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Avventure di una mamma blogger


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La vita è come un vassoio di cannoli mignon doppio gusto…per tutto il resto c’è “Tom”.

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Da questa ricetta in avanti, la famosa frase di Forrest Gump riguardo la vita e la scatola di cioccolatini, per la sottoscritta diventerà la seguente:

La vita è come un vassoio di cannoli: non saprai mai cosa puoi metterci dentro

Detto questo, inizio subito dai ringraziamenti, che questo mese sono tutti per Francesca Geloso del blog 121 gradi, nonché vincitrice dell’ultimo Mtc e, pertanto, è sua creatura la sfida n. 68 sui cannoli e la pasta sfoglia.

Se non fosse stato per te, non avrei mai avuto modo di imparare a far la sfoglia!!!

La mia controproposta è priva di glutine, ma ho seguito in tutto e per tutto la S-piega, perciò il risultato è quantomeno accettabile.

A coronamento di tutto ciò, troverete due farciture: la prima è la crema pasticcera con ricetta di famiglia, a cui ho solo aggiunto un aroma di radice di liquirizia, la seconda è un cremoso di cioccolato fondente al lime, con annessa canditura.

L’idea di preparare una farcia bianca e una nera non è dovuta solo al  primo corso di scacchi di mio figlio, ma anche alla richiesta di Francesca di “dedicare” la ricetta. Ora, se siete vittime, come me, del palinsesto da TV digitale terrestre, forse potrete capirmi al volo, ad ogni modo,  meglio togliermi subito il dente … tanto più che mio marito è a lavoro e non legge mai i miei post (se non sotto tortura), insomma, sottovoce ve lo dico: ho dedicato i cannoli a quel gran f**o di Tom Hiddleston nel ruolo di Jonathan Pine nella mini-serie The Night Manager , un personaggio dal doppio ruolo, nel quale bene e male,simbolicamente  bianco e nero, si fondono e vince il Bene!! Tratto dal romanzo di Le  Carrè che Amazon mi ha spedito unitamente agli stampini dei cannoli, se non è destino questo, allora … è burla!!!

a.Ingredienti per il panetto

100 g di farina di riso + altri 70 circa nella lavorazione

10 g di inulina in polvere

200 g di burro

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b.Ingredienti per il Pastello

200 g di farina di mais e grano saraceno Molino Rossetto + altri 100 nella lavorazione

120 g di burro

45 ml di acqua fredda

55 ml di aceto di mele

1 cucchiaino di miele MF

1 cucchiaino di sale fino

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Le farine senza glutine vanno prese con le buone maniere, vanno assecondate. A tal fine, per esperienza ho imparato ad adattare le ricette, partendo sempre da quantità di farina dimezzata rispetto a quella richiesta per un normale impasto, dal momento che queste farine assorbono in maniera differente i grassi e i liquidi. Un altro aiuto può essere quello di iniziare l’impasto dentro un robot e portarlo a termine su una spianatoia rivestita di carta forno e indossando sempre dei guanti di lattice. I tempi di riposo sono più brevi e in inverno si possono diminuire i riposi in frigo. L’indicazione dell’umidità è sempre un parametro molto utile, in questo caso ci è stato suggerito di lavorare a circa il 40%. In cucina avevo il 42% ed era troppo per le mie farine. Ho aspettato che scendesse tra 36 e 38%.

Per il resto, nonostante la difficoltà, ho alternato tre pieghe a 3 a tre pieghe a 4 per una sfoglia da vero disciplinare. La foto è quella della sezione dopo l’ultima piega prima di stendere la sfoglia. Con questo impasto si possono ottenere fino a 30-35 mini cannoli.

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Tutto il procedimento per tirare la sfoglia a regola d’arte lo trovate nel meraviglioso post di Francesca.

Ingredienti per la crema pasticcera alla radice di liquirizia (per 6 cannoli mignon)

100 ml di latte di mucca

2 cucchiai di zucchero semolato

1 tuorlo

3 fascetti di radice di liquirizia

1 cucchiaino di maizena passata al setaccio

In un pentolino, portare il latte quasi a bollore e lasciare in infusione la radice di liquirizia per almeno 10 minuti, con un coperchio a chiusura del pentolino. Successivamente, lavorare il tuorlo con lo zucchero e aggiungervi il latte aromatizzato, continuando a lavorare a fiamma bassa, dopo aver aggiunto anche la maizena setacciata. Presto si raggiungerà la densità desiderata. Tenere da parte.

Lime canditi

1 lime (buccia sminuzzata)

200 ml acqua

50 g di zucchero semolato

Procedimento per una canditura leggera: pelare un lime e sminuzzare la buccia. In un pentolino, bollire acqua e zucchero e aggiungere le buccette, lasciando sobbollire per almeno 10 minuti. Con un colino, filtrare lo sciroppo ottenuto e metterlo da parte. Riporre le buccette in frigo. Se volete utilizzare per decorare, potrete passarle in forno, dopo averle cosparse di zucchero semolato, altrimenti potete usarle così, nella farcia.

 

Ingredienti per il cremoso di cioccolato fondente al lime (per 6 cannoli mignon)

80 g di gocce di cioccolato extra

150 ml di sciroppo della canditura del lime

1 cucchiaio di amido di tapioca

½ cucchiaino di Agararta

lime canditi (facoltativo)

In un pentolino, versare le gocce di cioccolato fondente e ricoprirle con lo sciroppo al lime ancora bollente. A fiamma dolce, lavorate il cioccolato fino a quando non si è del tutto sciolto. Aggiungete l’amido di tapioca setacciato e l’agar agar. Continuate a lavorare la crema fino a quando otterrete la densità desiderata.

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Come realizzare i cannoli

Stendete, con l’aiuto del mattarello e di fogli di carta da forno, una parte dell’impasto. Nel mio caso avevo a disposizione degli stampini molto piccoli, del diametro di 1,3 cm e lunghi 8.  Volendo lasciare lo spazio per impugnare gli stampini, ho ritagliato delle strisce alte circa 1,5 cm e lunghe circa 9 cm, e le hoavvoltesulla parte centrale degli stampini, facendo in modo che ad ogni avvolgimento la sfoglia si sovrapponesse a quella adiacente. Ho infornato a 180°C  a forno caldo per 13-15 minuti, avendo spolverato con dello zucchero grezzo. Lo spessore della sfoglia circa 7 mm.

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Dopo la cottura ho sfilato i cannoli con facilità dopo averli fatti raffreddare e li ho farciti con le due creme. Non hanno visto il domani.

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Con questa ricetta con dedica

partecipo al

MTC n. 68

 

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Una ricetta per Audrey

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Tutti ricordiamo Audrey in Vacanze Romane, oppure Sabrina, o soprattutto Colazione da tiffany ma non sono stati questi successi cinematografici ad accrescere un affetto fraterno nei suoi confronti. Ho ammirato di lei la vicenda umana che l’ha portata negli ultimi anni della sua vita a prodigarsi per gli ultimi, soprattutto i bambini africani, diventando ambasciatrice Unicef e toccando con mano quelle realtà. L’amore per il prossimo l’ha staccata dalle copertine patinate dei magazine di moda per portarla in giro per il mondo dimenticato, regalando a occhi emarginati la maturità della sua bellezza, una maturità non anagrafica, ma del cuore. Ho ammirato di lei la capacità di essere a casa solo una mamma, benché fosse ormai un’attrice di successo. Ho ammirato le sue sane abitudini,nonostante gli ambienti mondani. Allo sguardo dei suoi figli tutto questo non è sfuggito, e l’ho ritrovato in una delicata biografia scritta dal figlio Luca Dotti, romano. Si, perché Audrey è anche italiana, se vogliamo. Anzi, questo ci onora. Audrey at Home è stato il mio auto-regalo lo scorso Natale. Tra quelle pagine di vita privata, luoghi e amicizie raccontate dal figlio, anche molte ricette, spesso appuntate su un pezzo di foglio, e rafforzate da tantissimi tips e consigli, rendono il libro speciale e unico. Non pensate che la mia sia una recensione, è solo un semplice omaggio, che spero farà piacere leggere a chi passerà di qui. E’ scritto, purtroppo in inglese, perciò forse non accessibile a tutti, e le ricette non sono state illustrate visivamente. Ho riprodotto la sua torta preferita, che vedete in foto. La ricetta è stata ricostruita dal figlio Luca e la moglie, Domitilla, ma la certezza che Audrey la preparasse proprio così, non possiamo averla. La completa una glassa, che io non ho fatto. Vi lascio la traduzione degli ingredienti e del procedimento indicato nel libro. Volevo pubblicare il post nel giorno del suo compleanno, il 4 maggio, ma non mi è stato possibile. Ad ogni modo, siamo qui oggi a ricordarla e mangiare un pezzo di torta in sua memoria. A proposito, era buonissima.

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Tradotto liberamente da Audrey at Home, Memories of my mother’s kitchen

di Luca Dotti con L. Spinola

Ingredienti per la torta per uno stampo da 28 cm

210 g di cioccolato fondente

90 g di burro non salato + altro burro per lo stampo

3 uova

180 g di zucchero

25 g di farina

Ingredienti per il fondant (che io non ho realizzato)

180 g di cioccolato fondente a pezzi

100 g di burro non salato

30 ml di latte

Pre-riscaldare il forno a 200 °C e imburrare lo  stampo.

Usare 180 g su 210 e  mettere a bagnomaria con il burro. In un’altra ciotola, di media grandezza, lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere successivamente la farina e tre cucchiai di acqua. Alla fine unire il cioccolato cremoso. Aggiungere il cioccolato rimasto e cuocere da 20 a 30 minuti.

 

 


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Gnocchi al pomodoro di patate rosse cotte al sale

L’Estate è fuggita in un battito di ciglia, lo sa bene anche il mio blog, rimasto a secco di nuovi post sino ad oggi. Lo sa bene anche lo scaffale dei libri delle vacanze, che quest’anno non è stato arricchito nella sezione adulti (ma quella bimbi, sì)… Le cose possono essere andate solo in due modi. Uno, non sono andata “in ferie”, perciò non ho comprato libri da leggere in vacanza. Due, sono andata in ferie leggendo solo i libri di fiabe e racconti del mio bimbetto, che ha iniziato l’ultimo anno delle materne proprio oggi …

La risposta esatta è la seconda. Ho preferito scegliere l’opzione numero due e vi dirò che è stata una bella sorpresa scoprire come siano cambiate, oggi, le storie per i bambini under sei, per lo meno quelle provenienti da inchiostro di oltre Manica …

Per carità, la letteratura non è il mio pane quotidiano e la formazione scientifica potrebbe suggerire tutt’altro, ma fortunatamente sono passati i tempi in cui bibliotecari distratti lascerebbero leggere Alla ricerca del tempo perduto (All’ombra delle fanciulle in fiore, credo) di M. Proust ad una bimbetta che non ha terminato neppure le Elementari, non dite? Altri tempi. La ricetta di oggi, invece, è adatta un po’ a tutti i palati e fa da contrappunto a qualsiasi zibaldone, racchiudendo nella sua apparente semplicità, tanta sostanza. Ma non ringraziate me, bensì la vincitrice dell’ultima edizione del Mtc,Annarita del blog Il bosco di alici, che ha proposto una supergalattica sfida sugli gnocchi. Andate a leggere tutti i suoi consigli su come fare i vostri gnocchi a regola d’arte. Di seguito troverete solo la mia interpretazione con variazioni sul tema, come sempre.

* *  *

Dopo essere state introdotte in Europa da Cristoforo Colombo, ed essere state coltivate in tantissimi Paesi del Vecchio Continente, le patate giunsero anche nell’orto incantato di mia zia, che quest’anno ne ha regalate di tutti i colori.. Gli gnocchi di oggi sono stati preparati con patate dalla buccia rossa cotte al sale. Un esperimento, forse, ma riuscito nel senso che, il mio problema con gli gnocchi, (oltre al fatto che quelli di carne ed ossa non mi hanno mai degnata di uno sguardo), è sempre stato la consistenza. Bollire le patate, infatti, è un’arma a doppio taglio, per quanto mi riguarda. Non azzecco mai i tempi di cottura, e l’acqua, come mezzo, ne cambia la “friabilità”. La cottura al sale, invece, ne ha rafforzato la tenuta, perciò l’effetto “gomma” ce lo siamo finalmente risparmiato. Il condimento, sinceramente, si presenta da solo. Conserva di pomodoro d’annata.

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Per 4 porzioni di gnocchi senza glutine:

  • 600 g di patate rosse cotte al sale
  • 150-200 g di amido di mais
  • sale fino ql

sale grosso per la cottura al forno >1kg

Procedimento

Dopo aver lavato le patate, asciugatele e scegliete una pirofila dai bordi piuttosto alti. Versate del sale grosso, creando un letto non troppo spesso. Adagiate le patate sul sale e ricopritele di altro sale.  Le patate dovranno riconoscersi appena. Infornate  in forno preriscaldato a 150°C per almeno 40 minuti. Appena cotte, noterete che del sale è rimasto attaccato alla buccia formando un guscio. Sarà molto facile sbucciarle. Schiacciatele bene e lavoratele su una spianatoia con della farina, che aggiungerete a poco a poco. Non dimenticate di aggiungere un po’ di sale fino. (io uso la farina senza glutine, ma queste lo saprete già). Formate un “panetto” e allungatene una estremità, come se fosse l’impasto dei maccheroni. Con un coltello, spezzate piccoli tratti di maccherone tutti uguali e create delle palline. Nella forma tradizionale gli gnocchi vengono rigati, io ho optato per una forma più “infantile” perché li preparo per il mio bimbo.

Nel frattempo fate bollire dell’acqua salata e iniziate a far cuocere gli gnocchi. Occorreranno pochi minuti, ve ne accorgerete perché saliranno a galla. Conditeli a piacere. Sono molto buoni al pesto di basilico, ai formaggi, al burro e salvia.

Io li ho conditi con della conserva di pomodoro fresca, fatta in casa quest’estate. Basterebbe scaldarla un po’, oppure cuocerla in un po’ di olio e cipolla.

Buon appetito.

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Con questa ricetta partecipo al MTC n 59

“Gli Gnocchi”

 

 

 


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Sablés roses a colazione per uno speciale benvenuto

Des yeux qui font baiser les miens,
Un rire qui se perd sur sa bouche,
Voila le portrait sans retouche
De l’homme auquel j’appartiens

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d’amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C’est lui pour moi. Moi pour lui
Dans la vie,
Il me l’a dit, l’a jure pour la vie.

Et des que je l’apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat

Des nuits d’amour a ne plus en finir
Un grand bonheur qui prend sa place
Les ennuis, les chagrins s’affacent,
heureux, heureux à en mourir.

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d’amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C’est toi pour moi. Moi pour toi
Dans la vie,
Il me l’a dit, l’a jure pour la vie.

Et des que je l’apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat

V A N E S S A, la mia nipotina, è arrivata, finalmente. Dopo tanta, tanta, attesa. Benvenuta, cuore della zia. Benvenuta, piccola quota rosa di questa famiglia di maschietti. Era ora 😉

 

La vie en rose, inimitabile canzone di Edith Piaff, è la musica che mi risuona dentro in questi giorni … lo so, lo so. Triste ma autentica … tutto sommato “vedere rosa” è un atto positivo, un invito a godere a piene mani di tutto ciò che la vita porta con sé.

 

Ma vediamo subito questa colazione di benvenuto, preparata in occasione della nascita della mia nipotina.

 

Sablés  profumati ai frutti di bosco con lemon curd

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Lemon curd al ghee

125 ml di succo di limoni appena spremuti

65 g di zucchero di canna

2 tuorli

2 uova intere

75 g di ghee (oppure 85 g di burro non salato a cubetti)

 

Per il procedimento vi rimando qui

 

Infuso frutti di bosco (uva passita, sambuco, ribes nero, Karkadè)

 

1 cucchiaio di Infuso Frutti di bosco Erbamea*

1 l acqua

zucchero facoltativo

 

Portare a ebollizione l’acqua, aggiungere la miscela di frutti essiccati e mescolare bene. Coprire il contenitore per trattenere le componenti volatili. Far bollire a fuoco lento per 5 minuti e poi spegnere il fornello. Lasciare in infusione per altri 10 minuti e quindi filtrare. Raccogliere in bottiglia, far raffreddare e conservare in frigo. Nei mesi freddi si gusta caldo, ma ormai è gradito come bevanda dissetante, oltre che protettiva dei nostri capillari. Perciò è consigliata anche per la pesantezza delle gambe.

 

*Nei sablés senza glutine ne ho usato appena 45 ml, perciò ho preparato un infuso molto più concentrato, per ottenere, oltre ad un buon sapore, anche un leggero colore rosa, visto che l’uso del colorante sintetico non era previsto.

 

Impasto sablés senza glutine

200 g mix per frolla senza glutine a base di tapioca

80 g di burro freddo a cubetti (82% di grassi)

1 tuorlo

45 ml di infuso concentrato di Frutti di Bosco

un pizzico di sale

50 g di zucchero semolato

 

Lavorare velocemente farina, zucchero, sale e burro ottenendo la sabbiatura, aggiungere l’infuso e il tuorlo, lavorando l’impasto fino ad ottenere una massa omogenea. Stendere con l’aiuto della carta forno fino a 5 mm e far riposare in frigo per almeno 1 ora. In questo caso, l’impasto ha riposato una notte intera. Prima di ottenere le formine, lasciare la frolla a T ambiente per alcuni minuti, preriscaldare il forno a 175 °C. Ottenere le formine e mettere in forno per 11-12’, non oltre e facendo attenzione allo spessore dei biscotti (se troppo basso, si abbrustolirà sui bordi). Consigliabile cuocere a valvola aperta. Lasciare raffreddare prima di servire per rafforzarne la consistenza. Farcire con lemon curd e servire accompagnando con l’infuso fresco.

Ai fini della gara n. 56 del MTChallenge

Questa ricetta partecipa al gioco più bello del web, ma anche più avvincente … e facile dire “facciamo i biscotti” ma se bisogna far le cose fatte bene, bisogna impegnarsi. Questo mese sono al terzo tentativo, e solo ora riesco a pubblicare una ricetta con dei biscotti diciamo “decenti” … Sarà la testardaggine, ma volevo a tutti i costi preparare dei sablés, senza glutine, ma sablés! e dovevano avere qualcosa di rosa.. E dovevano essere saporiti, senza retrogusti chimici, né acidi.

Cari Dani&Juri, spero di aver fatto le cose per bene e vi ringrazio, perché questa sfida è stata speciale per me. Non solo ci avete regalato tre ricette con tre metodi differenti, ma avete saputo anche stuzzicare le nostre creatività, che, con tutti i limiti possibili e immaginabili, sono venute alla luce.

Prosit!

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Brodetto Mediterraneo

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Pesce fresco

Kolev Letz entrò in una taverna. Gli dettero del pesce. Kolev

guardò il pesce e vi si chinò sopra, come se volesse comunicargli

un segreto. Gli si avvicinò l’oste, chiedendogli:

“Reb Kolev, cosa state borbottando al pesce?”

“Ci sto conversando. Gli ho chiesto da dove venisse Ha detto:

dalla Dvina. Ho chiesto: che notizie dalla Dvina? Dice che non lo

sa perché manca già da un mese.”

 

(Tratto da RACCONTI E STORIELLE DEGLI EBREI,

Testi inediti della tradizione yiddish raccolti da E.S. Rajze, Ed Bompiani)  IMG_0231.JPG

Appurato che la Dvina è un fiume russo, resta il fatto che della freschezza o bontà del pescato non è facile esser certi, ameno che non siate degli intenditori. Guida Slow Fish alla mano, ecco qualche suggerimento su come far la spesa di pesce per preparare un brodetto mediterraneo.

  • La FAO ha stabilito dei codici numerici per indicare la provenienza del pesce sui banchi delle pescherie, 37 è il codice che identifica il Mare Mediterraneo.

Diventare consumatori consapevoli può contribuire alla sostenibilità dell’ambiente mare.

  • Per mantenere un equilibrio nella catena riproduttiva dei pesci, è preferibile acquistare, ad esempio, quelli della giusta taglia, cioè non troppo piccoli, per non ostacolarne lo sviluppo. Capasanta e scampo, ad esempio, non al di sotto degli 11 cm, sogliola e nasello almeno 20 cm, e così via.
  • Alcuni pesci sono in grave rischio di estinzione, come pesce spada, tonno rosso, salmone, bianchetti e gamberetti tropicali allevati. A rischio anche cernia bruna e merluzzo.

La cernia bruna del Mediterraneo, ad esempio, è un pesce ermafrodita: nasce femmina, successivamente si trasforma in maschio, andando a vivere più in profondità, fuori dalla portata dei subacquei, che pescheranno, così, più femmine, creando uno squilibrio tra i sessi e una conseguente scarsa sopravvivenza della specie.

  • Cambiare abitudini negli acquisti è difficile, ma ne gioverà l’ambiente e anche le nostre tasche.

Le specie neglette, cioè i pesci meno conosciuti, sono anche meno costosi e altrettanto saporiti, con un basso impatto ambientale. Uno dei pesci più salutari, come lo sgombro, costa poco più di sei euro al kg, pesce che per queste ragioni ho scelto per il mio brodetto mediterraneo.

  • Scegliere pesce di stagione,cioè quel pesce che è di passaggio nel nostro mare in quel particolare periodo dell’anno. Acquistare pesce di stagione, vuol dire acquistare pesce che non ha subito lungo trasporto su ruote, non ha dunque contribuito all’inquinamento atmosferico. Piccole scelte quotidiane alla nostra portata modificano in un senso oppure in quello opposto anche la salute dell’aria che respiriamo.

La ricetta di oggi prende spunto dalla sfida lanciata da Anna Maria  per l’MTC 55 in qualità di vincitrice dello scorso MTC.  Per chi non lo sapesse, Anna Maria Pellegrino è Presidente dell’Associazione Italiana Food Blogger, ecco spiegata l’emozione e la paura di sbagliare qualcosa proprio con colei che il cibo lo attraversa in lungo e in largo, con i suoi racconti che aprono la mente e il cuore. Preziosissimi i suoi consigli, non solo per la tecnica della ricetta di oggi. Preparare un brodetto di pesce, però, non è stato affatto semplice… Se finora ero bravissima a mangiarlo…l’esperienza multisensoriale di prepararlo è stata del tutto capovolta … pulire il pesce è stato quasi terrificante, prima di tutto per via dell’odore molto forte, poi perché la pelle era attaccatissima alla carne sottostante e non avevo delle forbici ad hoc. Ma si può sempre far pulire il pesce al proprio pescivendolo, tranne che in questo caso. La gara ha le sue regole.

Avevo paura che il fumetto non venisse bene per la mancanza di crostacei…in realtà prepararlo  non era un passaggio obbligatorio, ma morivo dalla voglia di imparare che, dopo aver pulito bene gli scarti dai residui di sangue, ho usato solo quelli ed ho ottenuto un buon sapore finale.

D’altra parte, come ci ha ricordato Anna Maria, questa ricetta nasce sulle barche dei pescatori, dove spesso c’era spazio per un solo tegame, per cui il fumetto probabilmente non veniva affatto preparato.

L’accompagnamento, invece, è necessario… e immaginandomi pescatore del passato, magari salpato da un porticciolo salentino, con molta probabilità avrei portato con me delle friselle, tipico pane secco, ottenuto con acqua e farina, con una cottura lunga e con possibilità di lunga conservazione, ma anche, per così dire, “tascabile”. Esigenze terapeutiche, purtroppo, mi obbligano ad una preparazione senza glutine, ma questo particolare non ci spaventa, vero? Forse le frise meriterebbero un post a sé ma oggi non sono loro le protagoniste e soprattutto, sbriciolate nel brodetto, non faranno altro che assorbirne tutto il suo sapore, e restituirlo in bocca amplificato.

Anna Maria ci chiede di raccontare quando un momento legato al cibo ha fatto la “differenza”? 

Beh, cara Anna Maria, da quando, tre anni fa a mio figlio-che oggi ne compie 5- fu diagnosticata la celiachia, per me fu un colpo … ricordo che avevo aperto questo blog da pochi mesi…per me, e soprattutto per lui, non sarà un momento, sarà per sempre..Togliere il glutine per esigenze terapeutiche, e non per una moda, come talvolta capita di sentire, non è stato semplice e ancora continua a non esserlo, in una società in cui i diritti di pochi non vengono sempre trattati col dovuto rispetto. Stiamo ancora continuando a declinare inviti laddove non ci viene garantito un piatto senza glutine, e credimi, accade spesso … ma non voglio annoiare o appesantire nessuno, tu ce lo hai chiesto, io ho voluto rispondere 😉

Tornando alla ricetta, ho usato l’ origano come aroma, perché è la pianta del cuore, della mia infanzia, della mia nonna, che acquistava il pesce dal furgoncino del venerdì, perché il mare dalla provincia di Lecce è distante e negli anni Ottanta funzionava così. L’origano, poi,  è ricco di sali minerali, vitamina A e C, ferro, manganese, calcio, acidi grassi omega 3.

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La sua tassonomia è complicata, per la presenza di piante appartenenti anche ad altre famiglie, ma comunemente definite con lo stesso nome. L’Origanum vulgare comprende quello “greco”, mentre quello cosiddetto “turco” è una varietà di Origanum onites, cui si aggiunge il syriacum e il dictamus, con un fiore dal colore più roseo. Se invece vivete in Messico o negli States, è molto probabile che abbiate acquistato un “origano” non proprio botanicamente tale. In quei Paesi, infatti, è commercializzato un origano prodotto dalla Lippia, una pianta appartenente alle Verbenaceae, ma il cui aroma ricorda molto bene quello dell’origano. Note anche le sue proprietà curative nel trattamento di bronchiti e altre affezioni delle vie respiratorie, nonché il mal di denti.  In Aromaterapia, il suo olio essenziale (dermocaustico) aiuta le persone ipocondriache a cancellare malattie immaginarie. Mia mamma, ancora oggi, lo raccoglie in piccoli bouquet e lo lascia essiccare, poi con la pazienza di sempre, lo sbriciola, lo ripone in vasetti minuscoli e lo mette nei pacchetti che periodicamente spedisce ai miei fratelli che vivono a mille km di distanza.

Brodetto Mediterraneo con friselle senza glutine e origano

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Ingredienti per 2 persone

1 kg di pesce misto fra scorfano, gallinella, sgombro  e sarago

400 g fra cozze

1 spicchio di aglio

½ cipolla bianca

1 costa di sedano

1 carota

½ bicchiere abbondante  vino bianco

Olio evo km 0

origano km 0

Friselle senza glutine (farina deglutinata, acqua e un filo di spago per “strozzarle” a metà cottura nel forno).

 

Preparazione

Pulire le cozze, eliminare le barbe e lasciarle in acqua fredda e sale.

Eviscerare e pulire tutto il pesce, sfilettarlo e mettere da parte le carcasse.

Disporre i filetti in un vassoio, coprire con pellicola e mettere in frigo.

Tritare finemente la cipolla e l’aglio.

Fumetto di Anna Maria:

In una casseruola scaldare un paio di cucchiai di olio evo, tostare, premendo con un mestolo, le carcasse fino a farle dorare, versare 3 litri di acqua freddissima e qualche cubetto di ghiaccio, portare a bollore, unire la costa di sedano e la carota, abbassare il fuoco, schiumare e far ridurre il liquido della metà. Filtrare, mettere da parte e tenere al caldo.

In un tegame basso e largo far dorare dolcemente il trito di cipolla e aglio, aggiungere le cozze, unire qualche mestolo di fumetto, il vino, farlo evaporare e far cuocere a fuoco basso fino a quando non si apriranno.Infine, unire i filetti di pesce tagliati a tocchetti e cuocere per altri 5’, senza mai mescolare. Spolverare di origano e servire.

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 Con questa ricetta partecipo
al MTC n.55
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Gluten free Dalila’s Cake per l’MTC n. 54

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“Dal divoratore è uscito il cibo

e dal forte è uscito il dolce”

                        Gdc 14,14b

 L’ispirazione non perdona, e la simpatica “coppia” di Burro e Miele ha dato talmente tanti di quegli spunti questo mese all’MTC per la sfida n.54,  che son tornata sui miei passi, sulla decisione, cioè, di non partecipare più alle sfide, causa lavoro, e … sono di nuovo qua…

La storia che mi accingo a raccontarvi, accadeva  nel periodo in cui gli Israeliti erano sotto il dominio dei Filistei,pare per punizione divina…ma Dio li rivolle, ad un certo punto, come popolo eletto. Dio, essendo in quel periodo un po’ attacca brighe, vedi Zeus (diciamo) voleva litigare con questi Filistei, anzi voleva distruggerli…Fu così che fece annunciare la nascita di un liberatore, Sansone. (Perchè mi senta un po’ Benigni, non lo so, ma andiamo avanti:)

Sansone fu un uomo giusto, fu giudice in Israele per venti anni, ma era predestinato ad una morte cruenta.

Sansone era stato consacrato a Dio sin dal grembo, unico caso di nazireo per tutta la vita, cioè avrebbe dovuto osservare un “codice comportamentale” che prevedeva, nella fattispecie, l’astinenza dal vino e dai cibi “impuri”e, in aggiunta, non avrebbe mai dovuto radersi i capelli, era lì, infatti, che risiedeva la sua forza sovrumana. Tra le prescrizioni, però, faceva eccezione la vita sentimentale: gli era concesso di prender moglie, anzi poteva frequentare tutte le donne che gli pareva. A dispetto della sua appartenenza al popolo Ebreo, si innamorava sempre delle donne straniere, con gran dispiacere di mamma e papà, costretti a combinar matrimoni coi Filistei…

La giurisprudenza dell’epoca,in campo matrimoniale, permetteva anche forme di matrimonio senza la necessaria coabitazione, e fu proprio un giorno, mentre tornava nella casa paterna, dopo aver fatto visita alla moglie, che un impeto divino lo fece deviare dal percorso e si trovò a combattere con un leone, su cui, grazie al cielo, ebbe la meglio. Il caso, oggi, avrebbe fatto discutere, ma lì nessuno vide, nessuno udì…fu quasi un’esercitazione “divina” in vista di future battaglie, ben più pesanti.

Sansone non ne aveva mai parlato con nessuno, neppure con mamma e papà… Nessuno, infatti, sapeva del leone, né di quello che Sansone trovò qualche giorno dopo, all’interno della carcassa di quella bestia feroce, e cioè un alveare pieno di api laboriose e tanto di quel miele che Sansone poté riempirsi le mani e offrirne anche ai suoi genitori,  senza rivelare la provenienza di quel alimento così prezioso.

Perciò, appena ne ebbe l’occasione, ed essendo sprovvisto di doni per le sue nuove nozze, pensò bene di trarre spunto da quel episodio per formulare un indovinello da sottoporre a trenta Filistei: “Dal divoratore è uscito il cibo e dal forte è uscito il dolce”. Ciascuno di loro gli avrebbe donato un abito se, al tramonto, non fossero riusciti a trovare la soluzione.             Al contrario, sarebbe stato lui a pagar pegno.

I Filistei, molto furbi, fecero leva sulla futura moglie di Sansone, minacciandola di morte, se non avesse estorto il segreto al marito. La donna si fece rivelare il segreto e lo riferì ai Filistei, popolo cui peraltro apparteneva. Così Sansone fu costretto ad uccidere trenta uomini,togliere loro i vestiti e offrirli in pegno ai trenta Filistei che erano riusciti a rispondere, con l’inganno, all’indovinello: cosa c’è di più forte di un leone? Cosa c’è di più dolce del miele?

Ripudiata quella moglie, Sansone si innamorò nuovamente, questa volta la donna in questione è chiamata per nome (neppure della madre di Sansone la Bibbia riporta il nome,ma di questa donna,si), Dalila.  I Filistei, però, volevano mettere Sansone nella condizione di non nuocere più,e a tale scopo dovevano riuscire a conoscere il segreto della sua forza sovrumana per poterlo sconfiggere.

Conosciamo tutti la fine di questa storia d’amore…Sansone amava tanto Dalila, che dopo ripetute insistenze della donna, le rivelò il segreto della sua forza, i capelli.

Venduto questo segreto ai Filistei per una lauta ricompensa, fu lei stessa a provvedere alla rasatura della virile chioma, consegnando Sansone al suo destino (ignara del fatto che Sansone era nato proprio per perire  insieme a tutti i Filistei).

Reso, poi, anche cieco e ridotto in schiavitù, un giorno fu slegato dalle catene per offrire uno spettacolo al popolo…intanto la chioma stava ricrescendo, la forza era tornata…gli bastò appoggiarsi alle colonne su cui si reggeva la reggia,  per distruggere la costruzione e far morire insieme a lui oltre tremila persone.

***

Spero che il racconto,tratto dal capitolo 14 del libro dei Giudici e ispiratomi da Erri De Luca in “Una nuvola come tappeto” vi abbia messo un po’ di appetito, perché adesso dovete sorbirvi la Torta di Dalila,  ispirata ad una ricetta della simpaticissima Melissa Clark e pubblicata sul NYT Cooking.

In questo post la ricetta ha subito  le mie variazioni sul tema, come sempre. Innanzitutto, non potevo presentarvi una torta senza nome, perciò ho pensato bene di chiamarla Gluten free Dalila’s Cake, in realtà è la

Torta al miele, con vino rosso e susine.

[Per motivi terapeutici ogni volta che realizzo una ricetta, devo reimpostarla sulle coordinate del gluten free]

 

Prosit!

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Ingredienti

400 g di preparato* per dolci senza glutine

2 g di polvere di zenzero

2 g di cannella

3 uova grandi

200 g di Olio e.v.o. km 0

250 g di Miele biologico di Acacia

150 g di Vino rosso secco

4 Susine rosse ben mature  per decorare

Foglioline di mentuccia

Miele d’acacia bio q.b. per far macerare la frutta

*contenente lievito, sale e zucchero.

Steps

  • Pre riscaldare il forno a 180 °C; imburrare e infarinare lo stampo.
  • In una ciotola capiente,unire la farina con le spezie;
  • In un’altra ciotola lavorare bene le tre uova con una frusta,aggiungere olio,miele e vino. Mescolare e versare sugli ingredienti secchi, lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  • Versare nello stampo imburrato e cuocere per circa 45-50 minuti. Ultimata la cottura, trasferire su una teglia e lasciare raffreddare per almeno 20 minuti, prima di togliere dallo stampo.
  • Nel frattempo, lavare e affettare la frutta, trasferirla in una terrina e mescolarla con del miele  e delle foglioline di menta (oppure timo).Lasciare macerare almeno 30 minuti. Servire la torta con questa frutta.

 

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.54

del MTC,

perché è come il miele!

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PS 1)Realizzare questo post è stato molto importante per me, mi ha permesso di staccare la spina e respirare a pieni polmoni. Ringrazio Alessandra e tutta la squadra del MTC!!! Ringrazio la mia amica Angelica, perché ha accettato di fotografare la mia torta dopo che la mia macchinetta fotografica ha avuto la peggio, essendo capitata tra le manine laboriose del mio piccolo ometto. 2)Set e ambientazione sono sempre mie, in particolare mi è piaciuto inserire anche questo scatto perché, essendo un pozzo, rimanda proprio al luogo intorno al quale nell’Antico Testamento, si “contrattava” il matrimonio. Anche i genitori di Sansone hanno contrattato per lui più volte davanti ad un pozzo.

 

 


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A Pasqua prepara un dolce gluten-free alle mandorle

Non sono tutti usignoli

che cantano in mezzo ai fiori,

ma campanelle d’argento

che suonano l’alba….

Lope de Vega, Liriche

Aggiornato di recente

Vi lascio la ricetta tradizionale dei quaresimali, buonissimi biscottini alle mandorle, che ho rielaborato ovviamente senza glutine. Il lavoretto del mio bimbo è per le Palme 2015, con colombina ricoperta di riso, gluten free anche lei.

Lope de Vega è un vecchio amico del blog, per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fino ad oggi…Buone feste e a presto!

Ingredienti

120 g di farina per dolci Senzaltro

100 g di maizena

2 uova

220 g di mandorle tostate

200 g di zucchero

buccia di 1/2  limone grattugiata

succo d’arancia

Disporre su una spianatoia la farina a fontana, aggiungere le mandorle tostate e tritate grossolanamente e lo zucchero. Incorporare le uova, la buccia di limone grattugiata e del succo d’arancia. Impastare a mano ottenendo un panetto omogeneo. Dare una forma allungata, adagiando i pezzi, dopo averli un po’ schiacciati, dentro una terrina imburrata.

Cuocere in forno mezz’ora a 170°C, togliere dal forno per tagliarli in pezzi più piccoli e rimetterli altri 10′ a cuocere.