GiocaSorridiMangia

Avventure di una mamma blogger


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Ed è subito crêpe… anzi banh xeo!

“Signora, per caso si tratta di un libro di moda?” (…)“E’ un libro di cucina!” – rispondo inorridita al commesso fighetto di una libreria che offre panini e piatti tipici, accompagnati da vini e fiumi di birra…

Ad ogni modo, ce l’ho fatta! A pochissimi giorni dal lancio del libro, una preziosissima copia era già nelle mie grinfie mani di provetta cuoca. Sfogliato più e più volte, ogni volta sembrava essere la prima. I particolari non finiscono mai, ogni volta questo libro si chiude lasciandomi sempre qualcosa di nuovo, una ricetta o un suggerimento che fanno la differenza. I testi introduttivi con richiami alla storia di un piatto, piuttosto che il richiamo ad un luogo geografico, o ritrovare le ricette dei foodbloggers che segui di più, come anche scoprirne di nuovi e riconoscerti in una Community, sono tutte cose che non hanno prezzo. Immaginare i retroscena leggendo la pagina dei ringraziamenti, sognare di esserci stata anche tu: potere della scrittura, o forse potere della Van Pelt, la mente di tutto ciò.

 

CRÊPE IS THE NEW BLACK è questo, ma anche molto di più. E’ un prodotto editoriale che ha molte cose da dire, come ad esempio “IL Razzismo è una brutta storia”  e tante cose da fare per i ragazzi della Piazza dei Mestieri  a cui è destinato il ricavo delle vendite. Il giro del mondo in 45 crêpes ci aspetta tutti, io son già partita per il Vietnam, in barba alle vacanze last minute del marito… e vi propongo i Banh Xeo “eredità francese dal gusto autoctono” cit.

 

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La ricetta è di Lidia Mattiazzi  del blog thespicynote.it  che, spero, perdonerà la mia inesperienza, e che troverete a pag 91 del libro! Può essere realizzata a mo’ di crêpe oppure, come ho fatto io, a omelette e servita con tanto verde attorno (erba cipollina, germogli, lattuga, menta e basilico tailandese, coriandolo)… Non è stato facile scegliere una ricetta, mi sono lasciata convincere dal fatto che fosse già impostata senza glutine e poi onestamente non ho saputo resistere all’abbinamento dei funghi coi gamberetti, lo confesso.

By the way… queste ricette sono tutte da provare , ora scatenate le ricerche e correte ad approvvigionarvi del prezioso testo, su su che è buono e bello 😉

INGREDIENTI

Per la pastella

200 g farina di riso

200 ml di latte di cocco

200-250 ml di acqua

1-2 cucchiaini di curcuma

1 cucchiaino di sale

 

Per il ripieno

1 cipolla piccola

75 g funghi shitake (o champignon)

250 g di gamberi

erba cipollina fresca

germogli di soia, foglie di coriandolo fresco, di menta, di basilico tailandese e di lattuga per guarnire

sale

olio di semi per friggere

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Bianco Mangiare, il lato dolce del Medioevo sul Calendario del Cibo Italiano

Oggi vi parlo di un dolce attualissimo, viste le restrizioni alimentari sempre più frequenti rispetto al glutine, il lattosio e le uova. Il Bianco Mangiare è il dolce giusto per tutti, fatto solo di latte vegetale, amido e una piccola quantità di zucchero bianco, che le persone diabetiche potrebbero facilmente sostituire con la polvere di Stevia.

Ne parla anche Artusi, riportandolo nel suo libro più noto, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, dove propone l’utilizzo della colla di pesce. Io vi propongo una versione ispirata al Ricettario Salentino, Cucina Salentina di L. Congedo, dove ho anche trovato la ricetta del latte di mandorle fatto in casa; bisogna partire proprio da qui per realizzare questo dolce delizioso. Seguitemi e non dimenticate di visitare il sito del Calendario, dove troverete notizie e ricette a bizzeffe, in occasione della Giornata Nazionale dedicata a questo dessert.

Latte di mandorle

Ingredienti

100 g di mandorle già pelate

350 ml di acqua calda

un canovaccio di lino grezzo

Con un robot da cucina sminuzzare le mandorle il più possibile e raccoglierle dentro un canovaccio di lino grezzo, annodando con un po’ di spago. Lasciare in infusione in acqua per 4-6 ore e successivamente spremere un paio di volte per far fuoriuscire il latte del tutto.

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Bianco Mangiare

Ingredienti per 4 persone

300 ml di latte di mandorle

1 cucchiaio di amido di mais o tapioca

50 g di zucchero semolato

buccia di limone

polvere di cannella qb

Stemperare l’amido nel latte di mandorla su fuoco basso e aggiungere lo zucchero, mescolando di tanto in tanto per evitare che si attacchi al fondo della pentola. Quando si sarà addensato, si può servire in ciotola oppure lasciato raffreddare si può sformare. Il dolce si completa con della buccia di limone  e della polvere di cannella, ma può essere accompagnato anche da briciole di meringa alla liquirizia o altro abbinamento, insomma un po’ come vi piace. Io l’ho decorato con della granella di mandorle che avevo messo da parte. Vi garantisco che questo dolce sarà l’unico ricordo del menu che lo ha preceduto, ottimo come dopocena!

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Babà gluten free con gelatina di albicocche per il Calendario del Cibo Italiano

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La testardaggine, indubbiamente, è un difetto. Nel mio caso è uno strumento, che sostituisce planetarie e farine poco malleabili, e ringrazio Dio di esser stata assemblata così. E se così non fossi, oggi non ci sarebbe questa ricetta del Babà senza glutine sul mio blog. Il Babà è un’istituzione e perciò tutti devono aver se non altro la possibilità di mangiarlo anche solo per una volta nella vita. Questa è la mia filosofia, ora passo e chiudo, perché la ricetta è un tantino lunga. L’ho scoperta grazie all’MTC e precisamente la sfida #39. La condivido con piacere per la GN del Babà che il Calendario del Cibo Italiano celebra oggi. Sul sito ne vedrete millemila, non volevo far mancare anche questa. Alla prossima.

Ingredienti

300 g di farina gluten free 

3 uova grandi

100 g di burro

100 g di latte

25 g di zucchero

10 g di lievito di birra

½ cucchiaino di sale fino

 

Lievitino

Sciogliere il lievito di birra con 50 g di latte tiepido e impastarli con 70 g di farina, tutti presi dal totale degli ingredienti. Lasciar lievitare fino al raddoppio, coprendo la ciotola con un telo inumidito. 

Trascorso il tempo di lievitazione riempire una boule con dell’acqua e immergere il lievitino; quando viene a galla, strizzare bene con le mani, prima dell’uso. (da Celiachia Oggi n. 14, pag. 37)

Primo impasto

Versare in una ciotola il resto della farina (230 g), fare la fontana, versarci il lievitino e le tre uova. Impastare schiacciando ripetutamente nella mano l’impasto per amalgamare le uova e aggiungere un cucchiaio alla volta di latte per ammorbidirlo un po’, man mano che se ne senta la necessità, facendo attenzione a non renderlo molle; poi impastare energicamente, sbattendolo verso la ciotola per una decina di minuti. Coprire e lasciar lievitare per 80/90 minuti e comunque fino al raddoppio.

Secondo impasto

In una ciotolina lavorare il burro a pomata, impastandolo con il restante zucchero (25 g) e il sale. Aggiungerlo al primo impasto  una cucchiaiata alla volta facendo  assorbire bene  prima di aggiungere  la successiva. Lavorare per 5 minuti nella ciotola, poi ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e iniziare a lavorare energicamente piegandolo e sbattendolo più volte per 15/20 minuti. Qui bisogna avere tenacia e resistenza perché questa è quella fase in cui è possibile ottenere un babà spugnoso e morbido, capace di assorbire e trattenere la bagna.

Quando inizierà a staccarsi dalle mani e piegandolo manterrà una forma tondeggiante, senza collassare e vedremo l’accennarsi di bolle d’aria il nostro impasto è pronto.

 Per poterlo sistemare agevolmente nello stampo preventivamente imburrato, staccare dalla massa dei pezzi di pasta schiacciandoli con pollice e indice, come volessimo strozzarli, ottenendo così 6 palline.

Una volta completato il giro, con l’indice  sigillare gli spazi tra una pallina e l’altra, coprire con un telo umido e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa per 2 ore, fino a triplicare di volume.

Accendere il forno  a 220°, raggiunta la temperatura infornare, abbassare a 200° e cuocere per 25 minuti.

Dopo circa 10 minuti di cottura coprire con un foglio di alluminio, per evitare che la superficie scurisca.

A cottura ultimata lasciar intiepidire per 15 minuti e capovolgere il babà possibilmente in una ciotola larga e bassa. 

Per la bagna

1 lt di acqua

300 g di zucchero

2 cucchiai di Tè Matcha in foglie

Versare l’acqua in una pentola e aggiungere lo zucchero, lasciando sobbollire per 10 minuti.

Spegnere, lasciar intiepidire, aggiungere le foglie di tè verde e lasciare in infusione da tre a cinque minuti, passarlo attraverso un colino a maglie strette e versare sul babà ancora tiepido. Ogni 15/20 minuti, aiutandosi con un mestolino, raccogliere lo sciroppo sul fondo del babà e irrorarlo di nuovo. Continuare così finché non si presenta ben inzuppato e tratterrà lo sciroppo più a lungo, cedendolo sempre più lentamente. Adagiarlo su un piatto da portata, facendolo scivolare con molta attenzione.

Prima di decorare il babà, bisogna “lucidarlo” con della gelatina di albicocche. Io non ne avevo, perciò l’ho preparata il giorno prima, utilizzando uno zucchero per me un po’ speciale, lo uso nelle grandi occasioni, è lo zucchero bruno del Perù.

La ricetta è qui, ho fatto un post a parte, anche se non è difficile prepararla, volevo alleggerirvi un po’ la lettura.

Per la crema allaVaniglia

250 ml di panna fresca da montare

1 cucchiaio di zucchero a velo

1 ml di estratto di Vaniglia senza glutine

uvetta sultanina per decorare

Montare bene la panna con lo zucchero a velo, aggiungendo l’estratto poche gocce alla volta. Decorare a piacere, utilizzando dell’uvetta sultanina

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Due proposte di rollers per MTC66 con dedica da cronaca rosa.

Giovanna questo mese ha avuto l’onore/onere di lanciare la sfida numero sessantasei dell’MTC. Sgomento e mancanza di idee per quella che è una delle preparazioni più attuali in materia culinaria: i ROLLS. Una preparazione che richiede tecnica e attenzioni negli abbinamenti di gusto. Siamo nel campo dei fingers, da gustare in piedi, in un solo boccone, senza ausili di ordinanza…insomma qualcosa di easy ma non così semplice come si pensa. Sarò concisa, a salvaguardia del tempo di lettura del post.

Ma concedetemi una parentesi frivola, basteranno due nomi propri di persona, e sarò altrettanto breve. Siete pronti? Lui, Emmanuel-lei, Brigitte 60 aa..all’Eliseo da poche ore, una coppia ben assortita…e non aggiungo altro. Anzi, sì. Uno dei due rolls è dedicato a lei. L’altro dei due, a lui, e voglio vedere se indovinate quale.

Bonne appetit

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Rolls di prosciutto al formaggio cremoso e fragole

su croccante di frutta secca e spezie

Per 6 rolls diametro da 3,5 cm

50 g di prosciutto cotto, 50 g di formaggio cremoso, 5 fragole locali – per me delle Valli Cupe km 0-

Per i cestelli di frutta secca

Pirottini in silicone, 40 g di granella di nocciole, 50 g di mandorle già pelate, 40 g di burro fuso, zenzero in polvere q. l.

Questi rolls sono in versione cruda, anche se ho messo i cestelli di frutta secca nella macchinetta per cuocere i muffins per circa 5 minuti, prima di farli rapprendere in frigo. Ho unito la frutta secca alle spezie e ho mescolato col burro fuso, riempiendo i pirottini a meno della metà, poi li ho tenuti in frigo fino al momento di comporre i rolls, togliendoli dai pirottini. Per i rolls veri e propri, ho disposto le fette di prosciutto come indicato da Giovanna nel suo post. Fondamentale è la carta pellicola e il piano di lavoro bgnato; sono accorgimenti essenziali per arrotolare i rolls prima di riporli in frezeer. Ho tagliato le fragole a printaniere  come mostrato qui per un utilizzo a crudo.

Rolls di tacchino fritto, con purè di patate “novelle” e lattuga

su focaccine senza glutine all’origano 

Per 6 rolls cotti del diametro di circa 4 cm

100 g di petto di tacchino, 1 uovo, sale fino q b,pan grattato gf q b,  1/2 l olio di semi di arachidi per friggere, 3 foglie di lattuga* e 4 patate novelle* varietà Nicola pasta gialla , 30 g di burro,  300 ml latte ps e 30 g di Parmigiano grattugiato.

*sono prodotti km 0 delle Valli Cupe che acquisto per mezzo di GAS presenti sul territorio.

Questi rolls sono realizzati con ingredienti cotti e hanno richiesto un gran bel lavoro:

ho lavato il petto di tacchino in acqua e limone, l’ho panato passandolo prima nell’uovo battuto con del sale fino e l’ho fritto intero. Ho preparato del purè con le patate novelle lessando le patate, pelandole e schiacciandole. Con una noce di burro ho lavorato il passato di patate in un pentolino su fiamma bassa, versando il latte freddo poco per volta. Ho scottato la lattuga in acqua salata e l’ho lasciata raffreddare. Su della carta pellicola, ho steso, sovrapponendole un po’, tre foglie di lattuga grandi, le ho ricoperte di purè, lasciando libero il lato lungo per almeno 5 cm e ho messo il petto di tacchino intero già fritto sul lato opposto. Ho avvolto il tutto aiutandomi con la prima pellicola, poi ho trasferito su altri due fogli di pellicola posti sul banco di lavoro bagnato. Ho tolto il foglio iniziale e ho formato il rotolino con questi ultimi, legando bene le due estremità. Ho tenuto in frezeer una notte. Poi ho proceduto al taglio.

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Questi rolls sono appoggiati su delle focaccine senza glutine all’origano, che ho preparato così:

100 g di farina gf, olio evo q b, 5 g sale fino, origano q l, 5 g di lievito di birra in polvere,50 ml acqua +miele mf q b.

Si procede come per l’impasto di una pizza,lavorando prima gli ingredienti secchi, poi si aggiunge olio. Si fa sciogliere il lievito nell’acqua con un po’ di miele mf e si versa sul mix, lavorando su una spianatoia. Quando il panetto compare ben levigato si mette a lievitare tre ore. Ho formato delle piccole sferette, che ho schiacciato fino a raggiungere il diametro dei rolls di tacchino e ho infornato 20 minuti a 180 °C. Successivamente ho composto i rolls che ho servito freddi.

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Con questa ricetta partecipo

alla sfida n.66

del MTC,

perché mantiene “giovani”


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Il sartù è servito. Con esperimento in appendice.

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 Aleeeeeèè Oh-OOOOOOh Aleeeeèè OOh-OOOOOh. Ho sformato un vero sartù di riso e non potete immaginare la gioia!!Neanche fossi allo stadio, stamattina. Quando mai. E’ l’appuntamento mensile con la mia scuola di cucina, oggi tutti a lezione da Marina!

Antefatto. Il maritino pensava di  scombinare i programmi, improvvisandosi imbianchino durante le vacanze di Pasqua…ma questo non potrà  mai accadere,se fai parte dell’MTC. Hai sempre una ricetta nuova da provare, e che ricetta.

Si, è vero. Sgomento iniziale. Mai visto, mai mangiato un sartù napoletano. E allora? Tu che l’estate prepari la salsa di pomodoro e ne hai ancora due bottiglie proprio lì, dove tuo marito ha allestito i suoi lavori … un sartù rosso sta per essere architettato.

 

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Eccole in cima alla scaletta dei lavori, <presto fai una foto e scappa in cucina a fare il sugo di pomodoro alle carote!! Poi te lo dico a cosa ti servirà!> -parlava la vocina di Marina, che intanto era in giro per la Calabria, e noialtri a sgobbare in cucina.

Te possino!!

-Procurati della buona polpa di manzo, dei pisellini freschi, dei funghi e lascia perdere Foodpairing che non hai molto tempo!! Mettici,piuttosto, la caciottina che tieni sempre a portata di mano, il Gruviera sarà per la prossima volta!!- insisteva la vocina.

Per il sugo di pomodoro alle carote

2 grosse carote

1 scalogno intero

3/4 l di salsa di pomodoro fatta in casa (edizione 2016)

5 cucchiai olio evo bio

sale qb

Preparate un battuto di carote e in una pentola dal fondo spesso fate andare uno scalogno lasciato intero, ad imbiondire nell’olio. Aggiungete le carote e dopo qualche minuto versate la salsa di pomodoro, che deve essere di ottima qualità. (Io ho attinto alla mia riserva aurea, che è agli sgoccioli…)

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Per le polpette di manzo

150 g di polpa di manzo macinata

1/2 uovo sbattuto

prezzemolo

parmigiano qb

pangrattato senza glutine qb

sale qb

500 ml olio di semi di arachidi per friggere

Impastate tutto velocemente, formando delle polpettine. Portate l’olio a temperatura e friggetele. Riponetele in un piatto con della carta assorbente e tenetele da parte.

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Per il ripieno

150 g di piselli freschi

250 g di funghi misti

60 g caciotta mista a dadini

1 mestolo di sugo di pomodoro alle carote

1 spicchio d’aglio in camicia

vino bianco qb

olio evo da agricoltura biologica

sale qb

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Mix di Pleurotus ostreatus,Agaricus bisporas, Shiitake,Nameko e Porcini

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foto come da regolamento

Fate andare l’aglio in camicia in poco olio. Aggiungete i piselli freschi e, dopo qualche minuto, aggiungete il misto di funghi. Regolate di sale e lasciate cuocere, dopo aver fatto evaporare l’alcol del vino bianco. A cottura ultimata, filtrate l’acqua  ottenuta e mettete tutto da parte.

Per il riso in rosso

350 g di riso parboiled

1,2 l di acqua

2 mestoli di sugo di pomodoro alle carote

sale qb

3 uova fresche

parmigiano qb

burro e pan grattato per lo stampo*

Portare a ebollizione l’acqua con un po’ di sugo al pomodoro, regolando di sale. Versate il riso a pioggia e cuocete almeno 10 minuti – diciamo per i 3/4. Mettete il riso a raffreddare e poi iniziate ad aggiungere un uovo alla volta con un po’ di parmigiano.

*Ho usato uno stampo tondo in pyrex di diametro 14 cm e h8 cm. E’ stato molto utile imburrare per bene lo stampo, ripassarlo con del pan grattato (per me senza glutine) e tenerlo in frigo una mezzora. E’ un metodo che consiglio, ma non l’ho inventato io. E’ del doc Meyers del neo blog The Doctor is in the Kitchen

Quando è tutto pronto, iniziate a costruire il guscio di riso con l’aiuto di un cucchiaio. Se la consistenza del vostro impasto è quella giusta, non avrete nessuna difficoltà. Poi versate il ripieno, iniziando con le polpettine. Prima di richiudere il guscio, mettete un po’ di sugo di pomodoro. Infornate a 180°C per 30 minuti. Prima di sformare il sartù, fatelo raffreddare bene ed eseguite l’operazione con l’aiuto di una grossa spatola in silicone. A me è andato tutto liscio!! -stranamente 😉

Servite con una salsa. Se volete, potete usare la mia, aromatizzata ai funghi.

 Salsa al pomodoro e funghi

150 ml acqua di cottura dei funghi filtrata

200 ml sugo di pomodoro e carote

1 cucchiaio amido di tapioca

sale qb

Con questa ricetta

partecipo al MTC n. 65 Il Sartù

Esperimento in appendice e fuori gara

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Inizialmente avevo pensato di realizzare un finto sartù, di risino che vedete in foto…ma poi ho pensato: chi me lo fa fare? Ad ogni modo, avendo avuto questa curiosità ho approfittato dell’occasione e ho testato la cottura di questo riso di konjac, la farina a zero carboidrati. Posso dirvi che la resa è quattro volte il peso secco e la consistenza piuttosto collosa. Ma sulla tenuta, questo esperimento è da portare avanti, magari ..nelle prossime puntate.

Arrivederci.


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Uno sguardo alla cucina vintage…Terrina di ortaggi al formaggio di capra in agar con datterini ripieni e composta di pere e zenzero.

 

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Foto come da regolamento:la terrina intera nella terrina

Brontolando, brontolando, alla fine ho preso una decisione: accetto la sfida…non si può evitare quello che non è nelle nostre corde senza un buon motivo o una valida giustificazione, non vi pare?! e poi il vintage mi ha da sempre affascinata, certo non in cucina, ma per il resto sono vintage inside …  e poi vengo anch’io da quel periodo lì degli Anni Settanta, a pensarci…

– mio papà, dopo cinque anni di corteggiamenti, sposa mia mamma nel ’76 …e dopo un paio di anni arrivo io 😉

Perciò, anche questo mese ho una ricetta per l’Mtc giunto alla 64ma edition… con la proposta di Giuliana sulle Terrine. E’ stato piacevole ricredersi sul fatto che le terrine siano qualcosa di desueto, in realtà danno una grande soddisfazione, sia visiva che al palato e poi sono ultra comode, perchè una volta preparate, sono lì a nostra disposizione, e, con i primi caldi, si possono portare nelle scampagnate e fare dei bei pic-nic.

Armatevi di terrina e andiamo in cucina. Non scoraggiatevi se non avete una terrina doc, magari french style, non è fondamentale. Io ne ho usata una in pyrex senza coperchio, della capacità di circa un litro.

Terrina di ortaggi in formaggio di capra e agar

1 peperone

1 zucchina oversize

1 verza small size

250 g di formaggio di capra appena stagionato km 0

1 spicchio di aglio

olio evo

scalogno qb

sale qb

latte qb

6 g di polvere di agar

Lavare gli ortaggi, tagliare il peperone e la zucchina a listarelle di uguale misura e far grigliare bene. In una padella, far imbiondire lo scalogno in olio d’oliva e far andare qualche minuto delle rotelle di verza. E’ importante mantenere la croccantezza degli ortaggi e sceglierli ad hoc per avere un buon risultato finale dopo il taglio della terrina. A parte, a bagnomaria, fondere il formaggio con dell’olio, aglio finissimo e latte. Stemperare l’agar in una tazzina di latte freddo e versarlo, a metà cottura, nella crema di formaggio, portando tutto a bollore. Allestire la terrina all’interno di una ciotola più grande dove avrete messo del ghiaccio, e iniziare a versare la crema di formaggio; appena rappresa stendere il primo strato di peperoni, alternando uno strato di crema, poi le zucchine. Tenere le verze per lo strato finale, dove le incastonerete a mo’ di decorazione (dalle foto in notturna non si vede bene, ma danno un bel effetto). Ricoprite con della carta pellicola e con dei pesi per pressare bene (io devo aver esagerato un po’) e mettete in frigo a rapprendere per almeno quattro ore (io ho esagerato anche qui). La terrina non va sformata come invece avviene per quelle in crosta. Affettate con cognizione di causa e avrete un bellissimo colpo d’occhio sulla vostra tavola. Accompagnate con insalata e o salsine, oppure fate come me.

 

 

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Foto come da regolamento:una fetta di terrina

Oppure, dicevo, fate come me…

Pomodori ripieni (due porzioni)

6 datterini

pane raffermo o pan cassetta (senza glutine per me)

latte qb

olio evo

scalogno

sale e pepe

Lavare, pulire e svuotare dei semini i pomodori, condire con olio e sale. In un pentolino preparare il ripieno facendo imbiondire un po’ di scalogno e cuocere la mollica di pane con del latte. Se volete, potete legare con un tuorlo, ma non è necessario. Riempite i pomodorini con questo impasto e metteteli in una teglia, infornando per 10 /15 minuti a 180 °C. Serviteli per accompagnare la terrina di ortaggi.

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Foto come da regolamento:la terrina a metà

E siccome, “al contadin non far sapere …..

ho preparato una composta di pere per concludere in bellezza la portata.

Composta di pere e zenzero

1 pera Abate

50 g di zucchero grezzo

succo di un limone

1/2 cucchiaino di zenzero in polvere

acqua di fiori di arancio

estratto di vaniglia (facoltativo)

Lavate e affettate la pera, se troppo acerba, frullatela un po’. In un pentolino mettete la polpa di pera, la polvere di zenzero e lo zucchero, aggiungete il succo di limone e gli altri liquidi. Mescolate bene e poi continuate di tanto in tanto. Cuocete a fuoco basso per almeno 15 minuti. Servite insieme alla terrina di ortaggi e formaggio.

 

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IL LUSSO DI OGGI? POLLO FRITTO con Vichy carrots e gambi di BIETOLE sottaceto per l’MTC n.63

C’è chi giura di aver trovato in un supermercato di Los Angeles confezioni di  “pollo fritto surgelato di lusso”, sostenendo che il concetto di lusso, oggi, è cambiato, e cioè che il lusso sia diventato qualcosa che non può più mancare.

Per gli sfidanti dell’edizione  numero sessantatre del MTC il concetto di lusso coincide con il pollo fritto, ma  quello fatto in casa, nella super galattica sfida lanciata da Silvia -ex “anche no”- del blog Officina golosa, tenuto a battesimo in questi giorni e che vi invito a visitare quanto prima!! Anche perché è lì che troverete spiegazioni dettagliate per un fritto di pollo perfetto.

Per la mia proposta, ho voluto sperimentare una marinatura creativa a base di vino bianco ed olio essenziale di salvia officinale per uso alimentare e ho colto l’occasione per testare la frittura in olio di vinacciolo, prodotto con i semi di uva e che presenta un elevato punto di fumo compreso tra 190 e 230 °C.

Poi, dal momento che Silvia ci ha chiesto di accompagnare il fritto con dei sottaceti, ho preparato con qualche giorno di anticipo dei gambi di bietola in salamoia, e, finalmente ho provato anche a cucinare le carote Vichy, che ora difficilmente abbandonerò. Queste ultime potete prepararle anche sul momento.

Allora cosa aspettate? Armatevi di schiumarola e via.

Marinatura creativa – 4 ore

250 ml Vino bianco

1 l Acqua

10 gocce di olio essenziale di Salvia off.

2 Cosce di pollo

Panatura creativa

2 Uova

Pan grattato (per me senza glutine) qb

100 g Farina di mandorle

1l Olio di semi di vinacciolo per friggere

1 sacchetto per alimenti

Gambi di bietole in salamoia  home made

150 g di bietole (solo i gambi)

150 g di aceto di mele (oppure aceto di riso e aceto di vino in rapporto 9:1)

50 g di zucchero

230 g di acqua

10 g di sale fino

Lavare bene le bietole e scegliere i gambi, separandoli dalle foglie. Tagliare per la larghezza a piccole fette e disporre in una ciotola. In una pentola unire aceto e zucchero. Portare l’acqua a bollore, separatamente, poi rimuovere dal fuoco e aggiungere alla miscela di aceto e zucchero. Mescolare fino a quando lo zucchero non sia sciolto del tutto. Aggiungere infine il sale, continuando a mescolare bene. Versare i gambi, coprire e tenere in frigo per almeno due giorni prima di servire, agitando il contenitore di tanto in tanto.

Marinatura con latticello home made di Silvia – da 4 a 12 h

250 g Yogurt bianco

250 ml Latte

10 ml Succo di limone

2 Cosce di pollo con ossa e pelle

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Tempo di riposo del latticello 15 minuti

Panatura con farina ricetta di Silvia

200 g di farina (senza glutine)

sale

pepe

1l di olio di semi di arachidi per friggere

2017-02-22

Vichy Carrots

300 g di carote già pulite

Sale qb

2 cucchiai di aceto di riso

2 cucchiai di miele

2 cucchiai di olio evo

1 scalogno finemente affettato

½ cucchiaino di timo fresco o rosmarino

Pepe nero (facoltativo)

Mettere le carote in una padella, salare e aggiungere l’aceto. Aggiungere dell’acqua fredda fino a ricoprire le carote per metà. Far bollire a fuoco vivace,poi abbassare la fiamma e continuare a cuocere mescolando di tanto in tanto, almeno 15 minuti, aggiungendo, se necessario, altra acqua. Una volta cotte le carote, togliere il liquido in eccesso e continuando a cuocere altri 2 minuti, aggiungere lo scalogno, l’olio d’oliva, il miele, l’aceto avanzato e il rosmarino. Aggiustare di sale e,se piace, anche pepe. Il piatto può essere servito caldo, freddo oppure a temperatura ambiente.

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 Con questo piatto partecipo alla sfida n. 63 dell’MTC

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