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Avventure di una mamma blogger


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La vita è come un vassoio di cannoli mignon doppio gusto…per tutto il resto c’è “Tom”.

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Da questa ricetta in avanti, la famosa frase di Forrest Gump riguardo la vita e la scatola di cioccolatini, per la sottoscritta diventerà la seguente:

La vita è come un vassoio di cannoli: non saprai mai cosa puoi metterci dentro

Detto questo, inizio subito dai ringraziamenti, che questo mese sono tutti per Francesca Geloso del blog 121 gradi, nonché vincitrice dell’ultimo Mtc e, pertanto, è sua creatura la sfida n. 68 sui cannoli e la pasta sfoglia.

Se non fosse stato per te, non avrei mai avuto modo di imparare a far la sfoglia!!!

La mia controproposta è priva di glutine, ma ho seguito in tutto e per tutto la S-piega, perciò il risultato è quantomeno accettabile.

A coronamento di tutto ciò, troverete due farciture: la prima è la crema pasticcera con ricetta di famiglia, a cui ho solo aggiunto un aroma di radice di liquirizia, la seconda è un cremoso di cioccolato fondente al lime, con annessa canditura.

L’idea di preparare una farcia bianca e una nera non è dovuta solo al  primo corso di scacchi di mio figlio, ma anche alla richiesta di Francesca di “dedicare” la ricetta. Ora, se siete vittime, come me, del palinsesto da TV digitale terrestre, forse potrete capirmi al volo, ad ogni modo,  meglio togliermi subito il dente … tanto più che mio marito è a lavoro e non legge mai i miei post (se non sotto tortura), insomma, sottovoce ve lo dico: ho dedicato i cannoli a quel gran f**o di Tom Hiddleston nel ruolo di Jonathan Pine nella mini-serie The Night Manager , un personaggio dal doppio ruolo, nel quale bene e male,simbolicamente  bianco e nero, si fondono e vince il Bene!! Tratto dal romanzo di Le  Carrè che Amazon mi ha spedito unitamente agli stampini dei cannoli, se non è destino questo, allora … è burla!!!

a.Ingredienti per il panetto

100 g di farina di riso + altri 70 circa nella lavorazione

10 g di inulina in polvere

200 g di burro

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b.Ingredienti per il Pastello

200 g di farina di mais e grano saraceno Molino Rossetto + altri 100 nella lavorazione

120 g di burro

45 ml di acqua fredda

55 ml di aceto di mele

1 cucchiaino di miele MF

1 cucchiaino di sale fino

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Le farine senza glutine vanno prese con le buone maniere, vanno assecondate. A tal fine, per esperienza ho imparato ad adattare le ricette, partendo sempre da quantità di farina dimezzata rispetto a quella richiesta per un normale impasto, dal momento che queste farine assorbono in maniera differente i grassi e i liquidi. Un altro aiuto può essere quello di iniziare l’impasto dentro un robot e portarlo a termine su una spianatoia rivestita di carta forno e indossando sempre dei guanti di lattice. I tempi di riposo sono più brevi e in inverno si possono diminuire i riposi in frigo. L’indicazione dell’umidità è sempre un parametro molto utile, in questo caso ci è stato suggerito di lavorare a circa il 40%. In cucina avevo il 42% ed era troppo per le mie farine. Ho aspettato che scendesse tra 36 e 38%.

Per il resto, nonostante la difficoltà, ho alternato tre pieghe a 3 a tre pieghe a 4 per una sfoglia da vero disciplinare. La foto è quella della sezione dopo l’ultima piega prima di stendere la sfoglia. Con questo impasto si possono ottenere fino a 30-35 mini cannoli.

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Tutto il procedimento per tirare la sfoglia a regola d’arte lo trovate nel meraviglioso post di Francesca.

Ingredienti per la crema pasticcera alla radice di liquirizia (per 6 cannoli mignon)

100 ml di latte di mucca

2 cucchiai di zucchero semolato

1 tuorlo

3 fascetti di radice di liquirizia

1 cucchiaino di maizena passata al setaccio

In un pentolino, portare il latte quasi a bollore e lasciare in infusione la radice di liquirizia per almeno 10 minuti, con un coperchio a chiusura del pentolino. Successivamente, lavorare il tuorlo con lo zucchero e aggiungervi il latte aromatizzato, continuando a lavorare a fiamma bassa, dopo aver aggiunto anche la maizena setacciata. Presto si raggiungerà la densità desiderata. Tenere da parte.

Lime canditi

1 lime (buccia sminuzzata)

200 ml acqua

50 g di zucchero semolato

Procedimento per una canditura leggera: pelare un lime e sminuzzare la buccia. In un pentolino, bollire acqua e zucchero e aggiungere le buccette, lasciando sobbollire per almeno 10 minuti. Con un colino, filtrare lo sciroppo ottenuto e metterlo da parte. Riporre le buccette in frigo. Se volete utilizzare per decorare, potrete passarle in forno, dopo averle cosparse di zucchero semolato, altrimenti potete usarle così, nella farcia.

 

Ingredienti per il cremoso di cioccolato fondente al lime (per 6 cannoli mignon)

80 g di gocce di cioccolato extra

150 ml di sciroppo della canditura del lime

1 cucchiaio di amido di tapioca

½ cucchiaino di Agararta

lime canditi (facoltativo)

In un pentolino, versare le gocce di cioccolato fondente e ricoprirle con lo sciroppo al lime ancora bollente. A fiamma dolce, lavorate il cioccolato fino a quando non si è del tutto sciolto. Aggiungete l’amido di tapioca setacciato e l’agar agar. Continuate a lavorare la crema fino a quando otterrete la densità desiderata.

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Come realizzare i cannoli

Stendete, con l’aiuto del mattarello e di fogli di carta da forno, una parte dell’impasto. Nel mio caso avevo a disposizione degli stampini molto piccoli, del diametro di 1,3 cm e lunghi 8.  Volendo lasciare lo spazio per impugnare gli stampini, ho ritagliato delle strisce alte circa 1,5 cm e lunghe circa 9 cm, e le hoavvoltesulla parte centrale degli stampini, facendo in modo che ad ogni avvolgimento la sfoglia si sovrapponesse a quella adiacente. Ho infornato a 180°C  a forno caldo per 13-15 minuti, avendo spolverato con dello zucchero grezzo. Lo spessore della sfoglia circa 7 mm.

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Dopo la cottura ho sfilato i cannoli con facilità dopo averli fatti raffreddare e li ho farciti con le due creme. Non hanno visto il domani.

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Con questa ricetta con dedica

partecipo al

MTC n. 68

 

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Una torta di formaggio e more per ripartire

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Questo è il periodo dell’anno in cui mi sento come un ciuffetto di parietaria che non si staccherebbe da quello pezzo di muro neppure per sogno, dove il muro, in questo caso è l’estate…non ci si sazia mai abbastanza dell’estate, anche se si continua a lavorare e si hanno solo pochi giorni per staccare completamente. Il fatto è che restiamo studenti in eterno qui in Italia, il suono della campanella rimbambisce anche alla soglia dei quaranta, da genitori di preadolescenti ancora troppo piccoli ai nostri occhi per abbandonare il nido. La cosa migliore da fare sapete qual’è? Non pensarci e trascorrere gli ultimi pomeriggi di libertà a raccogliere more e tutti i frutti commestibili di questa stagione, ridendo e divertendosi come se non ci fosse un domani. Così,per lo meno, faccio io con il mio piccolo pulcino pulciò,che ancora si lascia coccolare e guidare, fin quando vorrà, io sarò lì, a graffiarmi tra i rovi per raccogliere le more più alte, grosse e mature. Quale mamma non lo farebbe? Poi ovviamente, preparate anche questa torta, anche lei, nel suo piccolo,vi darà un sacco di soddisfazioni.

Ingredienti 50 g farina di riso, 150 g mix senza glutine per pane, 200 g di formaggio spalmabile, 100 g di burro fuso, 100 g di zuchero bianco, 100 g di more, 1/2 cucchiaino di lievito per dolci il succo di mezzo limone, due tuorli, un albume.

Lavate bene le more e tenetele da parte. Preriscaldate il forno a 180°C. Lavorate in due ciotole diverse gli ingredienti secchi e quelli liquidi. Infine mescolate eaggiungete le more lavorando con delicatezza l’impasto. Versate il composto in uno stampo imburrato e infarinato e cuocete in forno per 45-50 minuti.


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Per la GN delle Erbe Spontanee un omaggio speciale. Spiedini di pesce Sauro su insalata di porcellana e granita al bergamotto e nepitella,con finta brioche.

Spontaneo deriva dal latino tardo spontaneus e dall’avverbio sponte ed è una delle parole che amo di più, ma anche una delle parole più difficili da descrivere perché è una dote rara da incontrare…

Grazie ancora una volta alla community, quella del MTC, da cui nasce il Progetto del Calendario del Cibo Italiano, abbiamo avuto la fortuna di partecipare ad una masterclass sulle Erbe spontanee e il loro utilizzo in Cucina.

La questione non è poi così semplice, sapete? Le erbe proposte sono state scelte dagli esperti in base alla stagionalità e, per la precisione, si è parlato di: Romice, Finocchietto, Nepitella, Luppolo, Ortica,  Serpillo, Elicriso, Dente di Leone, Portulaca e Grattalingua. No, non si tratta di piante aliene, tranquilli. Saranno si, piante infestanti, su questo punto siamo tutti d’accordo, ma entrano a buon diritto nelle dispense di cucine anche molto sofisticate, direi, una su tutte quella Francese che ne fa largo uso.

Questo diritto di cittadinanza gastronomica lo devono alla loro sensorialità, caratteristica che ne ha suggerito  l’ elezione e selezione anche nella cucina tradizionale italiana, regione per regione nei secoli, dagli antichi Romani in poi.

Così, di dialetto in dialetto, microclimi simili hanno prodotto piante simili, seppure in regioni del tutto lontane tra loro.

Tra queste, la Puglia, ad esempio, ha fatto da cerniera biogeografia, che -paroloni a parte-  vuol solo dire che, estendendosi  tra i due versanti del Mediterraneo, ospita sul suo territorio specie a differente collocazione, in virtù di quella teoria (sempre più accettata) che questa regione abbia fatto da ponte naturale con le coste balcaniche,  annoverando  così circa 1400 tra specie e sottospecie.

Un aspetto importante , sottolineato dal prof. Andrea  Pieroni, docente di Scienze Gastronomiche  e nostro tutor  in questa esperienza, riguarda il profondo legame tra queste piante, i luoghi e le persone,con le loro storie di vita vissuta: chiamatelo pure sense of place 😉

Oltre al prof Pieroni, che ci ha sapientemente introdotti all’argomento, ringrazio innanzitutto Katia che mi ha adottato in questa bella parentesi di vita (anche se virtuale) e che è stata colei che ha creato la ricetta vera e propria; a seguire ringrazio Annarita Rossi per la dolce e appassionata supervisione , Sergio Rossi che ci ha salvate da avvelenamenti vari, con la sua esperienza di conoscitore delle piante spontanee  e Alessandro Dentone , lo chef più coraggioso del mondo!! che ha corretto, suggerito, ispirato.

Alessandra non ha bisogno di ringraziamenti, spero, perché al momento non trovo bene le parole.

Tutte personalità di un certo calibro nel mondo gastronomico, che con molta umiltà si sono messe a disposizione, stando ad ascoltarci e rassicurarci ad ogni step, senza neppure conoscerci.  Il master è stato strutturato in una parte teorica ed una pratica, che ha visto la raccolta delle piante spontanee -per noi la raccolta è nella zona di Messina- e l’elaborazione di una ricetta che le rendesse protagoniste e che troverete in conclusione del post 😉

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Detto questo, è giusto ricordare che il potere simbolico delle erbe spontanee può andare ben oltre ed essere codificato nella cultura di un popolo, al punto tale che  le erbe amare preparate per il Sedar, il rituale ebraico della Pasqua, non possono mancare e sono distribuite in una quantità bastante per tutta la durata della cena (almeno tre ore) e dalle quali non è possibile prescindere. Il Maror  ricordava proprio l’amarezza della schiavitù del popolo ebraico sottomesso in terra d’Egitto.

Parola d’ordine: Sensorialità Figlie di un Dio minore, si, ma vi accorgereste della loro mancanza in un piatto, o una maldestra loro sostituzione. Innanzitutto la prima incongruenza sarebbe il profumo di quella particolare pietanza, poi il colore, la consistenza, che risiede spesso nella loro spiccata croccantezza. Immaginate voi una salciccia lucana senza finocchietto selvatico o un purè di fave abbinato male?

La loro coltivazione non è presa in considerazione perché non ha una valida richiesta sul mercato, e siamo d’accordo, ma la biodiversità e la sua salvaguardia non hanno prezzo.

  • Una pianta che ci ha appassionato molto è stata la porcellana o portulaca, dai caratteristici fiori stropicciati utilizzati addirittura in cosmesi per il forte potere antiossidante -la mia CC cream è fatta con estratti di porcellana, ad esempio.

In passato, dalle mie parti (Salento e dintorni) un fascetto di portulaca, a mo’ di amuleto contro il maligno, veniva esposto sugli stipiti delle porte e si racconta di quel condannato a morte che volle essere impiccato giusto sulla portulaca… La pianta gioverebbe pure al colesterolo, ma questa è un’altra storia.

  • La Nepitella, invece, ce l’hanno pure in Corsica, dove viene utilizzata per aromatizzare zuppe di pesce. In alcune zone del Centro Italia la si aggiunge al caglio.  Benedetta dal Sacerdote il Sabato Santo, dentro un piatto con uova rotte, se ne faceva una frittata per la Pasqua. Una leggenda, infatti, narrava che la Madonna ruppe il digiuno, seguito alla morte del Figlio, proprio con della Mentuccia.

In cucina è largamente utilizzata per aromatizzare carciofi e lumache. Il nome di menta deriverebbe da quello di una ninfa, Minte, amata da Ade, che Proserpina, per gelosia, tramutò in pianta.

Secondo Ippocrate e Dioscoride, la pianta sarebbe eccitante, per Galeno afrodisiaca. Che sia digestiva e dissetante ci basta. I Monaci Cistercensi ne consigliano lo sciroppo, ottenuto con una manciata di pianta fresca messa a macerare in un litro di alcol a 70° per dieci giorni, poi unita a dello zucchero o del miele.Utile per distendere i nervi, ma potrebbe aumentare eventuale acidità gastrica.

D’estate i vasi (enormi) di menta in casa dei nonni diventavano per noi bambini come delle grosse boe attorno alle quali rincorrerci creando percorsi immaginari da doppio slalom…e ancora oggi il profumo di menta ridesta quei ricordi d’infanzia.

  • Il Finocchietto selvatico è presente in tutta l’area mediterranea, dal livello del mare fino ai 1000 metri di quota. Cresce sui margini delle strade. Presso gli antichi Romani era simbolo di successo e forza, al punto di aggiungerlo nelle bevande dei gladiatori. Usato dai veneziani illo tempore per mascherare i difetti dei vini, mentre per la Scuola Salernitana i semi possedevano un potere afrodisiaco. Le ombrelle del finocchio abbellivano il collo del cuccu (piccola otre di argilla per vino e acqua) durante le feste contadine.

Di buoni motivi ne abbiamo, dovete crederci anche sulla parola, altrimenti l’articolo non finisce più. Una promessa, quella di provare, tra #le_dieci_cose_da_fare_prima_di_morire, una ricetta a base di erbe spontanee … oggi troverete sul Calendario del Cibo Italiano molto materiale su cui sbizzarrirvi.

Le piante eduli spontanee sono il valore aggiunto,

in un’epoca in cui l’uomo vuole riappropriarsi

a piene mani del suo rapporto con la Natura, in termini di sostenibilità, ecologia,

ma anche in vista di una innovazione gastronomica,

che è possibile solo con la riscoperta

delle radici della cucina tradizionale ad esse legata.

In conclusione, potevamo tralasciare la Smorfia? Mangiare erbe spontanee corrisponde, secondo la smorfia gastronomica pugliese, al numero 50.  Sul significato, soprassediamo, visto che non ci farà lucrare, ma vuoi mettere la bella scoperta?

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Spiedini di frittelline  di sauro e finocchietto su insalata di portulaca,granita di bergamotto e nepitella  con piccola brioche (finta)

Ingredienti

Per le frittelline di sauro:

Sauri  g 500

Pangrattato g100

Uovo intero n.1

Pecorino g 50

Aglio

Finocchietto

Olio d’arachidi

Sale

Pepe

Per le granite:

1.

Succo di bergamotto g 250

Zucchero g 125

Acqua g 300

2.

Nepitella g 50

Acqua g 300

Zucchero g150

Per la brioche finta

Farina g 500 (g 250 farina 00 e g 250 farina Manitoba)

Acqua g 300

Strutto g100

Zucchero g 40

Un cubetto di lievito di birra

Finocchietto tritato

Sale un bel pizzico

Procedimento

Per le frittelline di pesce: pulire i sauri , privandoli delle lische centrali , sfilettandoli e privandoli della pelle.Tritarli e mescolarli al resto degli ingredienti, aggiustando di sale e pepe e unendo alla fine il finocchietto tritato.Formare delle polpettine della grossezza di una ciliegia, passarle in poco pangrattato al finocchietto e friggerle .

Per la granita di bergamotto,fare con acqua e zucchero uno sciroppo, farlo freddare ed unire il succo di bergamotto. Porre in freezer, avendo cura di mescolare spesso per rompere i cristalli di ghiaccio.

Per la granita di nepitella, fare uno sciroppo con acqua e zucchero, lasciare in infusione la nepitella finché si raffredda, filtrare e procedere come sopra.

Per la brioche finta, porre in planetaria la farina, con lo zucchero. Sciogliere il lievito in un poco della dose di acqua,e cominciare a versare il liquido , mescolando. Unire lo strutto,il liquido restante, fare incordare ed aggiungere infine il sale e il finocchietto tritato. Far lievitare fino al raddoppio. Formare le brioche, far lievitare ancora un’ora ed infornare a 200 gradi, dopo aver pennellato le finte brioche con uovo e latte, per circa 15 minuti.

Per assemblare il piatto, formare dei mini spiedini di polpettine, intervallando, volendo, con una polpettina di solo finocchietto.

In una coppa da Martini porre un po’ di granita di bergamotto, contornandola con quella alla nipitella, per accentuare le differenze cromatiche. Al centro, porre un’insalatina di portulaca e, sopra appoggiare lo spiedino di polpettine.

Foto e ricetta di Katia Zanghì, Blog KATIAZETA 

Fonti

Erbe spontanee salentine, di R. Accogli e P. Medagli, ed. Grifo 2014

Piante medicinali dei Monaci Cistercensi di Martano, ed. Grifo 2015

Schede sulle erbe spontanee a cura del prof. A. Pieroni

Puglie in bocca, di L. Sada

Testi a cura di Conte Sonia, Blog Gioca Sorridi Mangia


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Due proposte di rollers per MTC66 con dedica da cronaca rosa.

Giovanna questo mese ha avuto l’onore/onere di lanciare la sfida numero sessantasei dell’MTC. Sgomento e mancanza di idee per quella che è una delle preparazioni più attuali in materia culinaria: i ROLLS. Una preparazione che richiede tecnica e attenzioni negli abbinamenti di gusto. Siamo nel campo dei fingers, da gustare in piedi, in un solo boccone, senza ausili di ordinanza…insomma qualcosa di easy ma non così semplice come si pensa. Sarò concisa, a salvaguardia del tempo di lettura del post.

Ma concedetemi una parentesi frivola, basteranno due nomi propri di persona, e sarò altrettanto breve. Siete pronti? Lui, Emmanuel-lei, Brigitte 60 aa..all’Eliseo da poche ore, una coppia ben assortita…e non aggiungo altro. Anzi, sì. Uno dei due rolls è dedicato a lei. L’altro dei due, a lui, e voglio vedere se indovinate quale.

Bonne appetit

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Rolls di prosciutto al formaggio cremoso e fragole

su croccante di frutta secca e spezie

Per 6 rolls diametro da 3,5 cm

50 g di prosciutto cotto, 50 g di formaggio cremoso, 5 fragole locali – per me delle Valli Cupe km 0-

Per i cestelli di frutta secca

Pirottini in silicone, 40 g di granella di nocciole, 50 g di mandorle già pelate, 40 g di burro fuso, zenzero in polvere q. l.

Questi rolls sono in versione cruda, anche se ho messo i cestelli di frutta secca nella macchinetta per cuocere i muffins per circa 5 minuti, prima di farli rapprendere in frigo. Ho unito la frutta secca alle spezie e ho mescolato col burro fuso, riempiendo i pirottini a meno della metà, poi li ho tenuti in frigo fino al momento di comporre i rolls, togliendoli dai pirottini. Per i rolls veri e propri, ho disposto le fette di prosciutto come indicato da Giovanna nel suo post. Fondamentale è la carta pellicola e il piano di lavoro bgnato; sono accorgimenti essenziali per arrotolare i rolls prima di riporli in frezeer. Ho tagliato le fragole a printaniere  come mostrato qui per un utilizzo a crudo.

Rolls di tacchino fritto, con purè di patate “novelle” e lattuga

su focaccine senza glutine all’origano 

Per 6 rolls cotti del diametro di circa 4 cm

100 g di petto di tacchino, 1 uovo, sale fino q b,pan grattato gf q b,  1/2 l olio di semi di arachidi per friggere, 3 foglie di lattuga* e 4 patate novelle* varietà Nicola pasta gialla , 30 g di burro,  300 ml latte ps e 30 g di Parmigiano grattugiato.

*sono prodotti km 0 delle Valli Cupe che acquisto per mezzo di GAS presenti sul territorio.

Questi rolls sono realizzati con ingredienti cotti e hanno richiesto un gran bel lavoro:

ho lavato il petto di tacchino in acqua e limone, l’ho panato passandolo prima nell’uovo battuto con del sale fino e l’ho fritto intero. Ho preparato del purè con le patate novelle lessando le patate, pelandole e schiacciandole. Con una noce di burro ho lavorato il passato di patate in un pentolino su fiamma bassa, versando il latte freddo poco per volta. Ho scottato la lattuga in acqua salata e l’ho lasciata raffreddare. Su della carta pellicola, ho steso, sovrapponendole un po’, tre foglie di lattuga grandi, le ho ricoperte di purè, lasciando libero il lato lungo per almeno 5 cm e ho messo il petto di tacchino intero già fritto sul lato opposto. Ho avvolto il tutto aiutandomi con la prima pellicola, poi ho trasferito su altri due fogli di pellicola posti sul banco di lavoro bagnato. Ho tolto il foglio iniziale e ho formato il rotolino con questi ultimi, legando bene le due estremità. Ho tenuto in frezeer una notte. Poi ho proceduto al taglio.

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Questi rolls sono appoggiati su delle focaccine senza glutine all’origano, che ho preparato così:

100 g di farina gf, olio evo q b, 5 g sale fino, origano q l, 5 g di lievito di birra in polvere,50 ml acqua +miele mf q b.

Si procede come per l’impasto di una pizza,lavorando prima gli ingredienti secchi, poi si aggiunge olio. Si fa sciogliere il lievito nell’acqua con un po’ di miele mf e si versa sul mix, lavorando su una spianatoia. Quando il panetto compare ben levigato si mette a lievitare tre ore. Ho formato delle piccole sferette, che ho schiacciato fino a raggiungere il diametro dei rolls di tacchino e ho infornato 20 minuti a 180 °C. Successivamente ho composto i rolls che ho servito freddi.

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Con questa ricetta partecipo

alla sfida n.66

del MTC,

perché mantiene “giovani”


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Torta di vino e miele per la GN delle torte da credenza

Oggi parliamo di torte da credenza, e chi più ne a più ne metta (sottochiave)…l’occasione è data dal Calendario del Cibo Italiano, un progetto che è decollato e non lo ferma più nessuno!! e al quale, anche in questo mese di Maggio, avrò l’onore di contribuire, nel mio piccolo.

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La primavera inizia a contagiare con la sua voglia di luce, profumi e colori, fiori e frutti. Buttiamoci a capofitto in questa frizzante atmosfera. Sul sito troverete idee bellissime per le vostre torte senza crema. Se vi va, provate questa qui sotto, liberamente ispirata ad una ricetta del NYT, ma italianissima nella versione che vi propongo,e, in più, è senza glutine, perciò possono mangiarla proprio tutti.

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Ingredienti

400 g di preparato* per dolci senza glutine

2 g di polvere di zenzero

2 g di cannella

3 uova grandi

200 g di Olio e.v.o. km 0

250 g di Miele biologico di Acacia

150 g di Vino rosso secco

4 Susine rosse ben mature  per decorare

Foglioline di mentuccia o timo

+Miele d’acacia bio q.b. per far macerare la frutta

 

*contenente lievito, sale e zucchero.

Come realizzarla

  • Pre riscaldare il forno a 180 °C; imburrare e infarinare lo stampo.
  • In una ciotola capiente,unire la farina con le spezie;
  • In un’altra ciotola lavorare bene le tre uova con una frusta,aggiungere olio,miele e vino. Mescolare e versare sugli ingredienti secchi, lavorando fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  • Versare nello stampo imburrato e cuocere per circa 45-50 minuti. Ultimata la cottura, trasferire su una teglia e lasciare raffreddare per almeno 20 minuti, prima di togliere dallo stampo.
  • Nel frattempo, lavare e affettare la frutta, trasferirla in una terrina e mescolarla con del miele  e delle foglioline di menta (oppure timo).Lasciare macerare almeno 30 minuti. Servire la torta con questa frutta.

 

 

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Un aperitivo bugiardo fino in fondo … Panna cotta al robiola di capra e finto crumble salato gluten free per il The Recipe-tionist

Tra bloggers non è semplice conoscersi di persona, anche se le occasioni non mancano, ma la conoscenza che abbiamo, talvolta, gli uni degli altri, benché “virtuale”, è come se superasse quella “a quattro occhi”. D’altra parte, capita che presentandovi una qualsiasi ricetta, si parli un po’ di noi, ci si racconti,insomma.E quando si ha l’occasione di gironzolare dentro un blog, come anche questo mese ho fatto per il The Recipe-tionist, ti accorgi e ti sorprendi di quello che puoi trovarci dentro, e ricordi la persona che lo cura come se già la conoscessi: Cristiana, sto parlando di te!!! sei quella del “quinto quarto”, quella che pensa di fare foto meno belle di noialtri (quella invece sono io, sappilo), quella tipa tutta d’un pezzo, che non ha peli sulla lingua, e fa bene a dire sempre ciò che pensa, e, non per ultimo, quella del Grasso che Cola. Quella che riesce a tirar fuori dal cilindro dei piatti indimenticabili … in effetti tra tutti quelli che avrei potuto scegliere, per celebrare il tuo modo di approcciarsi al cibo, ho scelto una ricetta del riciclo, che può sembrare fin troppo semplice … ma guardatela bene.

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E’ una panna cotta, ma non un dessert..ragazzi miei è un aperitivo e quel crumble salato mi ha fatto penare, perché realizzare un crumble senza glutine con la farina di riso è una sfida persa in partenza. Non mi sono data per vinta: ho realizzato un finto crumble e al posto della farina ho usato del pan grattato gluten free (tant’è che  Flavia mi ha tranquillizzata sul fatto che non mi sarebbe stato conteggiato come ingrediente sostituito) e non l’ho infornato, perciò è un crumble bugiardo, che non “crocca”.

Ma c’è un altro motivo per il quale ho scelto questa ricetta, e cioè la delicatezza e l’autoironia con cui Cristiana riesce a parlare di suo marito e del loro entourage familiare, lui che accompagna i figli a scuola per la prima volta dopo non so quanti anni, ed è in preda a mille dubbi e domande … Ecco, è questo il bello di noi food bloggers, raccontarvela così la vita di tutti i giorni, come una ricetta semplice, ma che, a ben guardare, è densa di significati.

Ingredienti

composta di pere e zenzero (avanzata da qui)

200 g di robiola di capra

250 ml di panna fresca

4 fogli di gelatina

per il crumble

100 g di farina (per me pan grattato senza glutine)

80 g di burro

40 g di Parmigiano

sale facoltativo (né io né Cristiana lo abbiamo adoperato)

Mettere la gelatina in acqua fredda. In un pentolino, scaldate la panna fino a 80 °C. Aggiungere il robiola e farlo sciogliere. Strizzare bene la gelatina per togliere l’eccesso di acqua e aggiungerla alla panna e formaggio, mescolando molto bene. Se necessario, usare un setaccio per togliere eventuali grumi. I bicchieri di panna cotta vanno già porzionati  per poter essere messi in frigo a rapprendere, perciò procuratevene un numero adeguato. Io ho fatto solo tre super porzioni, perché avevo poca composta, ma fino a nove piccole ce la si può fare. In ogni bicchiere, adagiate la confettura, versateci su lentamente la panna cotta e mettete in frigo per almeno tre ore. Per il crumble salato, se avete adoperato della farina 00, potete infornare a 180°C, dopo aver lavorato velocemente gli ingredienti. Se volete fare un finto crumble senza glutine come me, usate del pangrattato gluten free, frullando tutto a crudo in un piccolo robot.

marzoaprile2b2017


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IL LUSSO DI OGGI? POLLO FRITTO con Vichy carrots e gambi di BIETOLE sottaceto per l’MTC n.63

C’è chi giura di aver trovato in un supermercato di Los Angeles confezioni di  “pollo fritto surgelato di lusso”, sostenendo che il concetto di lusso, oggi, è cambiato, e cioè che il lusso sia diventato qualcosa che non può più mancare.

Per gli sfidanti dell’edizione  numero sessantatre del MTC il concetto di lusso coincide con il pollo fritto, ma  quello fatto in casa, nella super galattica sfida lanciata da Silvia -ex “anche no”- del blog Officina golosa, tenuto a battesimo in questi giorni e che vi invito a visitare quanto prima!! Anche perché è lì che troverete spiegazioni dettagliate per un fritto di pollo perfetto.

Per la mia proposta, ho voluto sperimentare una marinatura creativa a base di vino bianco ed olio essenziale di salvia officinale per uso alimentare e ho colto l’occasione per testare la frittura in olio di vinacciolo, prodotto con i semi di uva e che presenta un elevato punto di fumo compreso tra 190 e 230 °C.

Poi, dal momento che Silvia ci ha chiesto di accompagnare il fritto con dei sottaceti, ho preparato con qualche giorno di anticipo dei gambi di bietola in salamoia, e, finalmente ho provato anche a cucinare le carote Vichy, che ora difficilmente abbandonerò. Queste ultime potete prepararle anche sul momento.

Allora cosa aspettate? Armatevi di schiumarola e via.

Marinatura creativa – 4 ore

250 ml Vino bianco

1 l Acqua

10 gocce di olio essenziale di Salvia off.

2 Cosce di pollo

Panatura creativa

2 Uova

Pan grattato (per me senza glutine) qb

100 g Farina di mandorle

1l Olio di semi di vinacciolo per friggere

1 sacchetto per alimenti

Gambi di bietole in salamoia  home made

150 g di bietole (solo i gambi)

150 g di aceto di mele (oppure aceto di riso e aceto di vino in rapporto 9:1)

50 g di zucchero

230 g di acqua

10 g di sale fino

Lavare bene le bietole e scegliere i gambi, separandoli dalle foglie. Tagliare per la larghezza a piccole fette e disporre in una ciotola. In una pentola unire aceto e zucchero. Portare l’acqua a bollore, separatamente, poi rimuovere dal fuoco e aggiungere alla miscela di aceto e zucchero. Mescolare fino a quando lo zucchero non sia sciolto del tutto. Aggiungere infine il sale, continuando a mescolare bene. Versare i gambi, coprire e tenere in frigo per almeno due giorni prima di servire, agitando il contenitore di tanto in tanto.

Marinatura con latticello home made di Silvia – da 4 a 12 h

250 g Yogurt bianco

250 ml Latte

10 ml Succo di limone

2 Cosce di pollo con ossa e pelle

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Tempo di riposo del latticello 15 minuti

Panatura con farina ricetta di Silvia

200 g di farina (senza glutine)

sale

pepe

1l di olio di semi di arachidi per friggere

2017-02-22

Vichy Carrots

300 g di carote già pulite

Sale qb

2 cucchiai di aceto di riso

2 cucchiai di miele

2 cucchiai di olio evo

1 scalogno finemente affettato

½ cucchiaino di timo fresco o rosmarino

Pepe nero (facoltativo)

Mettere le carote in una padella, salare e aggiungere l’aceto. Aggiungere dell’acqua fredda fino a ricoprire le carote per metà. Far bollire a fuoco vivace,poi abbassare la fiamma e continuare a cuocere mescolando di tanto in tanto, almeno 15 minuti, aggiungendo, se necessario, altra acqua. Una volta cotte le carote, togliere il liquido in eccesso e continuando a cuocere altri 2 minuti, aggiungere lo scalogno, l’olio d’oliva, il miele, l’aceto avanzato e il rosmarino. Aggiustare di sale e,se piace, anche pepe. Il piatto può essere servito caldo, freddo oppure a temperatura ambiente.

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 Con questo piatto partecipo alla sfida n. 63 dell’MTC

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