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Avventure di una mamma blogger


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Uno sguardo alla cucina vintage…Terrina di ortaggi al formaggio di capra in agar con datterini ripieni e composta di pere e zenzero.

 

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Foto come da regolamento:la terrina intera nella terrina

Brontolando, brontolando, alla fine ho preso una decisione: accetto la sfida…non si può evitare quello che non è nelle nostre corde senza un buon motivo o una valida giustificazione, non vi pare?! e poi il vintage mi ha da sempre affascinata, certo non in cucina, ma per il resto sono vintage inside …  e poi vengo anch’io da quel periodo lì degli Anni Settanta, a pensarci…

– mio papà, dopo cinque anni di corteggiamenti, sposa mia mamma nel ’76 …e dopo un paio di anni arrivo io 😉

Perciò, anche questo mese ho una ricetta per l’Mtc giunto alla 64ma edition… con la proposta di Giuliana sulle Terrine. E’ stato piacevole ricredersi sul fatto che le terrine siano qualcosa di desueto, in realtà danno una grande soddisfazione, sia visiva che al palato e poi sono ultra comode, perchè una volta preparate, sono lì a nostra disposizione, e, con i primi caldi, si possono portare nelle scampagnate e fare dei bei pic-nic.

Armatevi di terrina e andiamo in cucina. Non scoraggiatevi se non avete una terrina doc, magari french style, non è fondamentale. Io ne ho usata una in pyrex senza coperchio, della capacità di circa un litro.

Terrina di ortaggi in formaggio di capra e agar

1 peperone

1 zucchina oversize

1 verza small size

250 g di formaggio di capra appena stagionato km 0

1 spicchio di aglio

olio evo

scalogno qb

sale qb

latte qb

6 g di polvere di agar

Lavare gli ortaggi, tagliare il peperone e la zucchina a listarelle di uguale misura e far grigliare bene. In una padella, far imbiondire lo scalogno in olio d’oliva e far andare qualche minuto delle rotelle di verza. E’ importante mantenere la croccantezza degli ortaggi e sceglierli ad hoc per avere un buon risultato finale dopo il taglio della terrina. A parte, a bagnomaria, fondere il formaggio con dell’olio, aglio finissimo e latte. Stemperare l’agar in una tazzina di latte freddo e versarlo, a metà cottura, nella crema di formaggio, portando tutto a bollore. Allestire la terrina all’interno di una ciotola più grande dove avrete messo del ghiaccio, e iniziare a versare la crema di formaggio; appena rappresa stendere il primo strato di peperoni, alternando uno strato di crema, poi le zucchine. Tenere le verze per lo strato finale, dove le incastonerete a mo’ di decorazione (dalle foto in notturna non si vede bene, ma danno un bel effetto). Ricoprite con della carta pellicola e con dei pesi per pressare bene (io devo aver esagerato un po’) e mettete in frigo a rapprendere per almeno quattro ore (io ho esagerato anche qui). La terrina non va sformata come invece avviene per quelle in crosta. Affettate con cognizione di causa e avrete un bellissimo colpo d’occhio sulla vostra tavola. Accompagnate con insalata e o salsine, oppure fate come me.

 

 

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Foto come da regolamento:una fetta di terrina

Oppure, dicevo, fate come me…

Pomodori ripieni (due porzioni)

6 datterini

pane raffermo o pan cassetta (senza glutine per me)

latte qb

olio evo

scalogno

sale e pepe

Lavare, pulire e svuotare dei semini i pomodori, condire con olio e sale. In un pentolino preparare il ripieno facendo imbiondire un po’ di scalogno e cuocere la mollica di pane con del latte. Se volete, potete legare con un tuorlo, ma non è necessario. Riempite i pomodorini con questo impasto e metteteli in una teglia, infornando per 10 /15 minuti a 180 °C. Serviteli per accompagnare la terrina di ortaggi.

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Foto come da regolamento:la terrina a metà

E siccome, “al contadin non far sapere …..

ho preparato una composta di pere per concludere in bellezza la portata.

Composta di pere e zenzero

1 pera Abate

50 g di zucchero grezzo

succo di un limone

1/2 cucchiaino di zenzero in polvere

acqua di fiori di arancio

estratto di vaniglia (facoltativo)

Lavate e affettate la pera, se troppo acerba, frullatela un po’. In un pentolino mettete la polpa di pera, la polvere di zenzero e lo zucchero, aggiungete il succo di limone e gli altri liquidi. Mescolate bene e poi continuate di tanto in tanto. Cuocete a fuoco basso per almeno 15 minuti. Servite insieme alla terrina di ortaggi e formaggio.

 

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IL LUSSO DI OGGI? POLLO FRITTO con Vichy carrots e gambi di BIETOLE sottaceto per l’MTC n.63

C’è chi giura di aver trovato in un supermercato di Los Angeles confezioni di  “pollo fritto surgelato di lusso”, sostenendo che il concetto di lusso, oggi, è cambiato, e cioè che il lusso sia diventato qualcosa che non può più mancare.

Per gli sfidanti dell’edizione  numero sessantatre del MTC il concetto di lusso coincide con il pollo fritto, ma  quello fatto in casa, nella super galattica sfida lanciata da Silvia -ex “anche no”- del blog Officina golosa, tenuto a battesimo in questi giorni e che vi invito a visitare quanto prima!! Anche perché è lì che troverete spiegazioni dettagliate per un fritto di pollo perfetto.

Per la mia proposta, ho voluto sperimentare una marinatura creativa a base di vino bianco ed olio essenziale di salvia officinale per uso alimentare e ho colto l’occasione per testare la frittura in olio di vinacciolo, prodotto con i semi di uva e che presenta un elevato punto di fumo compreso tra 190 e 230 °C.

Poi, dal momento che Silvia ci ha chiesto di accompagnare il fritto con dei sottaceti, ho preparato con qualche giorno di anticipo dei gambi di bietola in salamoia, e, finalmente ho provato anche a cucinare le carote Vichy, che ora difficilmente abbandonerò. Queste ultime potete prepararle anche sul momento.

Allora cosa aspettate? Armatevi di schiumarola e via.

Marinatura creativa – 4 ore

250 ml Vino bianco

1 l Acqua

10 gocce di olio essenziale di Salvia off.

2 Cosce di pollo

Panatura creativa

2 Uova

Pan grattato (per me senza glutine) qb

100 g Farina di mandorle

1l Olio di semi di vinacciolo per friggere

1 sacchetto per alimenti

Gambi di bietole in salamoia  home made

150 g di bietole (solo i gambi)

150 g di aceto di mele (oppure aceto di riso e aceto di vino in rapporto 9:1)

50 g di zucchero

230 g di acqua

10 g di sale fino

Lavare bene le bietole e scegliere i gambi, separandoli dalle foglie. Tagliare per la larghezza a piccole fette e disporre in una ciotola. In una pentola unire aceto e zucchero. Portare l’acqua a bollore, separatamente, poi rimuovere dal fuoco e aggiungere alla miscela di aceto e zucchero. Mescolare fino a quando lo zucchero non sia sciolto del tutto. Aggiungere infine il sale, continuando a mescolare bene. Versare i gambi, coprire e tenere in frigo per almeno due giorni prima di servire, agitando il contenitore di tanto in tanto.

Marinatura con latticello home made di Silvia – da 4 a 12 h

250 g Yogurt bianco

250 ml Latte

10 ml Succo di limone

2 Cosce di pollo con ossa e pelle

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Tempo di riposo del latticello 15 minuti

Panatura con farina ricetta di Silvia

200 g di farina (senza glutine)

sale

pepe

1l di olio di semi di arachidi per friggere

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Vichy Carrots

300 g di carote già pulite

Sale qb

2 cucchiai di aceto di riso

2 cucchiai di miele

2 cucchiai di olio evo

1 scalogno finemente affettato

½ cucchiaino di timo fresco o rosmarino

Pepe nero (facoltativo)

Mettere le carote in una padella, salare e aggiungere l’aceto. Aggiungere dell’acqua fredda fino a ricoprire le carote per metà. Far bollire a fuoco vivace,poi abbassare la fiamma e continuare a cuocere mescolando di tanto in tanto, almeno 15 minuti, aggiungendo, se necessario, altra acqua. Una volta cotte le carote, togliere il liquido in eccesso e continuando a cuocere altri 2 minuti, aggiungere lo scalogno, l’olio d’oliva, il miele, l’aceto avanzato e il rosmarino. Aggiustare di sale e,se piace, anche pepe. Il piatto può essere servito caldo, freddo oppure a temperatura ambiente.

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 Con questo piatto partecipo alla sfida n. 63 dell’MTC

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Breve storia di un macaron. Appunti di una dolce disfatta.

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In principio fu il template disegnato a mano …

Poi quella che era la ricetta perfetta, diventò un incubo…Perciò, se volete i macaron perfetti andate a studiare da Ilaria, non qui.

Se non altro, questo mese, il primo del 2017, conierò un nuovo neologismo e allestirò una nuova metafora , che sostituirà, per quanto mi riguarda,  la più nota “non tutte le ciambelle vengono col buco”, ovvero “Non tutti i macaron fanno il collarino” e, nella fattispecie parliamo di Macanon… so già che qualcuno resterà deluso, ma nessuno è infallibile.

Ci ho provato.

La ricetta era quel che si dice perfetta e vi prego di andarla a studiare bene da Ilaria, ma qualcosa nel mio forno non è andato come previsto e i ‘macarons’ si sono bruciacchiati, ma di brutto. Per buoni ,eran buoni (lo sa bene mio figlio, che li ha spazzolati nello spazio delle mie imprecazioni, noncurante)… che ci posso fare, se non scherzarci su ed aspettare la prossima sfida di questo meraviglioso MTC, arrivato alla sessantaduesima edizione in forma smagliante!!!

Ho avuto qualche problema nel passaggio sciroppo/albumi montati ma non troppo, anche se vi assicuro che il termometro segnava circa 40°C …

Vi lascio qualche fotina a imperitura memoria e non ci penso più 😉

Per la farcia avevo pensato di utilizzare del liquore alla liquirizia per fare un cremoso, nell’altro tipo invece una crema al limone sul tipo del biancomangiare … ma ormai è andata.

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Chi non fa,

non falla.

CON QUESTA RICETTA IMPARO LA LEZIONE N. 62 DEL FANTASTICO MTC!!!

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TIRAMISU’ AL TE’ BANCHA E ZENZERO. LA SENSUALITA’ AL TEMPO DEI MANGA.

Il tè verde tostato giapponese, ovvero il Bancha Hojicha, da secoli veniva coltivato nella regione di Uji. Ai giorni nostri se ne fa una coltivazione biologica che arriva comodamente nei nostri servizi da tè e conserva lo stesso aroma di sempre, un sapore morbido, non amaro e delicato. In particolare, questo tè si ottiene dalle foglie più vecchie della pianta, che sono fatte passare al vapore per guadagnare morbidezza, e, una volta asciugate nei forni a basse temperature, non subiscono più processi di fermentazione, riposano per un anno e solo allora sono pronte per una delicata tostatura.

Il Giappone non è solo la terra del tè; alla sua letteratura sono strettamente legati anche i Manga, i fumetti giapponesi esportati e tradotti in tutto il mondo a partire dagli anni cinquanta, con un notevole volume di mercato.

Nel 1978 dalla matita di Rumiko Takahashi nasce Lamù, la ragazza dello spazio. Spero di non essere l’unica a ricordarsene. Da piccola lo ricordo come un cartone animato che guardavo con piacere anche se era strano vedere questa ragazzina perennemente in bikini tigrato, mentre tutto il resto della compagnia indossava la divisa del liceo di Tokio. Una carica sensuale che quasi imbarazzava, all’epoca dei fatti. Me pudica.

Questo sexy-manga oggi è ospite non solo del mio blog ma parteciperà anche al gioco più esilarante del web (eppure non ha fatto niente di male!!) e farà la conoscenza di Susy&co. i vincitori della scorsa edizione del MTC. Al blog Coscina di pollo, infatti, l’onore e il privilegio di lanciare la sfida n.61 del MTC e loro hanno voluto giocarsela così !!!

Per comporre un tiramisù ispirato a Lamù, ho immaginato una bagna al tè Bancha Hojicha, che nulla toglie alla carica antiossidante del più tradizionale caffè, con cui ho sempre preparato questo dolce al cucchiaio. La personalità piccante di questo manga l’ho voluta rappresentare aromatizzando i savoiardi, fatti in casa senza glutine, con della polvere di zenzero. La crema, invece, è quella classica al mascarpone,zucchero e uova.

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La ricetta per i savoiardi classici la trovate qui. Per i miei savoiardi non andava bene, purtroppo, perché le farine senza glutine sono dispettose, perciò, dopo una prima prova disastrosa, ho messo a punto questa ricetta:

SAVOIARDI SENZA GLUTINE ALLO ZENZERO (dosi per 24 savoiardi)

70 g albumi

60 g zucchero semolato

60 g di tuorlo

1 cucchiaino di miele mf

1 cucchiaino di vaniglia estratto liquido

40 g di mix di farine senza glutine per pane

20 g di amido di mais

zucchero per spolverare

 

Montare a neve gli albumi e aggiungere lo zucchero poco alla volta; in un’altra terrina lavorare i tuorli con il miele e la polvere di zenzero. Unire i tuorli agli albumi delicatamente, mescolando dall’alto verso il basso con una spatola di silicone. A parte setacciare le farine e aggiungerle al composto, lavorando fino ad ottenere una crema uniforme. Preriscaldare il forno a 180 °C. Foderare la placca da forno con della carta forno e con l’aiuto di una sac a poche, stendere i savoiardi ben distanziati e cercando di dare a tutti la stessa lunghezza di circa 8 cm. Prima di infornare, spolverare con dello zucchero, anche a velo, la superficie dei savoiardi. Infornare per 8 minuti con lo sportello chiuso. Gli ultimi 4-5 minuti di cottura, tenere lo sportello del forno aperto con l’aiuto di un cucchiaio di legno.

BAGNA AL TE’ VERDE TOSTATO

1 cucchiaino di tè verde tostato Bancha

150 ml acqua bollita

2 cucchiaini di zucchero di canna

Tempo di infusione 5-6 minuti con coperchio.

CREMA AL MASCARPONE

250 g mascarpone

80 g albumi

70 g tuorli

80 g zucchero bianco semolato

sale qb

Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale; a parte, lavorare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema schiumosa che cambierà colore. Unire i tuorli agli albumi, senza smontare questi ultimi e aggiungere poco alla volta il  mascarpone, lavorando il composto con una frusta tradizionale.

Per comporre il tiramisù, ho iniziato con uno strato di crema che mi è servito per livellare il contenitore scelto (un servizio anni ’70 della mamma, di colore viola che ricordasse anche la chioma di Lamù..) e poi ho proseguito alternando strati di savoiardi imbevuti con la bagna al tè e crema. Ho tenuto in congelatore giusto il tempo di far rapprendere la crema, poi ho passato in frigo e tenuto fuori almeno un quarto d’ora prima di servire.

Non possedendo lingerie tigrata, ho puntato sull’atmosfera…e ringrazio la mia amica con la Reflex per la pazienza!!!

Per decorare ho utilizzato dello zenzero candito che potreste preparare anche a casa con questa ricetta di Laurel Evans.

Con questa ricetta

partecipo al MTC 61

“Il Tiramisù”

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– Ph. A. Longo –

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(My) Family Tapas. Tris mediterraneo di terra e di mare per l’MTC 60.

 

 

L’Autunno avanza dove vuole o dove capita, ma qui tarda ad arrivare, confondendo ritmi circadiani e guardaroba improbabili. Lo capisci osservando i piedi, che non mentono mai. Taluni coperti e costretti dentro prematuri stivaletti, altri ancora gaudenti della manciata di ossigeno ed esposti in sandali colorati di ricordi estivi. E le mezze stagioni non esistono più. Per i disturbi del sonno, invece, Passiflora ed Escolzia, insieme a Melissa e Biancospino, saranno un buon rimedio. Il Miglio gioverà alla chioma, magari mixato al Capelvenere. Tutto buono quel che nasce dalla terra, per non parlare dei doni dell’Oceano-mare.

Oggi sono entrata in cucina con questi pensieri, ma c’è un motivo. C’è una puntualità in tutto questo disordine. E’ l’MTC, il numero 60! E c’è lei, la vincitrice della scorsa edizione, Mai. Già, non vi ho ancora detto la ricetta della sfida … perché non è solo una ricetta, ma ben tre, e devono quantomeno avere un tema di fondo. E’ stato questo il (mio) problema. Il tema. Tra i tanti possibili, non me ne piaceva nessuno. Le tre ricette dovevano esser rappresentate nei tre “modi” diversi in cui si preparano le tapas, tapa da mangiare con le posate, pincho da servire con lo stuzzicadenti e montadito da servire su del pane o succedanei. Facile? Per niente. Ma quando il gioco si fa duro, si sa… ci si butta.

Ad ogni modo, pian pianino, si è fatta avanti l’idea di fondo, Noi. Noi tre, la nostra famiglia. Ho scelto un piatto per ognuno, che avesse in sé qualcosa di noi (Taranto per mio marito, delle lumachine “fuori stagione” per il mio “fastidioso” autunno, e la frisellina senza glutine per il nostro ometto, scorza dura e cuore tenero).

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F O R – H I M:”Tapas” Cozze tarantine gratin senza glutine

500 g di cozze tarantine

aglio q.b.

prezzemolo q.b.

acqua di cottura filtrata

50 g di Parmigiano grattugiato

100 g di pan grattato senza glutine

Lavare e pulire bene le cozze con l’aiuto di una retina in acciaio. Farle aprire su fuoco lento, mettere da parte l’acqua fuoriuscita e staccare il guscio in più. Fare un battuto d’aglio e prezzemolo e aggiungere l’acqua precedentemente messa da parte e filtrata. Aggiungere il formaggio e il pangrattato. Riempire le cozze ad una ad una e stendere su una teglia rivestita con carta da forno. Infornare a 165 °C per almeno 10 minuti. Servire calde.

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F O R-H E R : “Pincho” Lumache all’alloro

500 g di lumache

1 cipolla

tre foglie di alloro secco

olio evo

pepe nero q.b. / origano

75 ml vino bianco o rosato

Lavare molto bene le lumache, privandole della loro “panna” e risciacquarle. Sbollentarle in acqua tiepida e trasferirle in una pentola dove avete fatto andare l’olio con la cipolla e l’alloro. Fatta imbiondire la cipolla, aggiungere le lumache, regolare di sale e aggiungere il pepe e/o l’origano (per me entrambi). Dopo averle fatte asciugare della schiumetta, versate il vino. Dopo almeno mezzora  di cottura, fate asciugare a fiamma viva e servite. Mangiare con l’aiuto dello stuzzicadenti, anche se per bon-ton bisognerebbe avere l’apposito strumento (mai pervenuto a casa mia).

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F O R-CHILDREN: “Montadito” Frisella senza glutine al pomodoro

200 g di mix senza glutine per circa 20 friselline

acqua q.b. (almeno 140 g)

pomodoro Piccadilly

olio evo

[Le friselle sono un nostro tipico pane secco, ma diffuso un po’ in tutta Italia. Abbiamo dovuto inventare una versione senza glutine, complice la nonna, quando è arrivata la diagnosi di celiachia a nostro figlio, ecco perché l’ho scelta per rappresentare lui nella nostra famiglia. Non so se esista un vero disciplinare, ma è una procedura che conosciamo bene].

L’impasto di acqua e farina ( g f per noi) deve avere di una certa consistenza per poter essere arrotolato su se stesso, non troppo molle! Le prepariamo in forno, ma a mezza cottura vanno “strozzate” con uno spago e rimesse a cuocere. Dosi e tempi sono davvero variabili, dipende da molteplici fattori. Il condimento è quello più adatto ad un bambino, il pomodoro fresco, l’olio evo e un pizzico di sale.

[Testo e food stylist S. Conte – Ph A. Longo]

 

Con questo tris

partecipo al MTC 60

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Gnocchi al pomodoro di patate rosse cotte al sale

L’Estate è fuggita in un battito di ciglia, lo sa bene anche il mio blog, rimasto a secco di nuovi post sino ad oggi. Lo sa bene anche lo scaffale dei libri delle vacanze, che quest’anno non è stato arricchito nella sezione adulti (ma quella bimbi, sì)… Le cose possono essere andate solo in due modi. Uno, non sono andata “in ferie”, perciò non ho comprato libri da leggere in vacanza. Due, sono andata in ferie leggendo solo i libri di fiabe e racconti del mio bimbetto, che ha iniziato l’ultimo anno delle materne proprio oggi …

La risposta esatta è la seconda. Ho preferito scegliere l’opzione numero due e vi dirò che è stata una bella sorpresa scoprire come siano cambiate, oggi, le storie per i bambini under sei, per lo meno quelle provenienti da inchiostro di oltre Manica …

Per carità, la letteratura non è il mio pane quotidiano e la formazione scientifica potrebbe suggerire tutt’altro, ma fortunatamente sono passati i tempi in cui bibliotecari distratti lascerebbero leggere Alla ricerca del tempo perduto (All’ombra delle fanciulle in fiore, credo) di M. Proust ad una bimbetta che non ha terminato neppure le Elementari, non dite? Altri tempi. La ricetta di oggi, invece, è adatta un po’ a tutti i palati e fa da contrappunto a qualsiasi zibaldone, racchiudendo nella sua apparente semplicità, tanta sostanza. Ma non ringraziate me, bensì la vincitrice dell’ultima edizione del Mtc,Annarita del blog Il bosco di alici, che ha proposto una supergalattica sfida sugli gnocchi. Andate a leggere tutti i suoi consigli su come fare i vostri gnocchi a regola d’arte. Di seguito troverete solo la mia interpretazione con variazioni sul tema, come sempre.

* *  *

Dopo essere state introdotte in Europa da Cristoforo Colombo, ed essere state coltivate in tantissimi Paesi del Vecchio Continente, le patate giunsero anche nell’orto incantato di mia zia, che quest’anno ne ha regalate di tutti i colori.. Gli gnocchi di oggi sono stati preparati con patate dalla buccia rossa cotte al sale. Un esperimento, forse, ma riuscito nel senso che, il mio problema con gli gnocchi, (oltre al fatto che quelli di carne ed ossa non mi hanno mai degnata di uno sguardo), è sempre stato la consistenza. Bollire le patate, infatti, è un’arma a doppio taglio, per quanto mi riguarda. Non azzecco mai i tempi di cottura, e l’acqua, come mezzo, ne cambia la “friabilità”. La cottura al sale, invece, ne ha rafforzato la tenuta, perciò l’effetto “gomma” ce lo siamo finalmente risparmiato. Il condimento, sinceramente, si presenta da solo. Conserva di pomodoro d’annata.

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Per 4 porzioni di gnocchi senza glutine:

  • 600 g di patate rosse cotte al sale
  • 150-200 g di amido di mais
  • sale fino ql

sale grosso per la cottura al forno >1kg

Procedimento

Dopo aver lavato le patate, asciugatele e scegliete una pirofila dai bordi piuttosto alti. Versate del sale grosso, creando un letto non troppo spesso. Adagiate le patate sul sale e ricopritele di altro sale.  Le patate dovranno riconoscersi appena. Infornate  in forno preriscaldato a 150°C per almeno 40 minuti. Appena cotte, noterete che del sale è rimasto attaccato alla buccia formando un guscio. Sarà molto facile sbucciarle. Schiacciatele bene e lavoratele su una spianatoia con della farina, che aggiungerete a poco a poco. Non dimenticate di aggiungere un po’ di sale fino. (io uso la farina senza glutine, ma queste lo saprete già). Formate un “panetto” e allungatene una estremità, come se fosse l’impasto dei maccheroni. Con un coltello, spezzate piccoli tratti di maccherone tutti uguali e create delle palline. Nella forma tradizionale gli gnocchi vengono rigati, io ho optato per una forma più “infantile” perché li preparo per il mio bimbo.

Nel frattempo fate bollire dell’acqua salata e iniziate a far cuocere gli gnocchi. Occorreranno pochi minuti, ve ne accorgerete perché saliranno a galla. Conditeli a piacere. Sono molto buoni al pesto di basilico, ai formaggi, al burro e salvia.

Io li ho conditi con della conserva di pomodoro fresca, fatta in casa quest’estate. Basterebbe scaldarla un po’, oppure cuocerla in un po’ di olio e cipolla.

Buon appetito.

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Con questa ricetta partecipo al MTC n 59

“Gli Gnocchi”

 

 

 


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Pizza senza glutine fatta in casa, agli ortaggi.

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Se almeno una volta nella vita siete stati “a dieta”, forse avrete sentito la mancanza della pizza, per lo meno a cena, dove, solitamente questa pietanza viene spesso collocata. Eppure la pizza, essendo completa da un punto di vista nutrizionale e apportando il più delle calorie di provenienza da carboidrati, è un buon pasto anche all’ora di pranzo.

Potevo presentarvela in tanti altri modi, ma la deformazione professionale ha preso il sopravvento. La componente autobiografica, poi, di mamma gluten free , ha fatto il resto ed ecco a voi una pizza casalinga e senza glutine, più digeribile, più “sana” – perdonate la poca modestia 😉

Per l’aspetto nutrizionale, ho messo a punto la sottostante “calory-grafica” … giusto per essere chiari..lo so, è da spavento, perciò astenersi dalla pizza every day. Come potete notare dai grafici, la pizza apporta buone quantità di Ferro e Fibre, ma anche Sodio (Na). Sapevatelo!

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Spero di non aver tolto tutta la magia di una bella pizza mangiata con tanta spensieratezza e, cosa ancora più importante, in buona compagnia. Nel caso abbiate invitato un po’ di amici a casa per il prossimo week-end ecco cosa vi suggerisco io: la PIZZA (SENZA GLUTINE) AGLI ORTAGGI [radicchio, carote, fagiolini, peperoni, melanzane e zucchine] eseguita secondo il disciplinare come ci ha mostrato Antonietta  Golino del blog

La Trappola golosa per la sfida n. 58 del gioco più esilarante del web, ovvero l’MTC. Inizialmente ero sconfortata e decisa a saltare il giro, causa le sei ore circa di lievitazione che un impasto senza glutine affronta con qualche difficoltà…poi mi son detta “o la va, o la spacca”, ed eccomi qua. Antonietta mi ha incoraggiata moltissimo, e sono certa che qualche adattamento mi è concesso vista la resa dell’impasto, non proprio da manuale 😉

N.B In casa l’umidità dell’aria era del 39% e la T pari a 26,5°C..

Ingredienti  (4 persone)

400 g di mix senza glutine per lievitati (addizionato di farina di guar)

50 g di farina di grano saraceno

7 g di sale fino

150 ml di acqua oligominerale (per il lievito)

1 g di lievito di birra

200 g di acqua oligominerale (per il sale)

1 cucchiaino di miele MF (oppure malto di riso)

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Sopra: Foto dell’impasto dopo 2 ore di lievitazione

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Metodo diretto adattato con cottura solo in forno. Le quantità d’acqua sono maggiori, rispetto al disciplinare, in seguito alla differente interazione che hanno con i liquidi le farine gluten free. Un buon consiglio, come ha raccomandato Antonietta, è quello di utilizzare acqua oligominerale, per evitare che il cloro del rubinetto inattivi il lievito. In questo caso il lievito è stato messo in contatto del miele, anche per un tentativo di “imbrunire” l’impasto. In una ciotola capiente, unire le due farine e mescolare bene. Aggiungere tutta l’acqua con il lievito disciolto e iniziare a lavorare l’impasto. Aggiungere la restante acqua, salata, versando poco alla volta, potrebbe anche non servire proprio tutta,in questo caso l’ho messa fino all’ultima. Questa fase è molto importante e occorre protrarla fino a 10 minuti. Se state lavorando senza glutine, a questo punto avrete tutto l’impasto appiccicato sulle mani; avrete la necessità di risciacquarle sotto l’acqua corrente, è l’unico modo pratico per poter proseguire, oltre il punto di pasta. Bisognerebbe spostarsi sulla spianatoia e continuare per almeno un altro quarto d’ora. Il disciplinare parla di 20 minuti. Coprire con pellicola e lasciar lievitare due ore. Procedere allo staglio a mano, ottenendo fino a 4 panetti, con queste dosi. Due, per me, da riporre in uno strofinaccio non infarinato. Continuare la lievitazione per 4/6 ore (quattro ore scarse per me).

Stendere i panetti senza mattarello, lavorandoli con le mani come fanno i “veri” pizzaioli. Scaldare il forno alla massima temperatura, comprese le teglie.

Senza oliare, trasferire l’impasto in teglia e cuocere cambiando ripiano dopo i primi 5 minuti.

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Preparare per tempo gli ortaggi grigliati per la farcitura:

Tranne carote e radicchio, che ho messo “a crudo” sull’impasto, ho lessato in acqua salata i fagiolini, poi dopo averle pulite e tagliate a rotelle e listarelle, ho grigliato zucchine, melanzane e peperoni. Niente pelati, né conserva, insomma. Evviva la digeribilità.

Questa è la fetta di pizza appena sfornata.

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con questa ricetta

 partecipo al 58° MTC

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