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Avventure di una mamma blogger


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Malfatti per il Redone di Marzo

ERANO CINQUE,

CINQUE COSI MALFATTI.

IL PRIMO …

…Esordisce così un libro per bambini, che si propone di”spiegare la diversità” tra gli esseri..ma più che ai bambini,oggi bisognerebbe spiegarlo agli adulti.

Però oggi, in realtà, vorrei presentarvi la ricetta per il REDONE di Marzo, scelta sempre da Salt is Essential, come la precedente che ha pure vinto (UAU)!

I Malfatti sono collocati dall’autore tra le prime pagine del libro, a sottolineare forse l’importanza della cucina italiana per questo chef…

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Ingredienti per 4 persone

4 cucchiai di trito di cipolla

10 g di burro

115 g di spinaci già puliti e senza gambi

340 g di ricotta fatta sgocciolare almeno due ore

55 g di Parmigiano grattugiato

1 uovo intero ed un tuorlo

1,5 g di noce moscata in polvere

1,5 g di buccia di limone grattugiata

4 cucchiai di farina 00 ed un po’ per spolverare l’impasto – per me gluten free

sale e pepe macinato al momento

Per la salsa

900 g di pomodori a pezzettoni

100 g di burro non salato

4 rametti di basilico

2 gocce di salsa al Tabasco

scaglie di Parmigiano per guarnire

olio d’oliva

Lasciate soffriggere la cipolla nel burro senza farla bruciare. Aggiungete gli spinaci e cuocete per pochi minuti fino a farli appassire. Regolate di sale e pepe, poi metteteli a scolare nello scolapasta per raffreddarli.

Tagliuzzate per bene il mix di spinaci e cipolla. In una ciotola capiente, unite la ricotta, il Parmigiano, l’uovo intero e il tuorlo, la noce moscata ed il limone. Per ultimi, aggiungete gli spinaci, poi mescolate delicatamente insieme alla farina fino ad ottenere un composto ben compattato.

Usate due cucchiai bagnati in acqua calda per arrotondare i malfatti. Adagiateli su un vassoio infarinato. Fate in modo che non si uniscano. Mette in congelatore per due ore.

Per preparare la salsa, scaldate i pomodori in una padella, aggiungete il burro 5 g alla volta. Pulite il basilico e metteteci le foglioline. Regolate di sale, pepe e Tabasco, poi fate andare per il tempo necessario.

Portate a bollore 4 litri d’acqua. Versateci dentro i malfatti. Quando risaliranno in superficie, dovranno cuocere altri 7 minuti. Tirateli fuori con un mestolo forato. Scaldate la salsa e metteteci sopra i malfatti. Guarnite con le scaglie di Parmigiano e spruzzate con dell’olio d’oliva.

la ricetta è

PROMOSSA

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NOTE MIE:

  • Permettetemi di iniziare con un mea culpa! Questa ricetta appartiene alla tradizione italiana, ma per la sottoscritta è la prima volta sia realizzarla, sia mangiarla! Shaun Hill dimostra ancora una volta di essere superlativo nel riconoscere il valore della tradizione italiana, pur occupandosi prevalentemente di cucina nell’area mitteleuropea…e per fortuna, direi!
  • Nel testo della preparazione di questa ricetta non c’è una parola fuori posto, non c’è un orpello, è tutto perfettamente spiegato, con maestria, tanto da portare per mano anche il più impreparato dei cuochi.
  • Le quantità sono perfette. Ho realizzato i malfatti grossomodo grandi come una noce e, lavorando con metà dose, ne ho ottenuti una ventina. Perciò direi che la dose intera può sfamare anche 5 o sei persone.
  • Ogni volta in queste ricette noto il meraviglioso equilibrio delle spezie, che, usate con queste misure,aggiungono il “quanto basta”, non coprono mai gli ingredienti principali, né eccedono, in qualche modo nel dare sapore. Insomma, ancora una volta, sembrerebbe una magia!

 

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Celeriac Puddings per il REDONE di Febbraio.

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Se il sale perde il suo sapore, con cosa lo si salerà? Mt 5,13-16

E, ancora, un uomo ha tre figlie. Interrogatele su quanto lo amassero, solo due superarono l’esame. La terza, ahimè, rispose di amarlo come il sale. Diseredata e allontanata dalla casa paterna, visse di affanni presso una famiglia di locandieri. Quando un giorno un principe bussò alla locanda per chiederla in sposa, fu festa grande. Il racconto Yiddish narra poi le nozze, cui prese parte quel padre, ignaro di essere al matrimonio della figlia. Dopo un intero banchetto fattogli gustare senza sale, la figlia ottenne  non solo il suo personale riscatto, ma anche il giusto riconoscimento del suo forte amore verso chi l’aveva disprezzata.

Due religioni a confronto? NO.

Solo un’introduzione alla ricetta di oggi, tratta da SALT is essential di Shaun Hill, chef dall’esperienza pluriennale. Ho acquistato recentemente questo libro, dopo averlo scelto da qui e oggi partecipo al REDONE di Febbraio con una ricetta che mi ha dato molta soddisfazione.

Celeriac puddings with wild mushrooms – Puddings di sedano rapa con funghi selvatici

1 sedanorapa medio pulito (circa 550 g)

150 ml double cream

2 uova

1 cucchiaino di crema al rafano

350 g di funghi selvatici

50 ml di olio d’oliva e un po’ per ungere

100 ml di  vino bianco

Sale e pepe nero macinato al momento

 

Preriscaldate il forno a 160 °C.

Affettate e lessate il sedano rapa fino ad intenerirlo. Non preoccupatevi se perderà colore. Sgocciolatelo, e lasciatelo raffreddare. Frullatelo  insieme alla crema, le uova, il rafano e regolate di sale.

Disponete i ramekin e rivesti teli con della carta da forno e dell’olio. Versate il composto ottenuto colmando tutto lo stampo, dal fondo fino alla superficie.  Posizionate i ramekin dentro una teglia per metà riempita d’acqua bollente per almeno 20 minuti, poi infornate per il tempo necessario. Provate la cottura con una leggera pressione dei polpastrelli su uno dei puddings.

Per preparare la salsa, friggete delicatamente i funghi nell’olio. Trasferiteli su della carta assorbente, poi aggiungete nel padellino dove li avete cotti, il vino. Regolate di sale e, prima di frullare, aggiungete l’olio che vi sarà avanzato. Frullate. Capovolgete i puddings su dei piattini caldi.

Tamponate eventuale liquido in eccesso, poi guarnite con i funghi e condite con la salsa calda.

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NOTE

  • Questa ricetta viene introdotte dall’autore con un appello al nostro “senso pratico” a cominciare dalle quantità. Infatti il sedano rapa va acquistato intero e nel mio caso pesava 550 g, pulito. Ho pensato di ridurre leggermente solo di 25 g la quantità di crema (double cream), che restando un ingrediente sempre difficile da reperire, ho sostituito con della panna piuttosto grassa.
  • I ramekin che ho utilizzato io sono 4 stampini originale per puddings, che, onestamente, non ho rivestito conla carta da forno, ma semplicemtente unto con un po’ d’olio, certa del fatto che sarei riuscita a sformare, senza deformare troppo i puddings. Confermo la porzione per 4, indicata nel testo.
  • Questa ricetta è una magia, tutto si incastra perfettamente, se ci si affida al senso pratico!
  • I funghi impiegati dall’autore sembrano essere dei cardoncelli, ma io ho ripiegato sui dei porcini secchi. Dopo l’ammollo,li ho asciugati e passati nella farina di riso, prima di friggerli. Non era  specificato, ma in virtù di quel senso pratico….

la ricetta è PROMOSSA

ma non bisogna mai sottovalutare le semplicità apparenti (e non solo in cucina).


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Oum Ali-Egyptian bread pudding per il Redone

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Da Baklava to Tarte Tatin di B. Laurence proviene questo Dolcino veloce veloce che ho realizzato con dei croissant senza glutine confezionati, alla ricerca di una ricetta che parlasse di Medio Oriente, e, come ultimamente mi succede, l’ho trovata nel repertorio dello Starbooks, precisamente qui. L’ho realizzata per il Redone di Ottobre.

Nel nome, un piccolo mistero. Anzi due. La mamma di Ali (oum Ali) chi è?…

Sul pudding “egiziano” possiamo anche parlare, o almeno supporre. Ignoro la posizione dell’autore sull’argomento, però è assolutamente plausibile l’accostamento della parola pudding con l’aggettivo egiziano. O almeno così pare…nel senso che il britannico pudding pare sia stato importato dagli antichi Romani ai tempi delle grandi conquiste, tanto che il famoso butellum di cui parla Apicio altro non è che un pudding in versione salata.

Da Giulio Cesare a Cleopatra è un attimo, vero? Insomma, questa è una mia supposizione, ma ad ogni modo questa ricetta ha il suo perché😉!

Per 6-8 persone:

4 croissants vuoti, vecchi di 2 giorni (per me senza glutine)
50 g di pistacchi
50 g di uva sultanina
50 g di mandorle a lamelle + altre per guarnire
50 g di gherigli di noci
50 g di noce di cocco grattugiata
150 g di zucchero semolato
1/2 cucchiaino di cannella
50 g di latte in polvere
750 ml di latte
250 ml di panna
1 cucchiaio di acqua di rose (oppure di estratto di vaniglia)Sciroppo di rose

6-8 stampi da ramequin

Preriscaldare il forno a 200 °C in modalità statica.
Rompere i croissants con le mani in grossi pezzi e distribuirli tra gli stampi da ramequin.
In una ciotola mettere tutta la frutta secca e mescolarla con le mani; distribuirla uniformemente tra glii stampi da ramequin e mescolare ognuno di essi, perché si distribuisca uniformemente.

Mettere zucchero, cannella e latte in polvere in una pentola e scaldarli su fiamma media. Aggiungere il latte, la panna e l’acqua di rose (o l’estratto di vaniglia) mescolando. Portare a bollore mescolando continuamente, poi versare negli stampi da ramequin.
Far riposare 10 minuti per permettere ai croissant di assorbire bene il composto, poi infornare per 15-20 minuti, finché la superficie non abbia assunto un bel colore dorato.
Servire tiepidi.

NOTE

Non ho il libro di Laurence perciò ho seguito il lavoro come ha fatto Mapi. I lievitati senza glutine, però, hanno bisogno di più liquidi, ma a sorpresa il risultato è stato eccellente. Ho usato lo sciroppo di rose, perché non avevo l’acqua di rose e credo che sia stato quello a legare meglio, essendo anche più denso.

La farina di cocco in alcuni stampi è rimasta tale, non è stata “assorbita”.

E’ un dolce veloce e sorprendente, allo stesso tempo.

Avevo degli stampi da pudding in alluminio molto piccoli e ne ho provato uno, oltre ai ramequin in ceramica. Sono riuscita a sformarlo comodamente per un impiattamento più elegante (foto sotto).

Ho servito con dei ciuffi di panna montata.

Piaciuto tantissimo a tutti.

PROMOSSO

nota 2

Per l’origine del “pudding” leggete l’articolo di Alessandra Gennaro pubblicato su “A Tavola” n. 8 Agosto 2016. E’ illuminante.

 

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Quasi un tiramisù di riso nero e pistacchi per MTC S-Cool.

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La proposta di oggi è la seconda di tre importanti appuntamenti con cui provo ad essere ammessa ad una scuola un po’ particolare, l’MTC S-Cool senza H.

E’ questo il motivo per cui ho voluto creare una continuità, almeno di pensiero, con la ricetta dello scorso MTC. Come? Affondando l’acceleratore sul pedale della creatività.

Ignara di come potrebbero accogliere queste sperimentazioni dalle parti di Singapore, capitale del cibo e delle tendenze legate ad esso,eccovi di seguito il risultato di quanto,a queste latitudini, mi hanno suggerito i quattro ingredienti scelti tra quelli a disposizione: limone, riso nerone, pistacchi e caffè.

Quattro, come noi quattro figli a casa di mamma e papà: io -il limone!- e i miei tre bellissimi fratelli!Un ingrediente per ognuno. Approfitto, infatti, dell’occasione -e chissà se ne avrò più- per omaggiare noi quattro, visto che finora non lo avevo fatto mai.

Per 6 biscotti rotondi al riso e pistacchi

65 g di riso nerone

25 g di pistacchi

1 uovo (dispensa)

40 g di zucchero di canna (dispensa)

1 cucchiaio di farina deglutinata (dispensa intolleranti)

6 cocotte da forno singole

carta da forno

Per il mascarpone home made – ricetta della Franci trovata qui

500 ml di panna fresca (dispensa)

succo di un limone 

un canovaccio

un colino

Per la bagna di caffè al cardamomo

caffè in polvere qb- miscela arabica Quarta

acqua sufficiente per una moka da sei tazze

1 cucchiaino di cardamomo in polvere (dispensa)

zucchero (facoltativo)

buccia di limone (in alternativa un liquore al cacao)

acqua per diluire la bagna (facoltativo)

Per il caviale di caffè 

30 ml di caffè preparato per la bagna

250 ml di acqua

2 g di agar agar

olio di semi

un colino

un contagocce o siringa senza ago

Procedimento

Bisogna anticipare il lavoro e organizzarsi per preparare il mascarpone. Successivamente procedete realizzando i biscotti. Ecco come ho fatto io:ho frullato riso e pistacchi. L’ideale sarebbe ottenere quasi delle polveri, ma per esigenze varie ho frullato grossolanamente. A parte, ho lavorato tuorlo e albume, il primo con lo zucchero e il secondo a neve. Prima di unirli, ho versato le granelle nella crema di tuorlo e zucchero, continuando a mescolare e poi ho incorporato l’albume.

Ho rivestito le cocotte di carta forno e suddiviso l’impasto un po’ in ciascuna, livellando con una spatola di silicone.

Ho infornato a 170 °C per circa 20 minuti. Poi ho fatto raffreddare completamente.

Per la farcitura, ho portato a bollore del latte con qualche goccia di vaniglia.

A parte, ho lavorato due altri tuorli con lo zucchero ed un cucchiaio di farina deglutinata. Ho unito il latte caldo, ho trasferito tutto su fiamma fino a 80°C per addensare.

Ho lasciato intiepidire e ho incorporato il mascarpone che nel  frattempo era rimasto in frigo. Ho messo la farcitura a riposare in frigo.

Nel frattempo ho preparato il caffè al cardamomo (mettendo la spezia in polvere direttamente nel filtro del caffè).

Ho aggiunto al caffè, una volta pronto, della buccia di limone per aromatizzare e “legare” alla farcitura (il succo del limone è stato utilizzato nella preparazione del mascarpone).Ho tolto la buccia quando si è intiepidito.

Parte del caffè servirà per la sferificazione.

Montaggio

Bagnare i biscotti solo da un lato, quello che sarà all’interno dopo aver farcito e aggiunto lo stecco. Farcire e montare a coppia. Riporre in freezer.

**Ho avuto qualche problema con la sferificazione del caffè, ma vi riporto il procedimento utilizzato perché è quello che ho trovato più frequentemente da più fonti:

Aggiungere il caffè (una tazzina) in 250 ml di acqua e far bollire. Aggiungere agar agar e frullare con un frullino a immersione. Prelevare con un contagocce (o forse meglio con una siringa senza ago!) piccole quantità di liquido che farete cadere nell’olio di semi (portato a 4°C). La sferificazione dovrebbe essere pressoché istantanea…togliere con un passino e sciacquare subito. Il problema è farli durare per le foto. Non durarono, perciò niente foto del caviale di caffè. Ho sprecato quasi un litro di olio di semi e tuttol’agar agar disponibile.

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Partecipo così a questa ulteriore selezione per MTC S-Cool!

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#quelgrangeniodellaMai

La fantasia è la pazza di casa. T. d’Avila

 

 


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Zeppoline senza glutine per il calendario del cibo italiano

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Il progetto del Calendario Italiano mi sta davvero a cuore e mi spiace non poter contribuire più spesso di così. Oggi si celebra la Giornata Nazionale delle Zeppole di San Giuseppe  e per la sottoscritta è arrivato il momento di cimentarsi con queste meraviglie di pasticceria, con tutte le difficoltà del caso. Veramente, prima di lasciarvi la ricetta delle mie zeppoline senza glutine, non posso ignorare la figura di San Giuseppe, a cui sono abbinate. E per la verità, poche sono le informazioni su questo Santo, venerato come “Sposo di Maria” ma è pure la persona che si è curata della crescita di Gesù. Ora, senza addentrarmi in argomenti dottrinali, da cui poi non usciremmo più, vi dico solo che quest’uomo deve esser stato un grande papà. Non a parole, ma con i fatti. Nessuna frase gli è attribuita nei Vangeli, gli è dato solo un mestiere, quello di falegname, appunto concreto..mani che plasmano il legno. Sappiamo che è stato anche un “profugo”, in Egitto. Sappiamo che apparteneva alla dinastia dei Re. Sappiamo tante cose. Tutte informazioni utili per accettarlo come amico, compagno di strada. O anche no. Nessun obbligo. Ecco, se dovessi scegliere di sintetizzarne l’insegnamento, lo farei con le parole di don Tonino:-Non basta mettere in vita, bisogna mettere in luce.-

Credo sia ciò che ha fatto San Giuseppe con Gesù. Adesso però tengo fede alla mia promessa e vi presento le mie zeppoline.

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Ingredienti

200 ml di acqua

180 ml di farina di riso integrale

sale

1 noce di burro

1 uovo

buccia di limone grattugiata

crema pasticcera bianca e nera (al cioccolato fondente)

Se è difficoltoso preparare dolci senza glutine, l’impasto choux lo è ancora di più perché cotto due volte. Ma provarci può dare grandi soddisfazioni. Il consiglio è quello di lavorare a piccole dosi e per difetto di liquidi. Per questo motivo, non prendete le mie quantità per definitive, ma lavorate passo dopo passo e se necessario modificatele a vostro comodo.

Iniziamo. Portate l’acqua a bollore col burro e  salate. Versate la farina a pioggia e mescolate fin quando non si sia rappresa. (Potrebbe occorrerne più del previsto). Togliete dal fuoco e fate raffreddare bene. Su una spianatoia continuate la lavorazione, a impasto freddo, aggiungendo l’uovo e la buccia di limone grattugiata. (le uova, se più di uno, vanno aggiunte una alla volta). Aiutatevi con della carta da forno (questi impasti sono particolarmente appiccicosi).

Lavorate piccoli pezzi dello spessore di un dito e lunghi da 10-15 cm e arrotolateli su se stessi.Friggete le zeppoline e successivamente decoratele con della crema pasticcera. Si possono spolverare di zucchero prima della decorazione.

 

 

 

 

 

 


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La vita è come un vassoio di cannoli mignon doppio gusto…per tutto il resto c’è “Tom”.

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Da questa ricetta in avanti, la famosa frase di Forrest Gump riguardo la vita e la scatola di cioccolatini, per la sottoscritta diventerà la seguente:

La vita è come un vassoio di cannoli: non saprai mai cosa puoi metterci dentro

Detto questo, inizio subito dai ringraziamenti, che questo mese sono tutti per Francesca Geloso del blog 121 gradi, nonché vincitrice dell’ultimo Mtc e, pertanto, è sua creatura la sfida n. 68 sui cannoli e la pasta sfoglia.

Se non fosse stato per te, non avrei mai avuto modo di imparare a far la sfoglia!!!

La mia controproposta è priva di glutine, ma ho seguito in tutto e per tutto la S-piega, perciò il risultato è quantomeno accettabile.

A coronamento di tutto ciò, troverete due farciture: la prima è la crema pasticcera con ricetta di famiglia, a cui ho solo aggiunto un aroma di radice di liquirizia, la seconda è un cremoso di cioccolato fondente al lime, con annessa canditura.

L’idea di preparare una farcia bianca e una nera non è dovuta solo al  primo corso di scacchi di mio figlio, ma anche alla richiesta di Francesca di “dedicare” la ricetta. Ora, se siete vittime, come me, del palinsesto da TV digitale terrestre, forse potrete capirmi al volo, ad ogni modo,  meglio togliermi subito il dente … tanto più che mio marito è a lavoro e non legge mai i miei post (se non sotto tortura), insomma, sottovoce ve lo dico: ho dedicato i cannoli a quel gran f**o di Tom Hiddleston nel ruolo di Jonathan Pine nella mini-serie The Night Manager , un personaggio dal doppio ruolo, nel quale bene e male,simbolicamente  bianco e nero, si fondono e vince il Bene!! Tratto dal romanzo di Le  Carrè che Amazon mi ha spedito unitamente agli stampini dei cannoli, se non è destino questo, allora … è burla!!!

a.Ingredienti per il panetto

100 g di farina di riso + altri 70 circa nella lavorazione

10 g di inulina in polvere

200 g di burro

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b.Ingredienti per il Pastello

200 g di farina di mais e grano saraceno Molino Rossetto + altri 100 nella lavorazione

120 g di burro

45 ml di acqua fredda

55 ml di aceto di mele

1 cucchiaino di miele MF

1 cucchiaino di sale fino

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Le farine senza glutine vanno prese con le buone maniere, vanno assecondate. A tal fine, per esperienza ho imparato ad adattare le ricette, partendo sempre da quantità di farina dimezzata rispetto a quella richiesta per un normale impasto, dal momento che queste farine assorbono in maniera differente i grassi e i liquidi. Un altro aiuto può essere quello di iniziare l’impasto dentro un robot e portarlo a termine su una spianatoia rivestita di carta forno e indossando sempre dei guanti di lattice. I tempi di riposo sono più brevi e in inverno si possono diminuire i riposi in frigo. L’indicazione dell’umidità è sempre un parametro molto utile, in questo caso ci è stato suggerito di lavorare a circa il 40%. In cucina avevo il 42% ed era troppo per le mie farine. Ho aspettato che scendesse tra 36 e 38%.

Per il resto, nonostante la difficoltà, ho alternato tre pieghe a 3 a tre pieghe a 4 per una sfoglia da vero disciplinare. La foto è quella della sezione dopo l’ultima piega prima di stendere la sfoglia. Con questo impasto si possono ottenere fino a 30-35 mini cannoli.

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Tutto il procedimento per tirare la sfoglia a regola d’arte lo trovate nel meraviglioso post di Francesca.

Ingredienti per la crema pasticcera alla radice di liquirizia (per 6 cannoli mignon)

100 ml di latte di mucca

2 cucchiai di zucchero semolato

1 tuorlo

3 fascetti di radice di liquirizia

1 cucchiaino di maizena passata al setaccio

In un pentolino, portare il latte quasi a bollore e lasciare in infusione la radice di liquirizia per almeno 10 minuti, con un coperchio a chiusura del pentolino. Successivamente, lavorare il tuorlo con lo zucchero e aggiungervi il latte aromatizzato, continuando a lavorare a fiamma bassa, dopo aver aggiunto anche la maizena setacciata. Presto si raggiungerà la densità desiderata. Tenere da parte.

Lime canditi

1 lime (buccia sminuzzata)

200 ml acqua

50 g di zucchero semolato

Procedimento per una canditura leggera: pelare un lime e sminuzzare la buccia. In un pentolino, bollire acqua e zucchero e aggiungere le buccette, lasciando sobbollire per almeno 10 minuti. Con un colino, filtrare lo sciroppo ottenuto e metterlo da parte. Riporre le buccette in frigo. Se volete utilizzare per decorare, potrete passarle in forno, dopo averle cosparse di zucchero semolato, altrimenti potete usarle così, nella farcia.

 

Ingredienti per il cremoso di cioccolato fondente al lime (per 6 cannoli mignon)

80 g di gocce di cioccolato extra

150 ml di sciroppo della canditura del lime

1 cucchiaio di amido di tapioca

½ cucchiaino di Agararta

lime canditi (facoltativo)

In un pentolino, versare le gocce di cioccolato fondente e ricoprirle con lo sciroppo al lime ancora bollente. A fiamma dolce, lavorate il cioccolato fino a quando non si è del tutto sciolto. Aggiungete l’amido di tapioca setacciato e l’agar agar. Continuate a lavorare la crema fino a quando otterrete la densità desiderata.

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Come realizzare i cannoli

Stendete, con l’aiuto del mattarello e di fogli di carta da forno, una parte dell’impasto. Nel mio caso avevo a disposizione degli stampini molto piccoli, del diametro di 1,3 cm e lunghi 8.  Volendo lasciare lo spazio per impugnare gli stampini, ho ritagliato delle strisce alte circa 1,5 cm e lunghe circa 9 cm, e le hoavvoltesulla parte centrale degli stampini, facendo in modo che ad ogni avvolgimento la sfoglia si sovrapponesse a quella adiacente. Ho infornato a 180°C  a forno caldo per 13-15 minuti, avendo spolverato con dello zucchero grezzo. Lo spessore della sfoglia circa 7 mm.

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Dopo la cottura ho sfilato i cannoli con facilità dopo averli fatti raffreddare e li ho farciti con le due creme. Non hanno visto il domani.

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Con questa ricetta con dedica

partecipo al

MTC n. 68

 

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Una ricetta per Audrey

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Tutti ricordiamo Audrey in Vacanze Romane, oppure Sabrina, o soprattutto Colazione da tiffany ma non sono stati questi successi cinematografici ad accrescere un affetto fraterno nei suoi confronti. Ho ammirato di lei la vicenda umana che l’ha portata negli ultimi anni della sua vita a prodigarsi per gli ultimi, soprattutto i bambini africani, diventando ambasciatrice Unicef e toccando con mano quelle realtà. L’amore per il prossimo l’ha staccata dalle copertine patinate dei magazine di moda per portarla in giro per il mondo dimenticato, regalando a occhi emarginati la maturità della sua bellezza, una maturità non anagrafica, ma del cuore. Ho ammirato di lei la capacità di essere a casa solo una mamma, benché fosse ormai un’attrice di successo. Ho ammirato le sue sane abitudini,nonostante gli ambienti mondani. Allo sguardo dei suoi figli tutto questo non è sfuggito, e l’ho ritrovato in una delicata biografia scritta dal figlio Luca Dotti, romano. Si, perché Audrey è anche italiana, se vogliamo. Anzi, questo ci onora. Audrey at Home è stato il mio auto-regalo lo scorso Natale. Tra quelle pagine di vita privata, luoghi e amicizie raccontate dal figlio, anche molte ricette, spesso appuntate su un pezzo di foglio, e rafforzate da tantissimi tips e consigli, rendono il libro speciale e unico. Non pensate che la mia sia una recensione, è solo un semplice omaggio, che spero farà piacere leggere a chi passerà di qui. E’ scritto, purtroppo in inglese, perciò forse non accessibile a tutti, e le ricette non sono state illustrate visivamente. Ho riprodotto la sua torta preferita, che vedete in foto. La ricetta è stata ricostruita dal figlio Luca e la moglie, Domitilla, ma la certezza che Audrey la preparasse proprio così, non possiamo averla. La completa una glassa, che io non ho fatto. Vi lascio la traduzione degli ingredienti e del procedimento indicato nel libro. Volevo pubblicare il post nel giorno del suo compleanno, il 4 maggio, ma non mi è stato possibile. Ad ogni modo, siamo qui oggi a ricordarla e mangiare un pezzo di torta in sua memoria. A proposito, era buonissima.

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Tradotto liberamente da Audrey at Home, Memories of my mother’s kitchen

di Luca Dotti con L. Spinola

Ingredienti per la torta per uno stampo da 28 cm

210 g di cioccolato fondente

90 g di burro non salato + altro burro per lo stampo

3 uova

180 g di zucchero

25 g di farina

Ingredienti per il fondant (che io non ho realizzato)

180 g di cioccolato fondente a pezzi

100 g di burro non salato

30 ml di latte

Pre-riscaldare il forno a 200 °C e imburrare lo  stampo.

Usare 180 g su 210 e  mettere a bagnomaria con il burro. In un’altra ciotola, di media grandezza, lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere successivamente la farina e tre cucchiai di acqua. Alla fine unire il cioccolato cremoso. Aggiungere il cioccolato rimasto e cuocere da 20 a 30 minuti.