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Avventure di una mamma blogger

Un racconto. Un liquore e il tempo.

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<<Mi dispiace di arrivare ad oltre sessanta anni per capire che ho sbagliato a disubbidire a mi padre: voleva che io giocassi un po’ di più a carte. A me dava fastidio quando lui si concedeva, al sabato sera, un po’ di tempo per giocare con i suoi amici: mi sembrava tempo perso e rubato a me. Lui giocava bene e vinceva un amaretto con una mandorla nel mezzo, che portava a casa per condividerlo con la nonna, la mamma e noi, quattro fratelli: trenta grammi di delizie prima di pregare assieme e coricarci con la gioiosa attesa del “sabato del villaggio”.
Papà diceva che il gioco delle carte aiuta a capire, relazionarsi, studiare se steso e gli altri, prevedere, mandare segnali, ricorrere ai simboli e trarre da ogni situazione il meglio. Il tutto a me sembrava troppo complicato. Preferivo leggere. Comunque, siccome per me era ancora valido il quarto comandamento, ubbidivo a mio padre soprattutto quando mio fratellino, GianCarlo, mi chiedeva di giocare a “restare in camicia”. Lui era contento, anche perché i bambini sono ripetitivi e quel gioco non mi rubava energie: anzi, potevo fare le carte e contemporaneamente inventare storie, profezia del mio futuro impegno come scrittore…
Ora, vedendo giocare i miei nipoti e i pronipotini, capisco che ho perso una delle tante opportunità di fare del gioco una scuola, oltre che un mezzo per divertirmi. Ringrazio comunque il Signore per quelle intuizioni che voglio condividere con quanti sono ancora in tempo ad apprezzare il gioco delle carte e della vita.
Se si gioca in quattro, ognuno ha dieci carte. Capitano a caso? Le carte sì. Ma nulla capita a caso nella vita: tutto è grazia, anche una partenza apparentemente negativa, come quella segnata dall’ handicap.
Poche carte e tante possibilità. Proprio come tante sono le possibilità di comporre musica con solo sette note o di dipingere con solo sette colori. Tutto dipende dalla volontà di moltiplicare i talenti: guai a chi li seppellisce. Guai a chi non gioca. Si può giocare male, ma è sempre meglio che non giocare.
Nel gioco ogni mossa crea vantaggi o svantaggi. Nella vita ogni scelta ne preclude un’altra. Non si può avere tutto: la moglie ubriaca e la botte piena. Una donna e un’altra ancora, cercando un piacere relativo e molte conseguenze negative. Gioca bene chi calcola, si ricorda delle mosse altrui e le prevede. Nella vita la prudenza o l’imprudenza posso essere determinanti. Ne va delle nostre ali.
Ogni tanto si può barare nel giocare a carte. Nella vita il baro dura poco. Non si può vivere sempre con una maschera.
Giocando si può perdere una partita, ma se i punti sono molti, basta il conteggio finale per la vittoria. Nella vita le botte, le disgrazie, la malattia non sono mai le ultime parole che, per il credente, sono sempre “amore”, grazia e resurrezione.
Nel gioco emerge il carattere di una persona: non è indifferente puntare sui bastoni, con l’implicita forza, o sui fiori con l’ineludibile gentilezza, per non parlare dei cuori… Comunque, questo non è rilevante: nel gioco vince chi ha più carte. Nella vita vince chi sa perdere, vince chi non si lascia schiacciare dagli avvenimenti, vince chi si accontenta del gioco della carte o dei divertimenti sani e costruttivi.
O benedetta partita di mio padre, con gli amici che gli davano la possibilità di vincere un amaretto, con la mandorla nel mezzo, da condividere il sabato sera con la moglie e i figli, in attesa del dolce e della preghiera , in preparazione alla liturgia domenicale!>>

Il racconto tratto da questo sito è di un caro amico sacerdote e missionario in Africa per quasi tutta la vita, don Valentino. Cercavo una riflessione sul “tempo“, visto che siamo in Avvento..poi invece ho scelto questa più generale, sulla vita. Credo che valga per i credenti e per in non credenti e spero troviate appunto il tempo di gustarla….

In foto invece vedete delle bacche di mirto comune, che ora sono in alcool (90%) a macerare…anche la preparazione dei liquori in casa richiede del tempo e molta cura…in questo caso, in particolare ho qualche dubbio su come procedere comunque per altri 15 giorni lascio riposare al buio, poi nel frattempo spero di trovare il giusto rapporto tra acqua e zucchero per lo sciroppo. Anzi, aspetto i vostri suggerimenti e vi invito a preparare del liquore digestivo, andiamo incontro alle festività natalizie,credo che ne avremo tutti bisogno!

Alla prossima.

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Autore: Sonia C.

Tutto ciò che viene dalla mia cucina è cresciuto nel cuore (Paul Eluard)

2 thoughts on “Un racconto. Un liquore e il tempo.

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