Con questo Pan di Spagna

partecipo al MTC n. 47

con amore per i miei Ulivi!

*Ringrazio Luciano Simone e gli amici di Salt and Pepper per la foto tra gli ulivi!


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Canederli “senza glutine” al formaggio Fontal e farina di Quinoa. Cucina del riciclo,ma non troppo.

Una ricetta a base di pane raffermo, a casa nostra, è tutto dire…è ormai più di un anno che il pane lo si fa noi, anzi, “lui”…ovvero lo sposo. Perché il pane senza glutine comprato in farmacia a noi proprio non piace….

Ma, procediamo con un po’ di ordine. Lo sposo è mio marito, ovviamente, che si dedica alla preparazione del pane quasi ogni giorno. Il celiaco è il nostro bimbo, ma forse ve lo avevo già detto.

I canederli, invece, nessuno qui, a Sud, li aveva mai visti…se non diversi anni fa, quando i miei genitori ospitarono una ragazza friulana, che “regalò” a mia mamma la ricetta dei canederli allo speck, ricetta andata perduta, di cui abbiamo solo una vaga memoria.

Per tutti questi motivi – e ve l’ho fatta breve- parteciperò alla sfida n.44 del MTC con una ricetta che ricalca quasi in tutto quella di Monica,che, anzi, ringrazio di cuore per la generosità e semplicità con cui l’ha condivisa!!! Le variazioni fanno parte del “riciclo”, per la serie “svuotiamo il frigo”. Non chiedetemi come il Fontal -prodotto non locale qui a Sud- si sia trovato lì per caso, ma da quando la spesa la fa lui, succede anche questo. Le spezie, quelle no, quelle le recupero io (sarà che nel frattempo ho pure aperto un’erboristeria? ma questa è un’altra storia!!!).

PANE gluten free home made*

21 g olio evo

5 g sale fino

18 g lievito di birra

300 ml acqua tiepida

500 g di preparato per PANE E FOCACCE SENZALTRO

*le indicazioni per la realizzazione di questo pane sono frutto del lavoro del Laboratorio Benincasa che ringrazio nella persona del dr. Francesco.

Versare il preparato a fontana sulla spianatoia. In una ciotola far sciogliere il lievito con parte dell’acqua tiepida ed aggiungerla alla farina,quindi iniziare ad impastare energicamente, aggiungendo gradualmente l’acqua, fino al completo assorbimento. Aggiungere olio e sale e impastare finché non risulterà una massa liscia ed omogenea. Dopo un’ora di lievitazione in un canovaccio, riscaldare il forno a 250°C per 10 minuti.

Inserire nel forno una ciotolina con dell’acqua, infornare il pane,mgari avendolo spennellato con latte o olio ( io non l’ho fatto) e cuocere per 20/25 minuti a 250°C.

Canederli al Fontal e Quinoa

-300 g pane senza glutine home made raffermo, a dadini -1cm max-;

-200 ml latte intero;

-2 uova;

-40 g parmigiano grattugiato;

-200 g formaggio Fontal;

-1 cucchiaino raso sale fino;

-1 pizzico pepe nero macinato;

-1 pizzico noce moscata;

– 1 galletta di riso sbriciola

-1 cucchiaio colmo di farina di Quinoa.

Per il procedimento vi rimando alla ricetta della sfida perchè il pc stasera non collabora e sarà un’impresa finire di scrivere questo post.

Mi resta da raccontarvi come ho cotto i suddetti canederli, ed ecco: ho preparato un brodo speziato alle carote, che poi ho filtrato e messo da parte per farne una “crema” da utilizzare per un secondo passaggio in forno.

Ingredienti per il brodo:

150 g di carote

1/2 cipolla bianca

2 patate

1 cucchiaio di olio evo

1 litro d’acqua

sale q.b.

1 cucchiaino di noce moscata

1/2 cucchiaino di zucchero nero del Perù

cannella in polvere

 

Lavare e pulire carote e patate, tagliarle a pezzi e mettere in pentola con l’acqua, il sale, la cipolla e le spezie. Far cuocere per almeno 45 minuti. Filtrare le verdure e metterle da parte, utilizzare il brodo ottenuto per la cottura dei canederli. Successivamente frullare le verdure, ottenendo una salsina che utilizzerete per ricoprire i canederli  prima della cottura al forno, a 180°C per 10 minuti.

Servite caldi e buon appetito.

Con questo piatto di canederli

partecipo

tra mille difficoltà

alla sfida n.44 del MTC

perchè non me la perderei

per niente al web!!!

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Muffins al thè nero e farina di ceci.

<<il cielo è così strano, quasi solido>>

(dal film Il thé nel deserto)

Port e Kit Moresby sono i protagonisti de “Il thè nel deserto” film del 1990 regia di Bertolucci, tratto dal romanzo omonimo di Paul Bowles…ho scelto questa frase, tra le tante possibili, perché i muffins di oggi hanno proprio quella consistenza di quel cielo quasi solido che mi sono sforzata prima di immaginare e poi ho realizzato, credo ^.^

Fondamentale la farina di ceci, sia perché volevo ottenere un colore da deserto, per ovvi motivi, sia per creare una consistenza in qualche modo soffice ma di sostanza…un vero peccato non potervene offrire uno!

Francy mi ha ispirata a tal punto che, lontano da ogni mia aspettativa, son riuscita a bissare l’MTC di novembre, questa volta con una preparazione salata, ma allo stesso tempo neutra.

L’altro ingrediente caratterizzante è il thè nero, sia perché è nel titolo del film, sia perché avendolo già utilizzato in altre preparazioni,sapevo che mi avrebbe aiutata ad ottenere un impasto un po’ più liquido (non trovo la parola esatta, uff)… ma è giunta l’ora di elencarvi tutti gli ingredienti (noterete molto colore giallo, per richiamare l’ambiente del deserto sahariano).

E spero vi piacciano.

Ingredienti per 6 muffins

Farina di ceci 50 g

olio e.v.o. 25 g

timo secco 1 cucchiaino

1 patata gialla lessa (peso a crudo 65 g)

sale q.b.

latte 80 g

1 filtro di thè nero concentrato (50 ml)

1 uovo intero

lievito per preparazioni dolci e salate senza glutine 7 g

***

Prima di procedere alla preparazione dell’impasto dei muffins, vi consiglio di aromatizzare l’olio, pesando la quantità indicata e mettendola a riposo con un cucchiaino di timo per circa tre ore.

Lessare una patata, pulirla e schiacciarla, mettendola da parte perché si raffreddi. Fate bollire dell’acqua per il thé, riempite una tazzina e mettete in infusione il filtro. Trascorso il tempo necessario, togliete il filtro e fate raffreddare.

Quando tutti questi ingredienti saranno a T ambiente, procedete con la composizione dell’impasto.

Unite la patata già schiacciata con l’uovo e l’olio aromatizzato (avendolo filtrato per togliere il timo); successivamente unite il latte e il sale, lavorando con un frullino.

In una ciotola a parte unite la farina di ceci e il lievito,amalgamando con un cucchiaio. Infine, unite la parte liquida e quella secca, ottenendo un impasto liscio ma con qualche grumo e non troppo denso.

Rivestite gli stampi per muffins con dei pirottini di carta; preriscaldate il forno a 180 °C e infornate per almeno 25 minuti, ma potrebbe occorrere qualche minuto di più.

Con questa ricetta

partecipo di nuovo

all’MTC n. 43

perché è stimolante!

 


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Muffins speziati di teff con zucca gialla, zenzero e amaretti. Un omaggio all’Africa.

Occasione due volte ghiotta, questo mese, dalle parti dell’MTC … primo perché I Muffins sono una ghiottoneria unica…e secondo perché ho occasione di provare finalmente una farina che viene prodotta da un cereale naturalmente privo di glutine, il TEFF .Questo cereale cresce in Terra d’Africa.

La farina rossa di Teff è, perciò, l’ingrediente che caratterizza la ricetta dei miei muffins molto speziati, e li mette in sintonia con questi versi di un canto popolare eritreo che recita così:

Sei come la luce del sole mischiata a quella della luna,
sei bella come un lampo nell’oscurità,
sei dritta e snella come una lancia,
sei leggiadra come le nuvole color perla del cielo,
sei graziosa come il verde di primavera,
è per questo che io ti amo.

In particolare, “la luce del sole mischiata a quella della luna” mi ha fatto scegliere altri due ingredienti di questo impasto: la zucca (sole) e lo zenzero (luna); ho mantenuto anche gli amaretti di Francy, ideatrice di questa fantastica sfida , che rappresentano in questo caso “l’oscurità”

Geograficamente si parla di una zona dell’Africa, come l’Eritrea-Etiopia, così multiforme, multilingue e multietnica da racchiudere, nei suoi sofferti confini, quella bellezza primordiale di un pianeta e di una umanità originaria,  lontana dal consumismo e dall’Occidente più deteriore e deteriorato.

Memore dei racconti di un mio amico missionario, ovvero il sacerdote che trentasei anni fa ha celebrato il mio Battesimo, ho scelto di raccontarvela così la ricetta per la sfida n.43 del MT Challenge.

Se avrete piacere, troverete qui i suoi progetti in Etiopia, la sua vita.

Muffins di teff rossa, speziati con zucca, amaretti e zenzero

Ingredienti per sei/sette muffins grandi

  • 100 g di farina rossa di Teff made in Africa
  • 50 g di zucchero di canna grezzo
  • 3  amaretti senza glutine
  • 30 g di pangrattato senza glutine
  • 1 uovo
  • 80 g di latte p.s.
  • 25 g di olio e.v.o.
  • un pizzico di sale
  • 7 g di lievito vanigliato per dolci senza glutine
  • 190 g di zucca gialla (peso a crudo)
  • 20 g di zenzero fresco  grattugiato al momento
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata

Pulire e affettare la zucca, infornarla a 190°C per mezz’ora su una placca rivestita con carta da forno. Nel frattempo, preparare tutti gli ingredienti e pesarli nelle quantità necessarie.

Lavorare lo zucchero con le uova e gli altri componenti grassi (io ho scelto l’olio extra vergine di oliva perché il burro lo considero sinonimo di opulenza e ricchezza, in antitesi con la povertà dilagante nei paesi africani…). Aggiungere il latte e continuare a mescolare.

In un’altra ciotola capiente, unire farina, noce moscata, pangrattato, amaretti sbriciolati, sale e  lievito,mescolando con un cucchiaio di legno.

Sfornare la zucca, farla raffreddare e frullarla insieme allo zenzero grattugiato. Unire questo composto alla componente liquida, mescolare bene e versare il tutto nella ciotola della farina, utilizzando una frusta per unire le parti secche con quelle liquide fino ad ottenere un composto omogeneo ma “grumoso” (vedi foto) e non troppo denso.

Sistemare i pirottini nello stampo dei muffins, riempiendoli di impasto  per i 2/3 e infornare a 180°C per 20-25 minuti.

Controllare la cottura con uno stuzzicadenti, sfornare e far raffreddare pochissimi minuti prima di servire.

Con questa ricetta

e questo stornello

partecipo

alla sfida di novembre

del MT Challenge n. 43


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Mini soufflet di granturco e carciofi con salsa all’origano

“Il  soufflet deve essere gaio,

gaio come una variopinta farfalla

che danzi sui prati fioriti

di primavera”

dal film Sabrina, 1954

Adoro Audrey. E ammetto che l’unica lezione sui Sufflet, prima che Fabiana lanciasse questa fantastica sfida per l’MTC di Marzo, è racchiusa nella scena del film Sabrina, che consacra Audrey Hepburn diva di Hollywood, e che potete vedere qui:

La sfida nella sfida, come sempre, per me è trovare una farina senza glutine che si presti, in questo caso, alla preparazione di una besciamelle di partenza…anche qui, ogni volta, è un andare alla ricerca di un escamotage dal magico potere o di un deus ex machina, se preferite!

Ma,alla fine, si fa di necessità virtù e quale farina non pensereste mai di trovare in una dispensa salentina? Ve lo dico io: quella di mais giallo a filiera controllata ed essiccato a basse temperature, del Molino Nicoli. Ce l’ho! E devo dire grazie a mia cognata di Bergamo,che da zia premurosa qual è, mi fa dono di queste materie prime naturalmente senza glutine per il suo nipotino.

Come primo riferimento, avevo letto la ricetta di Artusi del suo soufflet di pollo, ma troppe proteine (tenendo conto delle uova), perciò ho pensato di “bilanciare” con della purea di carciofi, per ridurre quelle 7-8 parti di formaggio di cui si parlava nel post della sfida, lasciando spazio solo a 25 g di Groviera.

Non saprei dirvi perché ho scelto proprio i carciofi, però, se ci penso meglio, i carciofi mi riportano ad un gioco dell’infanzia, che mia nonna credo abbia inventato da sé per riuscire a farmeli mangiare – e la ringrazio … Il gioco consisteva in una sorta di gara, che ricorreva puntualmente a tavola ogni volta che si preparavano i carciofi al forno, e cioè finire di mangiarli il prima possibile e bere subito un bel bicchiere d’acqua <<così senti il sapore dolce>> diceva 😉

Flower Diary, Aboca

Flower Diary, Aboca

 

– Mi chiedo, quante ne hai inventate, nonna, pur di farmi mangiar sano!?-

L’altra nonna, invece, d’Estate, raccoglieva ed essiccava l’origano…con lei, però, che si chiamava come la moglie di Garibaldi, bisognava “lavorare”..perciò tutti a sbriciolare l’origano essiccato, per conservarlo per l’inverno. L’aroma di questa spezia ha, per me, un potere talmente forte da diventare una “coccola del passato” …sarà anche per questo motivo che, dovendo preparare una salsa di accompagnamento a questi soufflets, ho scelto proprio l’origano! E grazie al post di Alessandra, spero di non aver sbagliato nulla, stavolta.

D. Aichele e M. Golte-Bechtle

D. Aichele e M. Golte-Bechtle, Origanum vulgare

INGREDIENTI per 4 persone (tre mini soufflets ciascuno):

60 g burro

30 g farina di granturco

250 ml panna fresca

25 g Groviera

4 tuorli

4 albumi

200 g purea di carciofi

1/4 di cucchiaino di sale

***

Per la salsa di origano (*):

100 ml brodo vegetale

1 cucchiaio di amido di mais

150 g formaggio cremoso

origano q.l.

***

(*)= L’ispirazione per questa salsa, dove il burro è “sostituito” col formaggio cremoso, nasce dalla curiosità per la cucina dietetica che Pierre Dukan suggerisce ai suoi seguaci in La Dieta Dukan, ed. Sperling&Kupfer. Per quanto, personalmente, non cederei al suo regime dietetico, devo però riconoscergli ottimi spunti…Le erbe aromatiche non erano specificate, perciò  ho lasciato la “mia” firma con l’origano!

N.B. Il soufflet viene meglio se preparato con pazienza.

***

Pulire i carciofi, scartando le foglie esterne e tenendoli in ammollo in acqua e limone. La parte migliore per ottenere una purea è il cuore. Tagliarne almeno 4  in quarti e cuocere a vapore oppure bollire in acqua salata.

Su fuoco basso lavorare, in un tegame di acciaio, burro e farina; quando sarà ben amalgamato, aggiungere la panna liquida e continuare a mescolare con un cucchiaio di legno. Appena si ottiene una “crema” uniforme, aggiungere il formaggio e togliere dal fuoco e far raffreddare circa dieci minuti.

Nel frattempo, preparare degli stampi da muffin di alluminio, a diametro crescente (da 5 a 7 cm i miei), imburrando bene oppure rivestendo con carta forno (anche se  sconsiglierei l’uso della carta, perché poi i soufflets appena sfornati iniziano a”sudare”).

Unire al composto raffreddato i 4 tuorli, uno ad uno, rimestando ogni volta.

Montare a neve tutti gli albumi, con una presa di sale.

Ottenere una purea di carciofi al frullatore e unire al composto.

Aggiungere gli albumi montati a neve per ultimi, cercando di non smontarli, lavorando dal basso verso l’alto col cucchiaio di legno (come quando si prepara un buon pandispagna).

Scaldare il forno a 180°C e riempire gli stampi fino a 2/3 della loro capienza e infornare per 25′.

Nel frattempo, preparare la salsa su fuoco basso unendo l’amido di mais al brodo vegetale. Togliere dal fuoco e unire il formaggio cremoso, lavorando il composto con un altro cucchiaio di legno. Aggiungere un po’ di origano e amalgamare bene.

Sfornare i soufflets e servirli caldi con la salsa di accompagnamento e un po’ di origano sbriciolato per decorare.

Con questa ricetta

partecipo alla sfida n.37

del MTC di Marzo


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STRUDEL INTRECCIATO DI MELE, FICHI MANDORLATI E ZUCCHERO DEL PERU’ SU CREMA CHANTILLY.

Gli spagnoli che, per primi, hanno scoperto e utilizzato le numerose strade degli inca, non hanno esitato a paragonarle a quelle che costituivano il vanto dell’antica Roma. [da Wikipedia]

Oggi, probabilmente su quelle stesse strade sono trasportati i prodotti del Perù, prima di salpare alla volta dell’Europa, il Vecchio Continente. Questa strada ha percorso lo zucchero integrale di canna  che ho scelto per dolcificare il mio strudel intrecciato. Normalmente ci si aspetta che uno zucchero di canna sia più granuloso, e si sciolga con più difficoltà. Questo zucchero invece, che proviene da agricoltura biologica ed è un prodotto organico, sembra più una polvere dal colore e profumo molto intensi, quanto può esserlo quella melodia che nel lontano 1986 fece da colonna sonora a Mission … la ricordate?

Questo zucchero insomma interroga tutti i 5 sensi, anche l’udito. Mio papà ha sempre usato lo zucchero di canna nella sua pochissima esperienza di cucina, tanto che ha sempre cercato di propinarcelo in svariate occasioni. Oggi ve ne parlo perché è il suo compleanno e stasera festeggeremo anche con il mio Strudel. Il ripieno contiene anche mele e fichi secchi mandorlati, tipici della nostra tradizione salentina. Legano molto bene con questo zucchero, un prodotto “senza frontiere”, per chi conosce la storia dell’Azienda che lo produce e che porta il nome di uno dei più famosi nativi d’America, Alce Nero. No. Questo NON è un post pubblicizzato, ma “dare a Cesare quel che è di Cesare” mi sembrava il minimo. E spero che Patty di Andante congusto gradirà!

Stavolta, però, la sfoglia non è arrotolata, mi spiace non aver rispettato il suggerimento di Mari, bensì intrecciata,una variante, credo, danese. Ma quanti Paesi ci sono in questo dolce? Vabbè….non lo vogliamo sapere.

Mantiene però la sua essenza “sglutinata”, quello sì!

Ingredienti per 4 persone:

125 g mix di farina NutriSì

½ bicchiere di acqua tiepida

1 cucchiaino di aceto di mele

chiodi di garofano (solo per riposare)

burro fuso

mele renette q.b.

fichi secchi mandorlati del Salento

zucchero integrale di canna biologico del Perù

Per la crema chantilly:

1 tuorlo

zucchiero bianco a velo

100 ml latte freddo

1 cucchiaio di amido di mais

panna montata

Procedimento

Disporre la farina a fontana su una spianatoia, versare l’acqua tiepida in cui si è diluito dell’aceto di mele e lavorare l’impasto senza glutine pochi minuti (aiutarsi con della farina di riso verso la fine, per ottenere una sfera liscia e asciutta). Disporre sulla sfera infarinata i chiodi di garofano a raggiera e mettere a risposo in un canovaccio di cotone, che servirà successivamente. Pulire e affettare le mele ( può bastarne una), zuccherare e mettere da parte. Affettare i fichi secchi mandorlati (almeno cinque).

Con un matterello iniziare a lavorare la sfoglia, dopo aver tolto tutti i chiodi di garofano che l’avranno profumata nel frattempo. Purtroppo inizierà a spezzarsi al centro, ma procedere re impastando al momento, se necessario. Spennellare con burro fuso e, prima di disporre il ripieno, procedere al ritaglio di fascette laterali (su entrambi i lati, vedi tra le foto) e farcire solo nella parte centrale rimasta senza tagli. Assicurare le estremità, che vanno richiuse per prime, e procedere a treccia. Cuocere a 180°C per 20 minuti, anche a forno ventilato.

Crema chantilly per servire.

In un pentolino a fuoco basso versare un tuorlo con dello zucchero a velo setacciato. Mescolare con un cucchiaio di legno e poi versare il latte, continuando a mescolare. Unire l’amido di mais. Senza far addensare troppo, togliere dal fuoco e aspettare che la crema pasticciera si raffreddi. Non aromatizzare. Montare della panna per dolci e unire alla crema pasticcera, unendo delicatamente senza smontare del tutto la panna.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n. 36

del MTC di Febbraio

Con questa ricetta partecipo anche al Contest di Patty

E’ Senza? E’ Buono!

Pasticceria naturale:sana ma golosa